MARGARET LYNN.
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IL VOLTO DELLA SCONOSCIUTA.
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Titolo originale: See a stranger.
1985. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dorcas Mallory, addormentandosi sa che l'indomani si sposer ma...  solo l'inizio dell'incubo. Il giorno dopo Dorcas  Lisa Landry o no?
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IL VOLTO DELLA SCONOSCIUTA.
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Capitolo primo.
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Non appena mi svegliai, compresi che doveva essere una
splendida giornata: e questo non solo perch avevo la
certezza che sarebbe stata perfetta. Sentivo, infatti, il calore e la luce del sole filtrare attraverso le mie ciglia chiuse e rimasi per un istante cos, immobile, come faccio sempre quando mi sveglio, cosciente dell'esistenza del mondo intorno a me, ma non ancora parte di esso.
Si trattava di un'abitudine infantile che non ero ancora
riuscita a scrollarmi di dosso. A volte - se ero nervosa per un
esame imminente, o pi tardi, durante il periodo terribile in cui
le lettere di Russ non arrivavano mai e l'attesa si faceva
intollerabile - a volte, mi pareva logico rimanere nel dormiveglia,
perch non avevo il coraggio di affrontare la realt.
Ma quel mattino, non avevo bisogno di tenere gli occhi
chiusi: c'era solo la felicit, pronta ad accarezzarmi, come i caldi
raggi del sole. Una felicit straordinaria cantava dentro di me e
mi ripeteva quanto fosse bello, per una donna, vivere, avere
vent'anni e svegliarsi il giorno delle proprie nozze con l'uomo
che amava.
Forse il mio giudizio su Russ non era del tutto obiettivo, ma,
senza dubbio, lui aveva qualcosa di speciale. Mio padre, gli
amici e i conoscenti comuni, i suoi colleghi, tutti insomma, non
potevano fare a meno di sorridere quando lui sorrideva. C'era
un che di magnetico nel suo sorriso.
Ero certissima che dopo dieci, venti, cinquant'anni, sarebbe
stato meraviglioso quanto oggi essere amata da lui. Dividere gli
ultimi anni della nostra vita doveva essere dolce come godere
insieme la giovinezza.
Dorcas Winslow, pensavo. E comandante Russell Winslow e
signora... Rabbrividii di felicit.
Quando non amavo ancora Russ, ignoravo che potesse
esistere tanta felicit al mondo, e anche tanta paura e ansia. Ma
oggi volevo dimenticare la guerra e il terrore angoscioso che mi
afferrava ogni qualvolta immaginavo il possibile arrivo di un
telegramma. Dovevo pensare soltanto alla perfezione di quella
giornata che nulla avrebbe potuto sciupare, meno di tutto il fatto
che, invece di un sontuoso matrimonio, celebrato solennemente
nella nostra chiesa di Aldersford, ci sarebbe stata solo una
cerimonia molto breve a Londra. Io avrei indossato un abito blu
invece di quello bianco, e non avrei avuto damigelle d'onore.
Oltre a pap e ai testimoni, non ci sarebbe stato nessuno con
noi. E, come ricevimento, avremmo avuto soltanto un brindisi
con pap, prima della nostra partenza. Naturalmente, non
partivamo per l'Italia, per la Francia o per la Spagna: ci
saremmo limitati a trascorrere una settimana di luna di miele in
un piccolo cottage vicino ad Aylesbury.
Ma io non avevo bisogno di un viaggio di nozze all'estero, di
ricevimenti e damigelle. Al mio matrimonio, avevo bisogno
soltanto di Russ.
Quanto all'abito blu scuro, sapevo che a Russ sarebbe
piaciuto. Era esattamente il colore che, secondo lui, s'intonava
ai miei occhi. E quella leggera nuvola di tulle 'jianco che avrei
messo sul capo rispondeva perfettamente al suo ideale di
cappello. In realt, quella toilette e quell'acconciatura non erano
state studiate in precedenza, perch noi avevamo deciso di
sposarci alla prima licenza di Russ e, quando la licenza gli era
stata concessa con un certo anticipo sul previsto, non avevamo
saputo resistere alla tentazione di sfruttarla.
Non avrei mai dimenticato il momento in cui avevo risposto
al telefono, due sere prima, mentre credevo che Russ fosse
lontano da me migliaia di chilometri, il momento in cui avevo
udito la sua voce chiedermi se avrei potuto raggiungerlo a
Londra per sposarlo. Non ero riuscita altro che a balbettare:
Oh, Russ, tesoro.
Non posso muovermi di qui fino a domani sera, aveva
continuato lui, ma se tu vieni a Londra ci sposeremo dopodomani
mattina. Cos risparmieremo molto tempo prezioso. Non
te l'ho ancora detto, tesoro, ma, se lo desideri, possiamo avere
in prestito il cottage della vecchia signora Holly, a Bucks. Ne ho
visto una fotografia e mi sembra il luogo ideale per trascorrervi
la luna di miele. Che ne dici, cara? Ti pare che io corra
troppo...?
Non avevo la pi pallida idea di chi fosse la vecchia signora
Holly, e non ero ancora in grado di formulare una risposta
coerente, ma questo non aveva importanza. Non c'era mai stato
bisogno di molte parole fra Russ e me. Ed ora, mentre giacevo a
letto, pensavo che era sempre stato cos per noi, sin dal
principio.
Udivo mio padre muoversi nella stanza da bagno che
divideva le nostre due camere e compresi che sarebbe stato
inutile alzarsi, per il momento. Mi piaceva rimanere l, ancora
un poco, conscia del sole che splendeva perch ne sentivo il
calore sulle ciglia.
Quando avessi aperto gli occhi, la prima cosa che avrei vista
sarebbe stato l'abito blu, appeso fuori dell'armadio, come
l'avevo lasciato la sera precedente. Tutto era gi pronto: la
biancheria, il cappellino bianco e i guanti, le scarpe blu che
avevo trovato con tanta fatica perch si intonassero all'abito, le
calze di nailon avute in prestito, il mio vecchio libro di preghiere
che avrei desiderato portare con me.
Dorcas Winslow. La signora Winslow. In silenzio, continuavo
a ripetermi quelle parole.
Faceva caldo, nella stanza, e io mi accorsi che, durante il
sonno, dovevo essermi liberata di alcune coperte. Strano: la sera
prima, mentre attendevo sul marciapiede della stazione, il
freddo era stato intenso. Poi, quando il treno era arrivato e io
avevo riconosciuto Russ in mezzo ai suoi compagni, le condizioni
del tempo non avevano pi avuto importanza per me. E ogni
altra cosa era improvvisamente scomparsa intorno a noi, non
appena lui mi aveva stretta fra le braccia, ed io avevo sentito la
sua guancia ruvida contro la mia. Il mondo si era fermato, come
accadeva sempre quando Russ mi metteva le mani sulle spalle e
mi guardava negli occhi.
Oh Russ, caro, caro...
E ora, ad un tratto, ero impaziente che il giorno incominciasse.
Sorrisi e aprii gli occhi.
L'abito blu non era appeso fuori dell'armadio.
Questa fu la prima cosa che notai. Poi, quando balzai a
sedere, guardandomi attorno, mi resi conto, con un violento
senso di choc, che la stanza mi era completamente sconosciuta.
Era una stanza ampia e molto elegante, illuminata dal sole
che vi penetrava attraverso due finestre alla mia destra, ma il
legno chiaro e la linea moderna del mobilio mi riuscivano del
tutto nuove. Il tappeto quasi bianco sembrava morbidissimo,
ma, nonostante i ricchi tendaggi e i cuscini rosa, l'atmosfera
della camera mi sembrava straordinariamente fredda. Quello
che mi colp pi d'ogni altra cosa fu il soffitto. Era dipinto in una
sfumatura vellutata di azzurro, simile a quella che assume il
cielo, al tramonto.
Non avevo mai visto un soffitto azzurro, prima di allora, e
non pensavo proprio che mi sarebbe piaciuto averlo nella mia
camera da letto. C'era qualcosa di opprimente in quel soffitto.
Tutto, intorno a me, sembrava uscito dalle pagine patinate di
una rivista di arredamento. Ma nessun oggetto mi era noto,
nemmeno quel paio di pantofole verdi, posate ai piedi del letto,
n la vestaglia buttata sul bracciolo della poltrona vicina.
Certamente, quella non era la stanza d'albergo dove avrei
dovuto svegliarmi. Cercai inutilmente con lo sguardo le mie
vecchie pantofole e la calda, comoda vestaglia che avevo portato
con me, perch faceva freddo quando eravamo partiti, il
mattino innanzi. La nuova vestaglia leggerissima, quasi trasparente,
che avevo comperato per la luna di miele, si trovava
ancora nella valigia.
Ma intorno non c'era traccia delle mie valigie, n dei miei
oggetti da toilette. E nessuna delle bottigliette e delle scatole che
si trovavano sul ripiano della lunga specchiera, mi apparteneva.
Sentivo perfino sprigionare dal mio corpo un profumo che
mi era ignoto, come tutto il resto. Era una fragranza deliziosa,
ma non ricordavo di averla mai usata prima, e decisi che non mi
si addiceva affatto. Quel profumo faceva pensare a una donna
molto sofisticata, o almeno a una donna pi matura di me.
Mi sembrava tutto assurdo e misterioso, ma non ero
particolarmente inquieta. Da un minuto all'altro, certo, avrei
trovata la soluzione del mistero.
Nella beata confusione della sera prima, poteva essere
accaduta qualsiasi cosa, alla quale, forse, non avevo fatto caso.
Ma nulla aveva importanza, purch non fossi in ritardo per il
mio matrimonio. Senza dubbio, pap avrebbe provveduto a che
questo non avvenisse.
Sul tavolino da notte, c'era una sveglia che segnava le sette e
mezzo. Avevo molto tempo davanti a me, per quanto, a
giudicare dal calore del sole, avrei supposto che fosse pi
tardi.
Poi, il mio sguardo cadde su una grande fotografia a colori
incorniciata, posta vicina all'orologio. Raffigurava due donne o,
meglio, una donna e una ragazza. Fu soprattutto la donna ad
attirare la mia attenzione perch nei suoi lineamenti c'era
qualcosa di familiare. Non avevo la sensazione di averla gi
incontrata da qualche parte: anzi, ero certa di non averla mai
veduta, prima d'allora. Eppure, mi ricordava vagamente qualcuno.
Decisi che si trattava di una donna molto piacente. Era pi
che graziosa - l'aggettivo graziosa non le si addiceva - ma
nemmeno bellissima. Aveva un'espressione calma, remota,
indifferente, solitaria; qualunque di queste parole sembrava
esatta. Probabilmente, se quel viso fosse stato un poco pi
animato, lo si sarebbe potuto definire bello.
I lineamenti erano regolari: sopracciglia scure, ben disegnate,
zigomi appena accentuati, naso ben modellato. Ma la bocca
sciupava tutto. Poteva anche darsi che avesse una bella curva,
per non la si notava. Si notava soltanto l'espressione di
malcontento che la deturpava. Forse, era qualcosa di pi che un
semplice malcontento: delusione o infelicit.
Dopo aver fissato la fotografia per alcuni minuti, cambiai
opinione: erano gli occhi che non mi piacevano. Erano occhi
grandi, ben spaziati, di un azzurro profondo e limpido, ma la
freddezza dello sguardo faceva pensare a un carattere ironico e
distante, molto sgradevole, insomma. Ma, forse, se i capelli
fossero stati pettinati pi morbidamente intorno al viso...
Invece, quei capelli fulvi erano respinti all'indietro e dovevano
essere raccolti in un nodo sulla nuca.
No, quella donna non mi piaceva affatto.
La ragazza era molto graziosa, anche se un poco insignificante.
Aveva i lineamenti minuti, la carnagione ambrata e gli
occhi castani, come i capelli folti e ricciuti. Sorrideva appena e,
per quanto i denti non si vedessero, ero certa che dovevano
essere piccoli e straordinariamente bianchi. L'unica macchia
vivace di colore, nel suo volto, era data dalla bocca.
Decisi che, senza dubbio, era la pi bella delle due eppure, la
donna continuava ad attrarre il mio interesse. Mi domandavo
che aspetto avrebbe avuto, senza quell'espressione di freddo
distacco. La studiai intensamente, cercando di penetrare oltre
quell'atteggiamento e giunsi alla conclusione che non si trattava
affatto di una posa. Probabilmente, la donna si disinteressava a
tutto e a tutti.
Fu soltanto allora che notai l'altro letto. Dovevo essere
cieca, se non lo avevo visto prima, perch era separato dal mio
da non pi di un metro, l'ampiezza, cio, del tavolino da notte
che sosteneva la fotografia e l'orologio. I due letti avevano
identiche testate formate da un ampio pannello di broccato
trapunto, azzurro come il soffitto, e identiche coperte di seta
rosa.
Dal suo stato di disordine, era evidente che qualcuno aveva
dormito, nell'altro letto. Mentre lo fissavo, un brivido di freddo
mi percorse, malgrado il calore della stanza.
Come potevo svegliarmi in una camera sconosciuta, e non
possedere alcun ricordo di quando vi ero entrata? E poi, trovai
l'unica possibile spiegazione, quella ovvia: mi ero, naturalmente,
addormentata di nuovo.
Rimasi appoggiata ai cuscini, pensando a quanto possano
essere realistici certi sogni fino a mostrare i pi piccoli particolari
di una stanza, fino a farmi sentire il profumo del mio corpo...
Mi posai le mani sulle spalle, poi sui fianchi e poi sulle
gambe. Allora, feci una sconcertante scoperta. Ero sempre stata
molto sottile, forse troppo magra. Ma adesso, pur essendo
snelli, i miei fianchi erano pi pieni, pi... come dire, maturi?
Toccai di nuovo il mio corpo e mi accorsi che era ancora
saldo e giovane. Senza dubbio, per, le linee quasi da
adolescente si erano riempite. Si erano riempite in un modo
simpatico, decisi, perch avevo sempre pensato che un paio di
chili in pi, distribuiti nei punti giusti, mi avrebbero donato.
Ma, per quanto mi sembrassero estremamente reali, quei
chili in pi sarebbero scomparsi, non appena mi fossi svegliata.
Mi pizzicai un braccio, e in quel momento, mi accorsi d'essere
molto abbronzata.
Eravamo soltanto in aprile. Quell'anno, non avevo ancora
avuto la possibilit di abbronzarmi e la mia carnagione aveva
bisogno di prolungate esposizioni al sole per cambiare colore.
Ma il braccio che ora stavo guardando era gi di un caldo
bruno-dorato.
A un tratto, lo colpii con l'altra mano, piuttosto duramente
perch ero stanca di quel sogno. Volevo svegliarmi, tornare alla
realt, alla mia vita, al mio giorno di nozze.
Poi, fissai sbigottita la fede che portavo all'anulare sinistro.
Non era la fede che avevo scelto con Russ, durante la sua
ultima licenza. Quello era un semplice anello d'oro che
simboleggiava quanto c'era tra noi, e non era un fragile
cerchietto finemente cesellato.
Tentai di sfilarmelo dal dito, ma, per quanto mi sforzassi,
non vi riuscii. Allora, inesplicabilmente, mi parve di odiarlo.
Detestai la sensazione che mi faceva provare anche nel sogno, il
significato di possesso che implicava. E soprattutto odiai la
piccola fascia di pelle per quel sottile avvallamento bianco che,
quando riuscii a scostare un poco l'anello, denunci una
prolungata intimit con quel cerchietto d'oro.
Penso che sia stata quella scoperta a insinuare il primo
dubbio nella mia mente. Il contrasto tra la striscia bianca e
l'abbronzatura della mano era tanto stridente, che feci scivolare
l'anello al suo posto, con una cura quasi infantile e nascosi la
mano sotto le lenzuola, per non guardarlo.
Odiavo tutto ci che aveva a che fare con quella stanza, il
letto disordinato accanto al mio, la donna fredda e distante della
fotografia che, con gesto brusco, voltai dall'altra parte in modo
da non doverla pi vedere. Odiavo un mozzicone di sigaretta nel
portacenere posto sul tavolino che non aveva alcuna ragione di
trovarsi l, dato che io non fumavo. Ma soprattutto, odiavo
quell'anello perch era la cosa pi reale di quelle che mi
circondavano.
Ma, se non si trattava di un sogno, come potevo spiegare il
fatto di essermi svegliata in una camera che non avevo mai visto,
prima, che dal mio corpo mutato si sprigionasse un profumo
diverso dal solito, e che un anello fosse cos intimamente legato
con il mio anulare sinistro?
Era troppo fantastico perch non fosse un sogno. Al
risveglio, ne avrei riso, divertita. E tuttavia, nello stesso istante
in cui lo pensavo, seppi che non avrei riso affatto.
Ho l'impressione che sin d'allora cominciasse a farsi largo in
me un senso di solitudine, e che io avessi incominciato a
rendermi conto che non si trattava affatto di un sogno. Non
riuscivo a capire come o perch, ma non riuscivo neppure pi a
dubitare della sua realt. E tuttavia, quando una porta si apr in
fondo alla stanza, ero ancora impreparata allo choc di veder
entrare un uomo, uno sconosciuto.
Era proprio oltre quella porta che avevo sentito risuonare lo
scroscio dell'acqua, e nemmeno per un attimo avevo dubitato
che mio padre si stesse lavando, sotto il getto della doccia.
Ma quell'uomo, avvolto in un accappatoio bianco, quell'uomo
bruno, dai capelli grigi, ancora umidi, non l'avevo mai visto,
eppure, egli entrava nella mia camera con disinvoltura come se
vi fosse entrato chiss quante altre volte.
Lui non mi rivolse nemmeno una occhiata, mentre si
avvicinava alla toilette e cominciava a spazzolarsi i capelli. Io ero
troppo sbigottita per potermi muovere e parlare. Non riuscivo
nemmeno a sentirmi indignata, ma, a un tratto, mi resi conto
che le lenzuola non mi coprivano abbastanza, tesi una mano e
me le tirai su, fino al collo.
Forse, l'uomo sent il mio sguardo fisso sulla sua schiena,
perch gir il capo e interruppe per un momento la propria
occupazione.
Scusami, ti ho svegliata?, mi chiese, ma io non prestai
quasi attenzione alla sua voce, perch adesso ero certa di
conoscerlo.
Quell'uomo mi appariva pi vecchio di quanto non lo
rammentassi, ma senza dubbio era il fratellastro di mio padre,
assai pi giovane di lui. Io lo conoscevo appena e lo giudicavo,
pi o meno, sulla quarantina. Ricordavo che i suoi capelli erano
appena spruzzati d'argento e non grigi, come li vedevo ora.
Adesso, inoltre, l'accappatoio rivelava un principio di
pinguedine, e il suo viso era solcato da profonde rughe sulla fronte e
intorno alle labbra.
Doveva avere cinquant'anni, eppure, io ero certa di non
essermi ingannata nel riconoscerlo.
Non l'avevo mai visto fino a poco tempo prima. Non
ricordavo dove avesse trascorso la maggior parte del tempo - in
Canada o da qualche altra parte, credo - ma rammentavo che
mio padre lo disapprovava e che a me dispiaceva il suo modo di
guardarmi. Era venuto a casa nostra solo un paio di volte, e
senza essere invitato da pap, che lo trattava con fredda
cortesia. Ci aveva telefonato all'albergo proprio la sera prima e,
per quanto pap avesse cercato di tenerlo alla larga, era venuto
a trovarci e aveva cenato con noi. A tavola, non mi aveva quasi
mai tolto gli occhi di dosso.
Non mi era piaciuto allora e non mi piaceva nemmeno
adesso. Per questo, non gli risposi. Ero troppo sbigottita dalla
sua presenza nella camera da letto e dal suo atteggiamento da
padrone. Assurdo, semplicemente assurdo. Era gi una sensazione
incredibile quella di svegliarsi in una stanza sconosciuta,
senza ricordare come ci fossi entrata, ma il fatto che Charles
Landry la occupasse...
Guardai con gli occhi dilatati il letto vicino al mio. Possibile
che avesse dormito l?
Continuavo a fissare la sua schiena mentre lui finiva di
spazzolarsi i capelli. Di tutte le domande che mi si affollavano
alla mente ce n'era soltanto una che avrei potuto formulare con
un po' di buon senso, ma non osai farlo.
Se quell'uomo non mi avesse guardata, se non mi avesse
parlato, forse avrei potuto convincermi che mi trovavo in quella
stanza per errore. Ma lui aveva accettato la mia presenza con
tanta naturalezza...
In realt, non era affatto un mio parente. Anche se io non
fossi stata soltanto una figlia adottiva, mio padre e Charles
Landry erano rispettivamente il frutto del primo matrimonio di
un uomo e di una donna che, poi, rimasti vedovi, si erano
sposati tra loro.
Credevo che Charles avesse una quindicina d'anni meno di
pap, ma l'uomo che vedevo ora doveva avere la sua stessa et.
Non mi era sembrato giovane, la sera precedente: una persona
di quarant'anni non sembra giovane a una ragazza che ne ha
solo venti, ma ero certissima che non aveva quell'aspetto
attempato.
La vista di lui mi procurava un senso di malessere e di
avversione che non credo avesse a che fare con il suo modo di
guardarmi, sebbene nemmeno quello mi piacesse. Non potevo
neppure dire che si trattasse di un'avversione reciproca, perch,
evidentemente, lui non la condivideva. Ma di una cosa ero
certa: Charles era l'ultima persona al mondo che desiderassi
trovare nella mia stanza.
Nella mia stanza? Era estremamente difficile formulare una
protesta indignata, quando non avevo neanche la pi pallida
idea di quale di noi due fosse l'intruso. Non sapevo nemmeno
come rivolgergli la parola.
Mi sentivo accaldata, con le coperte tirate fino al collo, e
cominciavo a preoccuparmi per l'ora. Quando avevo spostato la
fotografia, avevo smosso anche la sveglia, e cos non potevo pi
vederne il quadrante. Ma sapevo che doveva essere trascorsa
pi di un'ora da quando mi ero svegliata, alle sette e mezzo.
Non volevo affrettarmi, quella mattina. Volevo fare toilette con
calma per apparire veramente bella agli occhi di Russ.
Se almeno pap fosse comparso. Dovunque mi trovassi, non
potevo credere che lui fosse lontano da me. Se fosse entrato e
avesse potuto spiegarmi tutto... Ma non pretendevo nemmeno
tanto! Sarebbe stato sufficiente, per me, che lui fosse entrato e
mi avesse detto di affrettarmi, per non fare aspettare Russ.
Allora, la giornata avrebbe avuto finalmente un principio.
Quando udii bussare alla porta, ero certa che si trattasse di
pap, ed esclamai, un poco ansante: S, s, avanti. Neppure
per un attimo, pensai a come avrebbe reagito lui, vedendo
Charles Landry spazzolarsi i capelli davanti alla mia toilette.
Invece, entr una donna anziana e magra, che indossava un
abito austero dal colletto alto: un abito di un grigio identico a
quello dei suoi capelli. Nel guardarla, ebbi la sensazione che il
suo carattere fosse incolore quanto l'aspetto fisico.
Quando udii Charles Landry dire con disinvoltura: Buon
giorno, miss Rose, dovetti soffocare una piccola esclamazione
di stupore. Rose mi sembrava un nome assurdo per una donna
di quel tipo.
Lei reggeva il vassoio del t che pos sul tavolino accanto al
mio letto. La fissavo ansiosamente. Nel vedermi l, il suo viso
avrebbe dovuto senza dubbio tradire qualche emozione: sorpresa,
disgusto, ironia. Non poteva accettare la mia presenza come
una cosa naturalissima.
E invece, lei l'accett.
Buon giorno, signor Landry. Buon giorno signora Landry,
disse con calma. Aveva una voce fredda e incolore.
La guardai inorridita, mentre versava il t. Signora Landry,
aveva detto. Signora Landry.
Le ho portato io il t, questa mattina, soggiunse. Come
pu immaginare, siamo molto occupati in cucina, oggi. La cuoca
avrebbe bisogno che lei le desse le ultime istruzioni, appena ne
avr il tempo.
Mi offr la tazza del t: l'infuso era liscio, senza zucchero,
senza latte. La guardai con disgusto. In quel momento,
desideravo quasi disperatamente bere il t, ma lo volevo col latte
e con lo zucchero. Quando la donna si allontan dal mio letto
per portare una tazza a Charles Landry, tesi una mano e mi
servii generosamente dell'uno e dell'altro. Sollevai lo sguardo e
vidi che lei mi osservava con disapprovazione.
Non ha mai messo zucchero e latte nel t, signora Landry,
mi disse con aria quasi offesa.
Be', sapr io come mi piace il t, pensai indignata. Questa
mi sembra una casa di pazzi...
Bevvi un sorso, e subito feci una smorfia, non appena il
liquido dolciastro mi tocc il palato. La donna continuava a
osservarmi; quando posai la tazza sul tavolino, mi parve che
fosse profondamente soddisfatta, ammesso che il suo viso
potesse registrare un'emozione.
Charles Landry stava dicendo: Non far qui la prima
colazione, miss Rose. Ho fretta di uscire. Prender un sandwich
in citt. E, a proposito, non vorrei disturbare miss Joanna,
adesso.
Miss Joanna  gi alzata, signor Landry. Le ho detto che
avrebbe fatto meglio a riposare ancora un po', dato che questa
sar una giornata molto faticosa per lei.
Oh, i giovani sono tutti uguali. Devono sempre essere
sulla breccia. Faccia in modo che tutta la mia roba sia pronta
per quando torno, miss Rose. Non avr molto tempo da
perdere, e Joanna non mi perdonerebbe mai se fossi in
ritardo.
Charles Landry era uscito da un'altra porta, mentre stava
ancora parlando, e aveva pronunciato le ultime parole quando
era gi sulla soglia. Dietro le sue spalle, intravidi la stanza pi
piccola nella quale lui entrava.
Pochi minuti dopo, mentre io stavo ancora riflettendo sul
modo pi opportuno per interrogare miss Rose, che stava
riordinando la camera, lui rientr, completamente vestito. La
donna fece l'atto di allontanarsi, ed egli la segu fino alla porta,
fermandosi solo un istante per lanciarmi una breve occhiata
inquisitrice.
Stai bene, Lisa? Sei molto pallida, disse. Tutti questi
preparativi ti hanno affaticata, immagino, ma poi potrai prendertela
comoda. Sar a casa il pi presto possibile.
Lisa. Signora Landry. Lisa.
Erano tutti pazzi... Come potevano accettare la mia presenza
con tanta naturalezza, chiamarmi Lisa e signora Landry?
Forse mi avevano confuso con qualcun'altra? Come era possibile
che un'altra donna mi somigliasse tanto, da far s che
nessuno di loro distinguesse alcuna differenza tra noi? E ad ogni
modo, come potevo io, Dorcas Mallory, trovarmi nella situazione
di poter essere confusa con quella sconosciuta Lisa Landry?
Ma, evidentemente, l'errore era avvenuto: di questo ero
sicurissima. Non sarei rimasta l un minuto di pi. Chiunque
fosse la persona per la quale mi avevano presa, io sapevo chi
ero, e sapevo dove andavo.
Dovevo trovare mio padre e Russ.
L'orologio segnava le otto meno dieci: certo, si era fermato.
Non era possibile che fossero trascorsi appena venti minuti dal
momento in cui avevo aperto gli occhi.
Ma la sveglia ticchettava, e le lancette si muovevano, mentre
io le osservavo. Be', tanto meglio. Non avevo idea di dove mi
trovassi, ma ero ben decisa a non arrivare in ritardo al mio
matrimonio.
Scesi dal letto, affondando i piedi nel folto tappeto bianco.
Decisi di non usare quelle pantofole verdi, che non mi
appartenevano e cercai inutilmente le mie. Comunque, il
tappeto era morbido e pi caldo delle pianelle.
Dalle finestre aperte, entrava l'aria calda, profumata. Non
avevo mai visto un aprile cos mite, prima di allora.
La vista che si godeva dalle finestre mi era ignota, ma senza
dubbio piacevole. La casa doveva essere situata in una zona
signorile. E il giardino che la circondava era molto ben tenuto,
sfavillante di colori. In fondo, c'era una piscina.
Non mi soffermai ad ammirare il panorama. Ero decisa ad
andarmene, ma prima volevo fare un bagno, nel timore di non
averne il tempo, quando fossi ritornata all'albergo.
Ero contenta di poter eliminare da me quel profumo
sconosciuto ma ancora una volta provai un senso di malessere,
notando degli strani mutamenti avvenuti nel mio corpo. Ero
davvero meno sottile della sera innanzi, oppure si trattava di un
frutto della mia immaginazione? Ma certo, non stavo immaginando
l'anello che portavo al dito: per quanto tentassi di
togliermelo, aiutandomi col sapone, non vi riuscii.
Ritornai nella camera da letto, avvolta in uno dei grandi
accappatoi, e cercai inutilmente le mie valigie e i miei vestiti: tutto
quello che mi apparteneva sembrava essersi volatilizzato.
Le porte scorrevoli che ricoprivano tutta una parete della
stanza si schiusero per mostrarmi una lunga fila di abiti. Mentre
li passavo in rassegna, per quanto con riluttanza, notai che non
c'era nemmeno un oggetto che mi appartenesse.
Allora, invasa da una collera improvvisa, suonai il campanello.
Non mi importava che fossero tutti pazzi, in quella casa,
n mi importava il fatto che io non avessi il diritto di trovarmi l.
Volevo riavere i miei abiti.
Mi aspettavo di vedere comparire miss Rose, ma questa
volta fu una ragazza a entrare. Era una ragazza giovane,
dall'aria poco intelligente. Le dissi, in tono brusco: Mi vuol
portare i miei abiti, per favore?.
Quella domanda non sembr risvegliare la sua intelligenza.
Rimase ferma sulla soglia, e dietro alle sue spalle riuscii a
distinguere un pianerottolo ricoperto da un tappeto verde
pallido, con un basso tavolo sul quale era posto il pi grande
vaso colmo di rose che avessi mai visto. Assurdamente, mi chiesi
quanto fossero potute costare quelle rose, in aprile.
Quali vestiti, signora?, replic la ragazza.
I miei, dissi, con tutta la pazienza che avevo ancora in
serbo, quelli che indossavo ieri sera quando sono arrivata.
Lei mi addit il guardaroba e io scossi il capo.
Non c' nulla di mio in questa stanza, dichiarai. Ma,
evidentemente, non riuscii a convincerla, perch la ragazza
cominci a far scorrere gli abiti sul bastone di metallo che li
reggeva. La osservai, con irritazione crescente, finch lei non ne
trasse un morbido abito giallo, e me lo porse.
Ecco quello che indossava ieri sera, esclam.
Presi l'abito e lo gettai sulla sedia pi vicina. Le dispiacerebbe
chiedere a miss Rose di venire qui?, dissi. Per lo meno,
miss Rose mi era sembrata intelligente.
Mi sembr che trascorresse molto tempo prima di sentir
bussare alla porta. Quando la vidi, notai che miss Rose era
grigia e incolore come prima.
Mi dispiace di averla fatta aspettare, signora Landry,
disse. Stavo telefonando al ristorante. Come sa, avevano
promesso che qualcuno dei loro camerieri sarebbe arrivato alle
otto e adesso sono gi le otto e un quarto.
Soffocai l'impulso di replicare che non avevo la pi pallida
idea di che cosa stesse parlando e che io non ero la signora
Landry. Ero impaziente di andarmene da quella casa.
Desidero i miei abiti, dissi.
S, signora Landry. Quale in particolare?
Quello che indossavo ieri sera. Lanciai un'esclamazione
impaziente mentre lei andava a esaminare il contenuto dell'armadio.
Non sono l dentro, esclamai.
Lei si volse e il suo sguardo cadde sull'abito giallo.
Oh, eccolo, disse.
Non  mio, ribattei, con tutta la calma che mi riusc di
raccogliere.
 quello che indossava ieri sera, insistette miss Rose.
Non l'ho mai indossato in vita mia, gridai indignata.
Lei mi lanci una strana occhiata, e poi mi chiese, paziente:
Che cosa ritiene di aver indossato ieri sera, signora Landry?
Un tailleur di tweed, risposi, e un soprabito della stessa
stoffa.
Un tailleur di tweed? E un soprabito?
Be', perch no?, chiesi. Era una serata molto fredda.
Miss Rose continuava a osservarmi con uno sguardo strano e
penetrante. Per un attimo, fui tentata di chiederle in quale casa
mi trovassi e come vi fossi arrivata, ma poi decisi di non farlo.
Era evidente che non intendeva restituirmi l'abito di tweed:
dunque, sarebbe stato meglio liberarmi al pi presto di lei.
Penso, disse la donna, che dovrebbe riposare ancora un
po', signora Landry. Queste ultime settimane devono essere
state estremamente faticose per lei. Probabilmente, risente dello
sforzo.
S, far come dice lei, miss Rose, risposi, sempre per
indurla ad allontanarsi.
Ebbi l'impressione che ne fosse sollevata. Dopo aver
raccolto l'abito giallo, lo riappese nell'armadio. Se ne avr il
tempo, quando avr finito con miss Joanna, verr ad aiutare lei
a vestirsi, disse.
Le lanciai il pi dolce dei sorrisi. Molto gentile da parte
sua.
N il sorriso n le parole dovevano suonare troppo sincere.
Mentre si dirigeva alla porta, miss Rose soggiunse: Ha bisogno
di qualcos'altro, signora Landry?.
No, replicai, e poi non riuscii a trattenere l'impulso di
aggiungere: Soltanto, non mi piace che lei continui a chiamarmi
signora Landry.
Molto bene, signora, rispose la donna con calma, e
usc.
Esaminai la lunga fila di abiti e non ebbi difficolt a scegliere
quello da indossare. Ce n'era uno di lino color crema molto
semplice, che mi sembrava l'ideale per una giornata cos calda.
Lo posai sul letto e presi a cercare nei cassetti qualche capo di
biancheria. Chiunque sia la donna alla quale appartengono tutte
queste cose, pensai, deve essere ricca, molto ricca.
La cosa buffa era che tutto mi andava alla perfezione, come
se fosse stato fatto su misura per me. Le scarpe di pelle
finissima, col tacco alto, sembravano modellate sui miei piedi e
l'abito di lino aderiva perfettamente al mio corpo.
Non mi piaceva usare gli oggetti da toilette di qualcun altro,
ma non potevo farne a meno. Mentre attraversavo la stanza,
sentivo ancora aleggiarmi intorno il profumo che mi aveva
colpito, al risveglio. Aprii il primo cassetto e frugai in mezzo ai
cosmetici finch non trovai un rossetto e della cipria che mi
sembravano adatti a me.
Nessuno pu applicarsi il rossetto sulle labbra senza uno
specchio. Quella fu la prima volta in cui lanciai un'occhiata al
mio viso.
Continuai a guardarlo, a guardarlo, il rossetto mi scivol
dalle dita e cadde rumorosamente sul vetro della toilette perch il
viso che mi appariva riflesso nel cristallo era quello della donna
fredda e sdegnosa che avevo visto nella fotografia.


Capitolo secondo.

Mi sentivo come intorpidita: l'immagine della donna si
sfocava davanti a me e quasi ne ero contenta. Non volevo
guardarmi allo specchio e incontrare quel volto.
Volevo vedere me stessa nel cristallo: una ragazza di
vent'anni, con i capelli biondo cenere, ondulati, sciolti intorno al
viso, fin quasi alle spalle, gli occhi azzurri luminosi e colmi della
gioia di vivere, e una bocca ridente. Non ero io quella donna
sulla trentina avanzata, con i capelli castani quasi lisci, gli occhi
freddi, e la bocca dalla piega scontenta.
Ma il senso di malessere scomparve e il volto della sconosciuta
fu di nuovo l, nello specchio, davanti a me, e, sebbene i
suoi occhi non avessero pi uno sguardo indifferente, ma fossero
spalancati dalla paura e dallo stupore, era pur sempre quello
della donna raffigurata nella fotografia.
Sollevai una mano tremante, mi toccai le guance e vidi che la
donna riflessa nello specchio faceva altrettanto. Ravviai i capelli
rosso castani con dita incerte e la donna dello specchio scopr
qualche capello grigio, nel compiere quel gesto.
Sapevo, ormai lo sapevo che non stavo guardando Dorcas
Mallory. Dorcas Mallory non aveva nulla in comune con quella
donna, delusa dalla vita.
Eppure, io ero Dorcas Mallory. Ero giovane, viva, felice, o
meglio lo ero stata finch non avevo visto riflesso nel cristallo il
volto di quella sconosciuta, e lo sarei stata di nuovo non appena
questo spaventoso mistero si fosse spiegato.
Sedetti sulla poltroncina e la donna che mi stava di fronte
fece altrettanto. Dunque, era questa la sua stanza e quelli i suoi
abiti, il suo profumo? Era Lisa Landry, e che cosa era accaduto
perch la sua bocca si piegasse in quella smorfia sdegnosa e
perch il calore sparisse dai suoi occhi?
Mi protesi verso lo specchio, e mi accorsi che quel volto era
un poco mutato. Trascorse qualche minuto prima che mi
rendessi conto che questo avveniva perch l'espressione del mio
sguardo si rifletteva nel suo, annullandone l'indifferenza.
A un tratto, sorrisi: un sorriso gaio, spontaneo perch, per
un breve istante, mi divert l'idea di sapere che io potevo
modificare l'espressione di quel viso cos come un burattinaio
pu modificare le pose di un burattino.
La donna era piacente: non potevo negarlo. Col sorriso che
la trasfigurava, possedeva tutta quella bellezza che avevo sentito
latente dietro la sua maschera. Ma non desideravo sorridere,
e non mi preoccupai che il viso dell'estranea riacquistasse
l'espressione abituale. Se desiderava apparire annoiata e cinica,
lo facesse pure.
Quello che mi preoccupava era di fare in modo che Dorcas
Mallory arrivasse in tempo alla cerimonia del suo matrimonio.
Mi incipriai in fretta il viso, mi passai un pettine fra i capelli e
usai del rosso per le labbra. Mi accorsi che, inconsciamente,
senza nemmeno guardare, avevo pettinato i capelli
acconciandoli esattamente secondo lo stile che aveva l'immagine fotografica.
Non mi rallegr affatto notare con quanta naturalezza
avessi compiuto quel gesto, perch si trattava di una di quelle
pettinature semplicissime, che, tuttavia,  molto difficile realizzare,
a meno che non si sia abituati a farlo.
Ero profondamente irritata con me stessa. Non mi ero mai
pettinata cos in tutta la mia vita. La moda voleva che i capelli
scendessero lunghi fino sulle spalle e io la seguivo fedelmente.
Passai di nuovo il pettine tra i capelli, scompigliandoli con
infantile soddisfazione, e poi chiusi gli occhi mentre tornavo a
pettinarli. Quando li riaprii, constatai che, automaticamente, li
avevo riacconciati come prima.
Gettai con tanta violenza il pettine sulla toilette che esso
cadde sul pavimento. Con la punta del piede, lo feci ruzzolare
dietro un mobile.
Adesso, provavo una snervante sensazione di solitudine,
desideravo con tutto il cuore Russ e pap, il senso di familiarit
che mi procurava la mia camera da letto, e perfino l'impersonale
atmosfera della stanza d'albergo. Qualunque cosa mi fosse nota
e non avesse nulla a che fare con quell'ambiente troppo
lussuoso, mi avrebbe permesso di riafferrare la meravigliosa,
intensa felicit di sapere che, tra poco, avrei sposato Russ.
Ma non sapevo nemmeno dove mi trovavo, e tutti, in
quella casa, mi sembravano pazzi. Inoltre, sia pure in modo
incomprensibile, io ero identica alla donna della fotografia.
Qualcuno, pensai, doveva pur sapere che ero arrivata soltanto
la sera precedente, doveva aver nascosto i miei indumenti e la
mia borsetta contenente una forte somma di denaro. Probabilmente
avrei avuto bisogno di quel denaro, per tornare a
Londra.
Fu allora che notai il telefono posato sul tavolino da notte.
Sedetti sul letto che avevo occupato recentemente e lo fissai.
Il cartellino inserito nell'apposito minuscolo riquadro, al centro
dell'apparecchio, portava la scritta: Chadwell St. John 26.
Quell'indirizzo non mi disse nulla.
Sollevai il ricevitore. Trascorsero parecchi minuti per ottenere
dall'ufficio informazioni il numero telefonico dell'albergo
dove ero scesa la sera innanzi. Nell'attesa, tamburellai nervosamente
con le dita il ripiano del tavolino. Infine, all'altra
estremit della linea, una voce disse gentilmente: Hotel
Darlton. Buon giorno.
Per un istante, mi sentii tanto felice di essere riuscita a
riannodare i contatti col mio mondo, che non riuscii a parlare.
Era meraviglioso pensare che, entro pochi secondi, avrei parlato
con mio padre e che lui avrebbe sistemato tutto, eliminando
ogni mistero.
Potrei parlare col signor Mallory, per favore?, chiesi, e
aggiunsi in fretta: camera numero cinquantasette.
Attesi, impaziente. Intanto, osservavo le scarpe costose,
probabilmente fatte a mano, che portavo. Udii qualcuno
sollevare il ricevitore ed esclamai, eccitata: Ciao, pap! Per
amor del cielo, dimmi subito che cosa ...
La voce che aveva risposto prima m'interruppe. Spiacente,
ma nessun signor Mallory  sceso al nostro albergo.
In tono indignato replicai: Ma certo, c'. Si trova nella
camera cinquantasette.
Non si trova in alcuna camera, signora. Qui non c' un
signor Mallory.
Ci deve essere, insistetti. Siamo arrivati insieme ieri
pomeriggio. Io sono la signorina Dorcas Mallory, e occupavo la
stanza cinquantacinque.
Mi scusi, signorina, ma nessuno che porta un simile nome 
sceso qui. Forse, lei confonde quest'albergo con un altro.
Ma non sto parlando col Darlton? No, non mi sono
sbagliata. Controlli il registro. Siamo arrivati soltanto ieri
pomeriggio. La prego, controlli.
Mi sembr di udire il sospiro della centralinista. Dopo una
nuova attesa, la voce gentile ripet: Mi dispiace, signorina...
Ma dovete avere registrati i nostri nomi. So che il portiere
l'ha fatto. Me ne ricordo benissimo. Si scrive: M-a-l-l-o-r-y...
Le mie insistenze furono inutili. Infine, riagganciai bruscamente
il ricevitore. Poi, mi dissi che, forse, sarei riuscita a
trovare del denaro nella stanza.
Trovai parecchie banconote in un cassetto, ma non le contai.
Dal rotolo, presi soltanto cinque biglietti, sperando che potessero
bastarmi per arrivare fino a Londra.
Quando chiusi dietro di me la porta della camera da letto,
provai un vago senso di soddisfazione. Il profumo del grande
vaso colmo di rose mi segu, mentre attraversavo il pianerottolo
avviandomi verso le scale.
Al piano terreno, c'era un atrio ampio ed elegante, con una
parete di cristallo, che dava sul giardino radioso di sole. C'erano
fiori dappertutto: rose, garofani, piselli odorosi disposti con
gusto sicuro in vasi e cestelli. La domestica che, poco prima,
aveva risposto alla mia scampanellata, stava deponendo un altro
cesto su un tavolo.
Attesi che lei si fosse allontanata, prima di scendere,
camminando in punta di piedi sul folto tappeto verde. Quasi
tutte le porte che davano sull'atrio erano aperte, e da l potei
ammirare un moderno salotto-bar con un banco per cocktail e
alti sgabelli ricoperti di cuoio rosso, e pareti sfavillanti di specchi.
Attraverso un'altra porta, vidi una stanza luminosa di sole,
arredata con molte poltrone dai colori vivaci, rosse blu e verdi.
Anche l erano sparsi dovunque vasi e cestelli colmi di fiori.
Ero quasi riuscita a raggiungere la porta aperta sul giardino,
quando udii, proprio dietro di me, una voce che esclamava:
Signora Landry?.
Sussultai. Per via del tappeto tanto soffice non avevo sentito
Rose avvicinarsi. I suoi occhi grigi e scialbi mi osservavano con
curiosit.
Pensavo che avrebbe riposato ancora un po', signora
Landry, disse.
La sensazione d'essere un'intrusa, in quella casa, e lo
sguardo attento, scrutatore della donna, mi turbarono al punto
da farmi balbettare. S, cio, no... Non avevo voglia di
riposare, replicai in fretta, senza guardarla.
Ha una giornata faticosa davanti a s, signora. Dir alla
cuoca che  pronta per la prima colazione e...
No, la interruppi, no, non desidero mangiare.
Via, signora Landry...
Chiss come, Rose riusc a farmi attraversare di nuovo
l'ingresso. Non so come, perch non mi tocc nemmeno, ma
avevo la sensazione che non avrei potuto resisterle.
Non desidero davvero la prima colazione..., dissi ancora,
ma debolmente.
Deve prendere qualcosa, se non altro la sua solita fettina di
pane abbrustolito, replic lei con fermezza, guidandomi in una
sala da pranzo dalle pareti luminosamente gialle, con un tappeto
color pavone, e sedie e tende color arancio bruciato.
Ero come stordita da quei colori vivaci. Non avevo mai visto
nulla di simile, prima d'ora, e francamente quello stile modernissimo
non mi piaceva.
Apprezzai, invece, il bellissimo servizio di porcellana e
l'argenteria che erano disposti sul tavolo, ricoperto di una
tovaglia di pizzo.
Ferma accanto alla porta miss Rose mi invit a sedere, e io
obbedii, sebbene provassi un senso di collera, un desiderio di
ribellione. Lei suon un campanello e rimase l, impassibile,
fino a che una domestica, un'altra ragazza questa volta, non
mi ebbe portato del t caldo, dei toast e della marmellata.
Non desideravo mangiare. Miss Rose sosteneva che qualche
fettina di pane abbrustolito costituisse la mia normale prima
colazione, ma si sbagliava. A me piacevano le uova col
prosciutto e in dose molto abbondante.
Ma quella non era una giornata normale, ed io sbriciolai il
pane sul piatto. Poi, sempre sotto lo sguardo penetrante della
donna, mi versai una tazza di t. Soltanto mentre lo bevevo,
gustandolo, mi resi conto che non vi avevo aggiunto n zucchero
n latte. Osservai quell'infuso forte, spiacevolmente scuro, e
l'assaggiai di nuovo. Eppure mi piaceva.
Lanciai a miss Rose un'occhiata significativa, sperando che
se ne andasse, ma lei non si mosse. Aveva veramente l'aria di
una carceriera, ferma l, con l'espressione impassibile. Io
continuai a sbriciolare il pane, a farne palline, e a muoverle per il
piatto.
Infine, miss Rose disse: Se desidera vedere la cuoca,
signora Landry....
No, non lo desidero e non sono la signora Landry,
replicai. Respinsi la sedia e aggiunsi bruscamente: Grazie per la
colazione che non desideravo affatto. Ora me ne vado subito.
Lei mi guard, sbigottita, e tese una mano come per
fermarmi: Provati soltanto a toccarmi, vecchia intrigante
pensai. Se l'avesse fatto, le avrei dato uno spintone, e l'avrei
sbattuta fuori dalla porta-finestra con piacere. Probabilmente
avrei messo in atto il mio proposito perch avevo la certezza che
lei intendeva impedirmi di uscire mentre io ero decisissima ad
andarmene. Invece, in quel momento, ci raggiunse qualcuno.
Fu la ragazza della fotografia a entrare. Indossava una
maglietta di cotone e shorts cortissimi che rivelavano le gambe e
le braccia molto abbronzate. Aveva i denti bianchissimi,
esattamente come io prevedevo, ma era pi piccola di quanto
non mi sarei aspettata, e pi fragile.
Anche lei doveva essere come tutti gli altri, in quella casa.
Infatti, mi disse con voce tranquilla: Salve, Lisa. Poi, prese
una grossa mela dal cestello colmo di frutta che si trovava sulla
tavola. L'addent e aggiunse: Mi pareva che Rose avesse detto
che non ti saresti alzata subito, perch non ti sentivi molto
bene.
Aprii la bocca per dire qualche cosa - non so nemmeno che
cosa - ma prima che avessi potuto farlo, miss Rose dichiar:
Credo che sua madre non stia troppo bene oggi, miss Joanna.
Non ha fatto colazione e sono certa che...
La fissai sbalordita. Poi, proruppi, con veemenza. Lei 
pazza. Siete tutti, tutti pazzi qui...
Mi resi vagamente conto della espressione costernata apparsa
sul volto di entrambe, ma continuai a ripetere, ansando:
Pazzi... pazzi... Infine, passai davanti a loro e corsi fuori dalla
porta-finestra.
Udii miss Rose chiamarmi, allarmata, e subito dopo i passi
della ragazza che m'inseguiva, ma continuai a correre sui prati
verso il punto in cui vedevo la curva della strada. Mentre
correvo mi resi conto che avevo dimenticato di prendere la
borsetta col denaro, tuttavia non me ne preoccupai. Non mi
preoccupavo di nulla, in quel momento. Volevo soltanto fuggire
da quella casa d'incubo e dai suoi abitanti.
Non sapevo nemmeno dove si trovasse Chadwell St. John, a
che distanza fossi da Londra e come avrei potuto raggiungerla,
ma certo sarei riuscita ad arrivare in citt a piedi se fosse stato
necessario.
Per giungere sulla strada dovevo attraversare delle
aiuole fiorite colme di fiori gi sbocciati. Le avevo appena
superate, quando mi fermai di colpo e mi volsi osservandole
incredula. Poi, tornai indietro lentamente. No, non mi ero
sbagliata.
Non ci si pu assolutamente confondere quando si vedono
quelle enormi dalie, di qualit rara. Non mi erano mai piaciute,
per il loro aspetto troppo appariscente, ma non le avevo mai
odiate con tanta intensit come in quel momento. Fu allora che
incominciai veramente a sentirmi male.
Quando rientrai in casa, mi accorsi che miss Rose e Joanna
stavano per venirmi incontro, ma qualcosa le arrest: forse la
mia espressione, non so.
Su una cassapanca, avevo notato una pila di giornali del
mattino non ancora toccati. Li avevo osservati mentre bevevo il
t, ma non li avevo aperti. Adesso ne aprii uno. Del resto, non
sarebbe stato necessario farlo: avevo gi capito la verit nel
vedere le dalie. In vita mia, non avevo mai visto delle dalie in
fiore, al principio di aprile.
La data era quella del mese di agosto, come avevo
immaginato. Quello che non avevo immaginato, invece, era che
la data fosse: agosto, 1959.
Da una distanza enorme mi sembr di udire qualcuno
chiamarmi: Signora Landry... Signora Landry... Ma quelle
parole non avevano alcun significato per me. Non credevo ci si
potesse sentire tanto male.
Vedevo miss Rose e quella ragazza, Joanna, aggirarsi
intorno a me inquiete. Sapevo benissimo chi erano, le riconoscevo
perfettamente. Eppure, mi sembrava di guardarle dalla
parte sbagliata di un cannocchiale: come se una grande distanza
mi dividesse da loro. Entrambe cercavano di avvicinarsi a me,
come se camminassero in una galleria. Chiusa nella stessa
galleria io mi divincolavo, ma per ogni centimetro che arretravo,
pareva che loro ne guadagnassero due.
Lasciatemi sola... lasciatemi sola..., stava dicendo qualcuno.
Poi compresi che quella era la mia voce, alterata dallo
sgomento.
Se avessi potuto andarmene e fuggire, fuggire lontano... Ma
dove? A chi potevo ricorrere? A pap e a Russ che mi
aspettavano a Londra, il giorno del mio matrimonio? Non era
possibile che mi attendessero, ora. Io ero in ritardo di quindici
anni. Quindici anni... Quindici anni... quelle parole mi martellavano
la mente, ossessive. Un violento senso di nausea mi
strinse la gola. Poi esso scomparve e mi accorsi che una delle due
donne - credo miss Rose - si era avvicinata e cercava di farmi
bere il contenuto di un bicchiere.
Sentii un forte odore di brandy : se miss Rose pensava di
riuscire a farmelo inghiottire, si sbagliava di grosso. Io detestavo
intensamente l'odore stesso di quel liquore. Ma lei ebbe la
meglio. Quando aprii la bocca per dirle che stava perdendo il
suo tempo, riusc a farmene bere un sorso.
Subito, rimasi stupita, accorgendomi che il brandy non mi
dispiaceva affatto. Lo deglutii e accettai perfino di vuotare fino
in fondo il bicchiere. Sarebbe stato meglio se l'avessi rifiutato:
dopo alcuni minuti, infatti, il liquore riusc a sciogliere un poco la
sensazione di gelo che mi irrigidiva, ma dissip anche quella
specie di torpore che mi stava proteggendo.
Quando esso svan mi trovai esposta alla fantastica realt di
un incubo dal quale non c'era possibilit di risveglio e che mi
faceva impazzire. Annaspavo senza speranza in mezzo a una
terrificante confusione di idee.
Udii miss Rose affermare: Sua madre  malata, miss
Joanna. Penso che dovremmo chiamare un medico.
Scossi vivacemente il capo. No, no!, gridai.
Sarebbe meglio, signora Landry. Sono certa che se il signor
Landry...
Aveva frainteso il mio diniego. Voglio dire che non sono
sua madre, esclamai, con tono appassionato. Come potrei
esserlo? Lei ha quasi la mia et...
Joanna guard la donna, allibita. Penso che tu abbia
ragione, Rose. Dobbiamo chiamare un dottore. Telefoner...
No protestai. Lasciate che me ne vada.
Ma dove volevo andare? Anche mentre lo affermavo a
parole, l'inutilit di quella dichiarazione mi agghiacciava. Non
mi ero mai sentita tanto sola.
Voglio andare a casa, insistetti, tuttavia. Vi prego,
lasciatemi andare a casa.
Prima, deve riposare un po' signora Landry, disse miss
Rose, e poich io facevo un altro gesto di protesta, aggiunse, con
tono paziente, comprensivo: Poi la lasceremo andare a casa.
Sapevo che stava mentendo. La sua promessa doveva servire
soltanto a tranquilizzarmi. Ma se lei voleva giocare d'astuzia
altrettanto avrei fatto io.
Adesso mi riposer, dissi, ma voi dovete promettere di
non chiamare il dottore. Non sono ammalata...
Non credo che Rose si fidasse di me: comunque, sia pure
con riluttanza, cedette. Dopo avermi accompagnata in camera,
accost le tende contro la luce intensa e mi rimase accanto,
mentre io mi toglievo le scarpe e mi stendevo sul letto, senza
preoccuparmi che l'abito di lino si sgualcisse.
Rimasta sola, attesi dieci minuti prima di alzarmi. Poi, andai
in punta di piedi alla porta e l'aprii silenziosamente. Lei si
trovava l fuori, esattamente come avevo previsto, e i suoi occhi
scialbi incontrarono i miei occhi con uno sguardo carico di
sospetto.
Desidera qualche cosa, signora Landry?. chiese. Io le
chiusi la porta in faccia e tornai a sdraiarmi sul letto.
Rose si comportava come una carceriera, ma, per il
momento questo non mi preoccupava. Ormai, non sentivo pi il
bisogno imperioso di andarmene subito. Dopo quindici anni,
poche ore di pi o di meno non hanno importanza, e poi ero
tanto debole che, quasi, mi rallegravo di poter riposare su quel
morbido letto.
C'erano tanti punti oscuri e tante domande alle quali cercavo
inutilmente di dare una risposta. Molte di quelle domande, anzi,
mi sembravano prive di senso. Se avessi potuto parlare a Russ, a
mio padre, a qualunque conoscente...
Allora, decisi di telefonare a pap, chiamandolo a casa. Lui
sarebbe riuscito a spiegarmi molte cose. Composi il numero e
attesi, con un crescente senso di eccitazione. Chiss, forse Russ
si trovava con mio padre in quel momento. Se avessero potuto
spiegarmi come erano trascorsi gli ultimi quindici anni...
Naturalmente loro mi avrebbero potuto spiegare tutto, perch
sebbene io non potessi ricordarmene, dovevo assolutamente
aver trascorso quei quindici anni con loro. Forse, era possibile
che Russ e io fossimo sposati...
La voce della centralinista interruppe i miei pensieri. Mi
dispiace, signora, ma l'ufficio informazioni mi ha detto che non
esiste il numero da lei richiesto.
Ebbi una lunga e veemente discussione con l'impiegata, e le
parlai con voce carica di ostilit. Mai come quel mattino avevo
sentito di detestare tanta gente. Mi sembrava che tutti si fossero
alleati per cospirare contro di me.
Infine la centralinista mi mise in comunicazione con l'impiegato
dell'ufficio informazioni, il quale non fece altro che
confermarmi quanto lei mi aveva gi detto. Fra gli abbonati di
Alderford non risultava il nome di Adrian Robert Mallory.
Non potevo continuare a bisticciare per telefono. Deposi il
ricevitore e mi appoggiai, esausta, ai cuscini. Mi trovavo ancora
in quella posizione quando la porta si apr e Charles Landry
entr.
Nel frattempo, mi ero completamente dimenticata di lui e in
quel momento ero troppo immersa nei miei pensieri per essere
sdegnata del suo ingresso improvviso. Probabilmente, Charles
aveva il diritto di entrare senza bussare. Per quanto ne sapevo
io, quella poteva essere la sua stanza. Nel vederlo, mi parve
persino di provare un vago senso di sollievo. Dopo tutto,
quell'uomo costituiva l'unico punto di contatto rimasto tra me e
il mondo che io ricordavo.
Mi sollevai sul gomito mentre lui chiudeva la porta dietro di
s e si avvicinava alle finestre. Scost con impazienza le tende e
il sole invase la stanza.
Signor Landry..., dissi, mentre egli si accostava al letto e
mi guardava intensamente, aggrottando la fronte.
Che cos' questa storia?, mi disse Charles. Miss Rose mi
ha detto che non stai bene.
Scossi il capo. Non sono ammalata. Io...
Infatti non capivo perch dovessi esserlo. Questa mattina
stavi benissimo: eri soltanto un po' pallida. Parlava con voce
brusca, nella quale, tuttavia, c'era una nota affettuosa.
Signor Landry, per favore, mi ascolti...
Su, su, Lisa... Adesso, il tono affettuoso era palese,
nonostante la impazienza di lui. Basta. con queste sciocchezze.
Soltanto perch Michael non ti piace troppo, non  il caso di
comportarsi cos, proprio oggi. Michael  l'uomo che Joanna
desidera sposare e io le ho dato il mio consenso. Spero che,
almeno questo, non vorrai negarlo.
Ma lei non capisce, esclamai, esasperata. Michael? Ma io
non conosco Michael... Non so di che cosa stia parlando. La
prego, cerchi di aiutarmi a...
Ma certo che lo sai. E se non conosci Michael,  per via di
quegli assurdi pregiudizi che hai sollevato contro di lui. Non c'
assolutamente nulla da obiettare nella vita e nel carattere di quel
ragazzo. Credi che io metterei a repentaglio la felicit di Joanna
senza aver svolto tutte le indagini necessarie sul suo conto?
La prego, mi ascolti, insistetti. Mi alzai dal letto, guardandolo
intensamente. Si tratta di un terribile errore. Qui, siete
tutti vittime di un equivoco. Lei si sbaglia, pensando che
io...
Sei tu che ti sbagli, Lisa, se pensi che io ti permetta di
continuare su questa strada. Non ti lascer sciupare il giorno di
nozze della bambina con questa assurda scena isterica. L'hai gi
turbata abbastanza, per oggi. Non pensavo che tu fossi tanto
meschina, Lisa. E ora basta con le sciocchezze. Qualunque sia la
tua opinione, spero che saprai comportarti com' tuo dovere,
di fronte agli ospiti. Non vorrai deludere ancora di pi Joanna,
mostrando a tutti che non approvi il suo matrimonio, vero?
Ora, non c'era pi traccia di dolcezza nella sua voce. Charles
stava gi voltandosi per andarsene, quando io gli rivolsi
un'ultima preghiera. Ma lei deve ascoltarmi!, esclamai.
Si ferm solo un istante girando appena il capo verso di me.
Non ho tempo per continuare a discutere. Incomincia subito a
vestirti, altrimenti farai tardi, disse, freddamente. Poi, entr
nello spogliatoio, lasciando aperta la porta di comunicazione.
Io non ebbi pi la forza d'insistere. Mi sentivo estremamente
confusa. Chiunque pensassero che io fossi, tutti mi accettavano
in quella casa, senza porsi problemi, e sembravano sinceri nei
loro atteggiamenti verso di me. Dovevo essere molto somigliante
alla donna che essi conoscevano come Lisa Landry. Ma
dov'era lei, in questo momento? E come poteva essere accaduto
che io mi trovassi improvvisamente al suo posto?
Quella girandola di pensieri confusi mi aveva provocato un
principio di emicrania. La luce del sole era troppo intensa e io
avrei voluto accostare le tende, ma un invincibile senso di apatia
m'impediva di alzarmi.
Poi, a un tratto, sentii la mano di Charles sulla spalla. Non
avevo udito il rumore dei suoi passi sul folto tappeto, e sussultai
a quell'improvviso contatto.
Lui indossava un abito da cerimonia molto elegante. Il suo
viso aveva una espressione tesa, preoccupata.
Lisa!, esclam, chinandosi un poco a guardarmi.
Mi salirono le lacrime agli occhi. Non volevo che qualcuno
fosse in collera con me, nemmeno Charles Landry. Volevo da
tutti comprensione e simpatia. Desideravo vedermi attorno visi
familiari e udire voci conosciute. Desideravo Russ. Tutto il mio
essere anelava a lui.
Probabilmente, Charles Landry ignorava il motivo delle mie
lacrime, ma esse servirono ad addolcire il suo atteggiamento.
Su, da brava, mi disse, un po' bruscamente, come se non fosse
abituato a vedermi piangere. Per amore di Joanna, prendila
bene. Poi usc dalla stanza.
Attraverso le lacrime, guardai la porta che si chiudeva dietro
di lui. Prendila bene, mi aveva detto... Non sciupare il giorno
del matrimonio di Joanna. Non sapeva - non poteva sapere -
che, poche ore prima, io mi ero svegliata in quella che sarebbe
dovuta essere la pi felice giornata della mia vita.
Prendila bene...
Adesso, ero vagamente cosciente di un continuo andirivieni in
giardino. Quando mi affacciai alla finestra, vidi una piccola folla
di persone che si muovevano rapidamente fra le aiuole. Sotto di
me, c'era un grande terrazzo: alla ringhiera che lo circondava si
abbarbicavano splendide rose rampicanti. Le porte-finestre del
piano terreno erano tutte spalancate, e a un'estremit della
terrazza erano sistemate lunghe tavole adibite a buffet.
Io osservavo la scena passivamente, irritata con me stessa
per quelle lacrime che sentivo ancora bruciarmi sotto le
palpebre.
Charles Landry aspettava realmente che io scendessi e mi
aggirassi in mezzo agli ospiti, quando fossero arrivati.
Non sapevo per chi mi avesse presa, per sapevo che un mio
atteggiamento ostile avrebbe potuto scatenare la sua collera:
tuttavia, ero certa che nessuna forza al mondo sarebbe riuscita a
rendermi arrendevole. Quello doveva essere il mio giorno di
nozze. E i lunghi anni trascorsi non contavano perch io non li
ricordavo affatto... Ricordavo soltanto la felicit che mi aveva
invasa al risveglio quel mattino.


Capitolo terzo.

Mi voltai, trasalendo, mentre la porta si apriva dietro di me,
poi rimasi immobile, col cuore pesante di desiderio e di
appassionata nostalgia. Era la ragazza, Joanna, che appariva
davvero incantevole nel suo lungo abito di raso color madreperla.
Il fragile velo che le incorniciava il viso era montato su una
coroncina di fiori. Era veramente splendida: l'emozione e la
calda tonalit madreperlacea la rendevano rosea come una
pesca matura.
Rimase per un istante ferma sulla soglia, esitando, certo, di
fronte all'espressione del mio viso. Infine, mi chiese, con una
leggera nota d'ansia nella voce: Come sto?.
Trassi un breve sospiro, e cercai di cancellare da me ogni
senso d'invidia. Molto bene, risposi con assoluta sincerit, e il
viso di lei si schiar miracolosamente.
Entr nella stanza e prese a volteggiarmi intorno, osservando
con gioia quasi infantile la gonna a corolla che si allargava.
Lo pensi davvero? Sono contenta, ora, che tu non mi abbia
permesso di fare un abito bianco avorio. A un tratto si ferm,
osservandomi: Ma non sei ancora vestita. Non sarai pronta in
tempo. Ti senti male? Pap, che ho visto passare adesso, mi ha
detto che stavi molto meglio.
Ho soltanto un forte mal di capo..., mormorai.
Sei certa che non sia nulla di pi grave. Ti comportavi in un
modo molto strano poco fa. Dal suo viso traspariva una
profonda preoccupazione per me.
Avrei desiderato parlarle, spiegarmi con lei, chiederle
comprensione e pregarla di aiutarmi a evadere dalla situazione
assurda in cui mi trovavo. Ma Joanna continuava a guardarmi,
la sua presenza mi commuoveva, mi turbava per quel senso
magico di fascino che sembra irradiare da ogni sposa, non avevo
il coraggio di dirle qualcosa che potesse turbare la sua felicit.
Avevo deciso di allontanarmi silenziosamente non appena
ne avessi avuto l'occasione, forse quando tutti fossero usciti per
andare in chiesa; ma sapevo, mentre osservavo quella ragazza
raggiante di felicit, che non avrei potuto far nulla che incrinasse
la perfezione del suo giorno di nozze. Sapevo quello che doveva
provare, immaginavo che cosa fosse...
Prendila bene, Lisa.
Per quanto io non fossi Lisa, quella ragazza e tutti gli altri, in
casa, mi avevano scambiato con lei, e in fondo, non avrei
aggravato la situazione rimandando di qualche ora la fuga. Se
questo poteva essere utile a Joanna, sarei stata Lisa ancora per
un po' di tempo.
Mi vesto subito, non mi ci vorr molto, dissi.
Chiamo Rose, affinch venga ad aiutarti. Sei sicura di stare
proprio bene?
Quando annui, cercando persino di atteggiare le labbra a un
sorriso rassicurante, lei attravers di corsa la stanza, con l'abito
che le frusciava intorno, gridando: Rosie, Rosie!.
Eccomi qui, miss Joanna. La voce di miss Rose ci
raggiunse subito, chiara.
Non doveva essere lontana. Sto venendo per aiutare sua
madre. Le ho promesso che... Oh, signora Landry, lei non ha
nemmeno cominciato a vestirsi.
No, dissi io e mi senti veramente un po' colpevole, come
se stessi dando a tutti una delusione. No, devo essermi
addormentata.
Be', se ne vada, miss Joanna. Faremo prima, senza di lei, e
poi suo padre la sta chiamando.
Dal pianerottolo, mi giunse la voce di Joanna che esclamava,
in tono angosciato: Oh, no, pap, non  possibile che sia gi
tanto tardi. Non possiamo andarcene prima che Lisa abbia finito
di vestirsi e ci vorranno ancora dei secoli...
Irruppe di nuovo nella stanza, inciampando quasi nell'abito.
Lisa, ansim, pap dice che dobbiamo partire subito, se
vogliamo arrivare in chiesa puntualmente...
Per amor del cielo, miss Joanna. Guardi che cosa ha fatto
all'abito, intervenne Rose.
Ma non posso andare ancora, piangeva la ragazza. Lisa
non pu entrare in chiesa a met della cerimonia...
E allora, Lisa perder la cerimonia, dichiar Charles
Landry dalla porta. Aveva l'aria irritata, ed io smisi di
sbottonare l'abito di lino non appena lo vidi comparire. Lui
aggiunse in tono brusco: Comunque, spero che sarai pronta
per ricevere gli ospiti, quando torneremo.
S, promisi. S, e scusatemi. Parlavo con voce rotta.
Cominciavo a sospettare di avere un po' paura di lui.
Allora, sar meglio che andiamo Joanna. Non voglio
assolutamente che tu sia in ritardo.
La ragazza continuava a guardarmi, incerta. Ma arrivare in
ritardo  il privilegio della sposa, obiett.
Non di questa sposa, replic Charles. E, mentre usciva, mi
grid di nuovo: Non dimenticare, Lisa....
Non gli risposi. Il suo tono mi infastidiva e mi accorsi di
provare molta solidariet per Lisa Landry. Rose aspettava che le
consegnassi l'abito di lino e io continuai a slacciarmi i bottoni.
Vidi che mi lanciava uno sguardo incuriosito, mentre le
passavo davanti ed entravo nella stanza da bagno e, dopo un
istante, mi segu e prese a raccogliere gli asciugamani che erano
sparsi per terra.
Mi dispiace che ci sia tanto disordine, disse, ma non ho
permesso alle ragazze di disturbarla. Perch non usa il suo
bagno, signora Landry?
Mormorai qualcosa d'incomprensibile, mentre mi asciugavo
il viso. Ignoravo che esistesse una seconda stanza da bagno, ma
immaginai che si trovasse dietro l'altra porta che si apriva nella
camera da letto.
Cominciavo a rendermi conto che miss Rose aveva perfettamente
ragione di pensare che la signora Landry si comportasse
in modo molto strano. Mi chiesi se avrei potuto confidarmi con
lei, pregandola di aiutarmi a capire la situazione ma decisi che
era meglio non correre rischi per il momento. Ignoravo quando
Joanna e gli altri sarebbero tornati. Avevo promesso di scendere
in tempo per il loro arrivo.
Con gesti rapidi, truccai quel viso sconosciuto che mi
guardava dallo specchio. Quindici anni potevano avermi trasformata
da una ragazza di venti in una donna di trentacinque, ma la
differenza che appariva nello specchio non era una semplice
questione di tempo. Miss Rose aveva tolto dall'armadio un abito
di pesante seta color ardesia e io me lo infilai, lisciandomi i
fianchi. Era una tunica aderentissima che mi stava alla perfezione
e, senza dubbio, doveva essere costata moltissimo. Mi
piacque il cappellino rosa che doveva accompagnarla. Si
adattava perfettamente alla pettinatura di Lisa Landry. Non mi
meravigliai nemmeno di riscontrare che i guanti rosa erano della
mia misura. Caso mai, mi sarei stupita del contrario.
Quando fui pronta e feci un passo indietro per osservarmi
allo specchio, miss Rose mi disse:  bellissima, signora Landry.
Miss Joanna durer fatica a non farsi eclissare da lei.
Quel complimento mi dispiacque, e lo respinsi. Oh, no!
Joanna  deliziosa!, esclamai e aggiunsi, diffidente: Ci vorr
molto prima che tornino?.
Lei guard il semplice orologio che portava al polso.
Ancora quindici o venti minuti, forse. Ha il tempo di una
sigaretta prima che arrivino. Ma non ha ancora messo i gioielli,
signora Landry! Immagino che desideri le perle, vero?
S, me le vuole prendere? replicai, confusa.
Lei trasse da un cofanetto il filo di perle, luminose e
bellissime, e me le allacci al collo. Prima d'ora non avevo mai
posseduto delle perle vere. Pap mi aveva sempre detto che ero
troppo giovane per portarle e aveva promesso che me le
avrebbe regalate per il mio ventunesimo compleanno.
Per il momento, cercai di respingere quei pensieri. Miss
Rose mi stava consegnando un paio di orecchini, pure di perle,
e mentre li prendevo, dissi: Oh, ma questi vanno applicati ai fori
delle orecchie.
Lei mi lanci un'occhiata meravigliata. Ancora prima che
parlasse, sapevo che cosa avrebbe detto. Certo, rispose
infatti. Posso aiutarla ad infilarli?
Me li infilai io, mentre un brivido mi percorreva tutta.
Non avrei dovuto essere stupita. Cominciavo a rendermi
conto che non conoscevo assolutamente nulla del mio corpo.
Senza una parola, infilai anche l'anello di brillanti che Rose
mi porgeva. Non mi piacque, sebbene di grande valore.
Il suo profumo, signora Landry?, chiese la donna, ma io
scossi il capo. Non volevo usare il profumo di Lisa Landry.
Somigliavo gi troppo a lei e non desideravo avere il suo stesso
profumo.
Scesi lentamente le scale, seguita da miss Rose. Nella hall, lei
prese una scatola deposta sul tavolo e l'apr. Quando vidi che
cosa mi offriva, scossi di nuovo il capo.
Non fumo, dissi, e immediatamente compresi dal suo
sguardo imbarazzato che avevo dato la risposta sbagliata.
Allora, presi una sigaretta perch quella mi sembrava la cosa pi
semplice da fare. Soltanto dopo aver aspirato profondamente
una boccata, provando il senso di languore delizioso, quasi
sensuale, del fumatore accanito, mi resi conto che stavo
soddisfacendo un'inesplicabile esigenza fisica.
Forse desidera sincerarsi che tutto sia in ordine, signora
Landry?, mi sugger miss Rose. Ho dato alla cuoca le
istruzioni che mi sono parse pi opportune, e i camerieri del
ristorante mi sembrano molto efficienti, ma pu darsi che lei
desideri fare qualche modifica.
Sono certa che tutto andr perfettamente, se ha provveduto
lei, risposi con sincerit. Infatti, grigia com'era dalla testa ai
piedi, miss Rose aveva un'aria molto efficiente. In ogni caso, lei
conosceva i gusti e le esigenze di Lisa Landry pi di quanto non
fossi in grado di conoscerli io.
Attraverso le finestre aperte, vidi un'enorme torta nuziale
posata su un tavolo, candida come un iceberg. Era la pi grande
che avessi mai visto, e provai una fitta di dolore pensando alla
mia torta nuziale, alla semplicit di tutti i miei preparativi e a
Russ. Soprattutto, pensando a Russ.
Avrei dovuto ritrovarlo al pi presto, decisi. Dovevo sapere
dov'era, che cosa faceva e quanto tempo di quei quindici anni
avevamo trascorso insieme. Mi sentii nuovamente afferrare dal
panico e quasi da un senso di claustrofobia, dovuto a quella casa
lussuosa, all'abito elegante, perfetto, che indossavo. Tutto
questo faceva parte di qualcosa che io ignoravo, di qualcosa che
volevo ignorare, che avevo paura di scoprire.
Schiacciai la sigaretta in un posacenere con tanta forza che
essa si spacc, lasciando uscire il tabacco. Non potevo continuare
cos, non era possibile. Mi volsi e, in quel momento, vidi la
prima macchina del corteo fermarsi nel viale. Joanna ne scese,
frusciante e radiosa. Poi, entr nella hall con l'abito che le
danzava intorno, sorridendo a suo marito.
Michael mi fece subito pensare a Russ. Me lo ricord con
tanta vivezza che trattenni il respiro e provai una fitta al cuore.
Pi tardi, quando ebbi il tempo di osservarlo meglio, notai che la
somiglianza non consisteva tanto nei lineamenti quanto nell'espressione:
la stessa espressione aperta, di gentile e comprensiva
tolleranza, lo stesso sorriso giovane, comunicativo. Non riuscivo
assolutamente a immaginare perch egli fosse dispiaciuto a Lisa
Landry.
Joanna lo spingeva verso di me. Fui certa di riconoscere
un'aria ansiosa, supplichevole nel suo contegno e una lieve
indecisione da parte di Michael quando lei mi porse il viso da
baciare. Dissi dolcemente, in risposta alla sua silenziosa preghiera:
Questo  il giorno pi bello della tua vita, Joanna. Sii
sempre felice come lo sei ora.
Guardai Michael e, mentre gli stringevo una mano gli porsi il
viso con un gesto d'invito. Vidi passare nei suoi occhi uno
sguardo di sorpresa, e in quelli di Joanna uno di gratitudine.
Subito compresi che nessuno dei due si sarebbe aspettato che
Lisa Landry arrivasse a quella concessione.
Abbi cura di lei, Michael, dissi.
Certo, signora Landry, per sempre. Glielo prometto, mi
rispose con calore. Nella sua voce c'era qualche cosa che mi
ricordava la profonda sincerit della voce di Russ.
Chiusi per un istante gli occhi e mi sentii afferrare pi
appassionatamente che mai dal desiderio di rivedere Russ.
Quando li riaprii, mi sembr che a un tratto, miracolosamente,
la hall, si fosse riempita di gente che chiacchierava, rideva, si
baciava, si stringeva la mano.
Vidi entrare Charles Landry e osservarmi con attenzione.
Poi, pos lo sguardo sul volto radioso della figlia, e allora i suoi
lineamenti duri parvero addolcirsi. Rimasi ferma accanto a
Joanna e a Michael e venni salutata anch'io dagli invitati, a volte
con affetto e a volte cerimoniosamente. Per quanto esaminassi
ansiosamente ogni volto, non ne riconoscevo nemmeno uno.
Alcuni mi baciarono, ma notai che non furono molti a farlo.
Avevo la sensazione che Lisa Landry non fosse una donna
facilmente accostabile. A poco a poco, mi resi conto che non
doveva nemmeno essere molto simpatica.
Non so esattamente da che cosa traessi quell'impressione:
un'ombra di freddezza nel saluto di qualcuno, un'impercettibile
esitazione nel gesto di un altro. Ed ero anche perfettamente
certa, salvo per qualche rara eccezione, che tutti davano per
certo che io li conoscessi bene.
Vennero fatte ben poche presentazioni e, quando questo
avveniva, l'ospite era presentato anche a Charles Landry. Cos,
immaginai che si trattasse di qualche amico di Michael che non
aveva mai frequentato la casa.
Infine, quando uscimmo sulla terrazza, qualcuno mi porse
un bicchiere: Ecco, Lisa, prendi questo finch ne rimane
ancora un po'.
Sorrisi educatamente: No, grazie, non bevo.
L'uomo, alto, grasso, dal viso acceso, mi guard stupito e
poi scoppi a ridere: Ah, questa  buona. Senti un po',
Charles, Lisa mi ha detto che non beve.
Vidi una ruga formarsi sulla fronte di Charles e udii qualcun
altro commentare in tono ironico: Da quando, eh?.
Allora, presi il bicchiere, per evitare nuovi commenti. Non
avevo avuto intenzione di bere il cocktail, ma soltanto di tenerlo
in mano e di servirmene come scusa per rifiutarne altri. Rimasi
profondamente turbata, poco dopo, quando mi accorsi di averlo
bevuto fino all'ultima goccia. E quella mistura forte mi piaceva
moltissimo: anzi, com'era accaduto in precedenza per la sigaretta,
aveva soddisfatto un mio vivo desiderio.
Ma non avevo tempo per soffermarmi a riflettere sulle
abitudini deplorevoli che Dorcas Mallory poteva avere assunto
nel corso degli ultimi quindici anni. Non mi preoccupai troppo
quando mi accorsi di avere in mano un altro drink, e di fumare,
in pratica, una sigaretta dopo l'altra. Tanto una cosa che l'altra
mi aiutavano ad acquistare un senso di maggior sicurezza. A
tratti, coglievo qualche frase che gli ospiti mi lanciavano,
passandomi vicino....... mai visto Joanna cos bella. Devi essere
fiera di lei, Lisa...
S annuivo io, sorridendo.
Ho sentito che Charles far costruire una casa per loro.
Un cenno breve del capo, un sorriso educato.
Hai uno splendido aspetto, Lisa. Oscuri la sposa...
Spero proprio di no. Un altro breve cenno del capo, un
altro sorriso gentile.
Dove passeranno la luna di miele?
Dovete chiederlo a Joanna.
 un pezzo che non ci vediamo, Lisa. Dobbiamo combinare
con te e con Charles...
Grazie mille... Molto gentile
Formano una splendida coppia.
Non  vero?
Grazie... Questo lo dicevo a chi mi offriva un altro
bicchiere di whisky. Quanto ne puoi sopportare, Dorcas
Mallory?
Siamo tanto felici che Michael... Suo padre e io continuavamo
a dire: La signora Landry.... Doveva essere, evidentemente,
la madre dello sposo.
Fa tanto piacere anche a me. Mi scusi devo vedere se...
Una ritirata strategica, un sorriso cordiale.
Non era sempre tanto facile trarmi d'impaccio. Colsi pi di
uno sguardo stupito, delle sopracciglia interrogativamente sollevate,
un silenzio freddo che mi fece comprendere di aver detto
qualcosa che suonava strano sulle labbra di Lisa Landry.
Una volta, Charles mi si avvicin, furibondo: Che cosa ti 
venuto in mente di dire a quella vecchia strega...?.
Non avevo la pi pallida idea di quale fosse la vecchia strega
alla quale alludeva, e rivolsi anche a lui un sorriso, prima di
allontanarmi in fretta.
Poco pi tardi, ma non ricordo esattamente quando,
qualcuno disse: Dobbiamo andarci in due coppie. Sei libero
domani mattina, Charles?.
liberissimo, rispose lui. E tu cosa ne pensi, Lisa? Non
hai gi fatto altri programmi?
Senza riflettere, dichiarai: Mi spiace, non gioco a golf.
Segu un breve silenzio meravigliato. Ma che sciocchezze
vai dicendo, esclam Charles, irritato.
Oh, scusatemi, mi corressi in fretta, era uno scherzo
molto sciocco. Naturalmente, domattina andr benissimo.
Joanna mi si avvicin fresca e raggiante. Oh, Lisa, pap, eccovi
qui. Adesso tagliamo la torta. Voglio che voi due mi siate vicini.
Mi bisbigli con tono estatico, mentre si avvicinava All'iceberg
bianco:  stato tutto meraviglioso, Lisa. Perfetto come
avevo sempre sognato che fosse il mio giorno di nozze.
Il mio cuore manc un battito e, per un attimo, mi trovai di
nuovo sperduta in un mondo di assoluta solitudine. La udii
ripetere: Lisa? con una nota interrogativa nella voce e le
sorrisi, non un sorriso gentile e freddo, ma un sorriso di
autentica comprensione.
Segu l'immancabile cerimonia fatta di brindisi e discorsi. Io
mi trovai in mano una coppa di champagne alla quale ne
seguirono alcune altre, anzi, parecchie altre. La sola cosa che mi
meravigliava era che l'alcool non mi desse alla testa, non mi
facesse provare nemmeno una leggera euforia. Ne conclusi che
Dorcas Mallory doveva essere abituata a sopportarlo molto
bene. Quella scoperta mi dispiacque.
Provai un senso di sollievo quando, infine, Joanna sal nella
sua camera per cambiarsi, seguita dalle damigelle eccitate e
ridenti. Ma appena ridiscese, lei mi chiam accanto a s, con
espressione improvvisamente grave.
Non posso andarmene senza ringraziarti per tutto quello
che hai fatto, mi disse.
Pensavi, forse, che avrei desiderato sciuparti il tuo giorno di
nozze, Joanna? le chiesi.
Lei esit un istante: Be'... stamattina quando eri... Lo sai
come ti sei comportata? In un modo molto strano. Be', per un
momento ho pensato che tu stessi soltanto recitando, e che
quello fosse il tuo modo per dimostrare...
Avevo un forte mal di capo. Forse, negli ultimi tempi, la
situazione  stata un po' difficile?, azzardai.
Oh, lo so, me ne rendo conto. Ora che sei stata cos
meravigliosa con Michael, voglio dirti quanto mi sia dispiaciuto
di aver pensato che... Lo so che tu eri contraria al nostro
matrimonio. Non volevi nemmeno spiegare perch lui non ti
piaceva.
Credo che tu sia una ragazza molto fortunata ad averlo
incontrato, la interruppi con dolcezza, e molto saggia a
sposarlo prima che qualcun'altra te lo potesse rubare.
Il sorriso splendeva sulle labbra di lei mentre gli occhi erano
velati di commozione. Veramente, ho sempre avuto un
pochino paura di perderlo. Pensavo che un ragazzo meraviglioso
come Michael...
La interruppi di nuovo: Su, sbrigati Joanna. Tuo marito ti
sta aspettando.
Non ti ho mai vista cos bella, Lisa, mi disse ancora lei.
Non so, ma in un certo senso sei diversa dal solito.
Mi ero illusa che gli ospiti avrebbero cominciato a congedarsi,
non appena gli sposi fossero partiti. Ero stanca di recitare, ero
stanca d'essere Lisa Landry. E, dopo la partenza di Joanna, non
mi preoccupavo pi di saper recitare bene. L'avevo fatto per lei
e avevo avuto come ricompensa la sua gratitudine. Invece,
sebbene la maggior parte degli ospiti se ne andasse, un piccolo
gruppo non accenn neppure ad imitarli e io dovetti continuare
la mia finzione.
Quando, finalmente, il ricevimento ebbe termine, ero tanto
stanca che sentivo il bisogno di piangere. Il capo mi doleva in
modo intollerabile. I camerieri del ristorante erano intenti a
sparecchiare i tavoli, aiutati da quelli che dovevano essere i
domestici di casa. Miss Rose girava tra loro, sorvegliandoli.
Mentre le passavo vicino, mi disse con tono lievemente ansioso:
Spero che tutto sia andato bene, signora Landry.
Sono certa che tutto  andato in modo perfetto, affermai,
meccanicamente.
Charles Landry era entrato in casa, ed io lo seguii nella
stanza col tappeto grigio e le poltrone a vivaci colori. Lui si era
lasciato cadere su una di esse, e stava facendosi oziosamente
vento con un giornale.
Be', grazie al cielo  finita, disse. Con questo caldo...
Signor Landry, lo interruppi devo parlarle.
D'accordo, signora Landry, parliamo pure, mi rispose
pigramente. Penso che tutto sia andato per il meglio, non ti
pare? Joanna mi sembrava felice.
Signor Landry, la prego...
Perch continui a chiamarmi signor Landry, Lisa? Lui
aveva un tono vagamente irritato. L'hai detto una volta, hai
fatto il tuo piccolo scherzo, che forse  stato divertente. Ma
nessuno scherzo  divertente quando viene ripetuto all'infinito.
Perch non ti siedi? Hai l'aria stanca, Lisa.
Non sono Lisa, replicai, bruscamente.


Capitolo quarto.

Il giornale con cui Charles Landry si stava facendo vento
rimase per un attimo sospeso a mezz'aria, prima che egli
riprendesse ad agitarlo.
Che cosa hai detto?, esclam lui.
La stanchezza stava per avere il sopravvento su di me, sulla
mia mente e sul mio corpo. Non avevo mai provato una
sensazione simile. Cercavo d'essere calma, ma riuscivo solo a
mostrarmi agitata.
Gliel'ho detto ora. La prego, mi ascolti, non sono Lisa.
Non sono...
Siedi, vecchia mia, m'interruppe Charles. Scusami,
dimenticavo che non ti piace essere; chiamata cos. Comunque,
siedi. Hai passato una giornata molto faticosa. E poi, fa tanto
caldo. Adesso, penso proprio di andare a fare un bagno e di
togliermi questi insopportabili vestiti. Anche tu...
Prima, deve ascoltarmi, dichiarai con un improvviso
guizzo d'ira che si spense subito. Sono stanca di recitare una
parte in casa d'altri, indossando abiti che non mi appartengono e
vivendo una vita che non  la mia. Voglio essere me stessa e
voglio tornare a casa... Segu un momento di silenzio. Poi
aggiunsi, ma senza convinzione, perch disperavo di riuscire a
farmi capire: Io non sono quella che lei pensa, deve credermi.
Non sono Lisa Landry.
La calma doveva essere stata pi convincente dell'agitazione.
Charles mi lanci una strana occhiata. Se non sei Lisa
Landry. mi chiese, chi credi di essere?
Mi lasciai cadere in una delle poltrone rosse, e mi tolsi
l'acconciatura dal capo. Sono Dorcas Mallory, replicai.
Il giornale si ferm di nuovo a mezz'aria. Chi?, sussurr
Charles.
Dorcas Mallory. Certo, si deve ricordare di me. Mio padre,
o, per lo meno, il mio padre adottivo  il suo fratellastro
Adrian.
Non so assolutamente di chi tu stia parlando, disse lui.
Ma deve ricordarsene. E suo fratellastro...
Non ho mai avuto un fratellastro, n un vero fratello.
Lo guardai, sbigottita. Ma io mi ricordo di lei. Talvolta 
venuto a trovare mio padre, e ci siamo visti a Londra appena
ieri... Ci siamo visti a Londra... Abbiamo cenato insieme. Deve
ricordarsi di noi.
Lui sorrise, a un tratto. Mi ricordo di te, cara. Devo pure
ricordarmi di te dopo vent'anni di matrimonio.
Per favore non scherzi, lo scongiurai. Per favore...
Che cosa ti fa pensare d'essere... chi? Dorcas Mallory?
Me lo fa pensare il fatto che lo sono.
Non lo sei. Sei Lisa Landry.
Ma io non so nulla di Lisa Landry, salvo che tutti mi
scambiate per lei. Non so perch mi trovo in questa casa, come
vi sono entrata e da quanto tempo vi abito.
Non ti senti bene, vero? Non mi meraviglia. Tutto questo
caldo e il matrimonio, per giunta...
Non sto affatto male. La prego di capirmi. Questo non ha
nulla a che vedere con il caldo o il matrimonio. Mi chiusi di
nuovo nel silenzio.
Dimmi, perch sei tanto sicura di essere quell'altra persona?
E lei come fa ad avere la certezza d'essere Charles
Landry?, chiesi.  perch... Semplicemente so chi sono,
conclusi.
Hai vissuto in uno stato di profonda tensione, negli ultimi
tempi, disse lui, e io alzai le mani in un gesto disperato.
Non ricordo, non so dove ho vissuto, che cosa ho fatto in
questi ultimi quindici anni. L'ultimo mio ricordo  legato a una
sera d'aprile del 1944, quando mi sono addormentata in una
camera dell'Hotel Darlton, a Londra, pensando che l'indomani
mattina mi sarei sposata. Non rammento pi nulla, dopo di
allora. Vede, questa mattina mi sono svegliata e ho creduto che
fosse il giorno del mio matrimonio. Non sapevo che quanto
credevo fosse avvenuto la sera precedente era invece successo
quindici anni prima. Non riesco a ricordare assolutamente nulla
degli anni intermedi. Non so nemmeno da quanto tempo abito
qui, ma lei deve saperlo, signor Landry.
Molto lentamente egli disse: S, lo so. Abiti in questa casa
da quando  stata costruita, ossia da dieci anni. Prima di allora,
abbiamo abitato in diverse altre ville, in varii appartamenti, ma
in nessuno di essi ci siamo fermati a lungo, perch non
riuscivamo a trovarne uno che ci piacesse veramente.
Ma come  accaduto che io sia venuta con lei? Perch non
sono rimasta con mio padre o con Russ?
Russ?
S, spiegai. Lui era l'uomo che dovevo sposare.
Capisco. Pensoso, Charles tamburellava con le dita il
bracciolo della poltrona. Prima della guerra, disse, abitavamo
nel Canada.
Prima della guerra...?, gli feci eco.
S, ci siamo sposati nel Canada. Tu sei nata l e l hai
trascorso tutta la tua vita, fino a quando siamo venuti in
Inghilterra, nel 1943.
Ma  ridicolo!, esclamai. Io non sono mai stata nel
Canada, e poi ricordo tutto perfettamente fino al 1944. Soltanto
i quindici anni successivi sono completamente vuoti. Quanto al
fatto che lei ed io ci siamo sposati...
Ci siamo sposati nel 1939, replic lui imperturbabile, e
Joanna  nata due anni dopo.
Nel 1939 io avevo solo quindici anni. Mi veniva da ridere a
un'idea cos assurda.
Ne avevi venti, allora. Vuoi che ti mostri il tuo certificato di
nascita?
Bruscamente dissi: No! So benissimo che non c' nulla di
vero in tutto questo. Io non sono...
Tu sei nata ad Ottawa, ti chiamavi Lisa Fournier, e sei stata
Lisa Fournier fino a quando non sei diventata Lisa Landry. Sei
stanca e sovraeccitata: questo matrimonio ha rappresentato uno
sforzo eccessivo per te. Ora, soffri di una leggera amnesia e,
probabilmente, una notte di riposo ti giover...
Ma non si tratta di amnesia, esclamai. Lei mi sta
raccontando cose che non mi riguardano, che sono accadute
durante anni che io riesco a ricordare: dunque so benissimo che
nessuna di esse  accaduta a me. Riesco a ricordare perfettamente
ogni cosa della mia vita fino a quella sera, a Londra, non
solo i fatti importanti ma anche i piccoli particolari. Io sono
Dorcas Mallory.
Non sei mai stata Dorcas Mallory, Lisa, replic lui,
dolcemente, e io non potei far altro che guardarlo, pietrificata
dall'orrore. Tu soffri di amnesia. Non sei mai stata Dorcas
Mallory, te lo ripeto. Vuoi che io non conosca la moglie con la
quale vivo da vent'anni, o che Joanna non riconosca sua
madre?
Ma non  vero, mormorai, non  possibile...
Lo , invece. Forse hai avuto un sogno troppo vivido e
comunque assurdo, per via del matrimonio di Joanna. Hai
sognato e, al risveglio, dato che temporaneamente non potevi
ricordare chi tu fossi, hai associato te stessa con il personaggio
del tuo sogno.
No..., ripetei io. No.
Non riesci a rammentare proprio nulla di te, della tua vita
nel Canada, o di questi ultimi anni?
Nulla. Come lo potrei?
Be', il ricordo torner col tempo. L'unica cosa da fare  di
non preoccuparsene. Suppongo che una temporanea perdita di
memoria sia un incidente piuttosto comune.
Ma io riesco a ricordare la mia vita, non quella di cui lei mi
sta parlando, bens quella di quindici anni fa. So benissimo
d'essere Dorcas Mallory.
Tu dici che avevo un fratellastro. Ma io non l'ho, non l'ho
mai avuto. Anche questo fa parte delle tue fantasie.
No, protestai, fissandolo. Lei si deve sbagliare.
Come potrei sbagliare su un argomento del genere?
Oppure Joanna, o miss Rose, o chiunque delle persone che
sono state qui, oggi? Tutti ti conoscono...
Ma io non conosco loro.
Non conosci tua figlia?
Intende Joanna? No. Come posso non ricordare un fatto
tanto importante come quello di avere avuto una figlia?
Vorresti vedere il suo certificato di nascita?, chiese lui,
piuttosto seccamente. E il nostro certificato di matrimonio?
Li ho tutt'e due.
Ma come  possibile che ricordi perfettamente tutto di me,
di Dorcas Mallory, intendo dire, della vita trascorsa con mio
padre e di Russ?
Quelle persone non sono mai esistite, salvo che nella tua
fantasia, Lisa.
Mi strinsi il capo tra le mani con un gesto di angoscia. Credo
che avrei potuto sopportare qualsiasi cosa tranne che sentirmi
dire che Russ esisteva soltanto nella mia immaginazione.
Sentii la mano di Charles posarsi sulla mia spalla, in
un goffo gesto di conforto e, per la prima volta, mi resi conto
che quell'uomo era mio marito. O, almeno, cos affermava.
Secondo lui, da vent'anni, vivevo al suo fianco, gli avevo dato
una figlia, e forse l'avevo amato, per quanto ne sapevo.
Certo, dovevo aver vissuto nella pi stretta intimit con
lui.
Quel pensiero mi riemp di terrore. Charles mi sembrava
tanto pi anziano di me: infatti, non riuscivo ad adeguarmi
all'idea di non esser pi una ragazza di vent'anni. Non avevo
avuto ancora il tempo di adattarmi ai trentacinque che, a quanto
sembrava, avevo. Anzi, se ero veramente Lisa Landry, dovevo
averne quaranta.
Aver raddoppiato l'et che ricordavo di avere nel giro di
dodici ore, essere sposata con un uomo che mi riempiva di
ripugnanza, sapere che l'unica parte della vita che ricordavo era
soltanto il frutto di una fantasia morbosa: tutto questo mi
esasperava. Ma rendermi conto che, dovunque io andassi,
qualunque cosa facessi, comunque io pregassi, non avrei pi
visto Russ, era per me fonte di una tristezza che mi sembrava
insopportabile.
Avrei pianto, se il mio dolore avesse potuto trovar conforto
nelle lacrime. Avrei pianto per il mio amore perduto, con
lacrime che forse avrebbero attenuato quell'angoscia. Ma non
c' rimedio per un amore che non  mai esistito.
Cercai di accettare la situazione. Non era possibile che tutti
gli altri avessero torto e io sola avessi ragione, mi diceva il
buonsenso. Ma il buonsenso non poteva avere la meglio sui
disperati desideri di un cuore.
Io non desideravo essere Lisa Landry. Come potevo
accettare tutto da lei, anche quella sua fredda alterigia, mentre
c'era tanto calore in me? Come potevo avere quarant'anni
quando sentivo in me la forza vitale di una ragazza ventenne?
Come potevo essere la moglie di Charles quando, nel mio
cuore, mi sentivo legata a Russell Winslow?
Penso che, a modo suo, Charles cercasse di aiutarmi. Ma,
sotto la sua gentilezza, si nascondeva un'impazienza, un'irritabilit
che non riusciva a nascondere. Certo, quella situazione non
era facile nemmeno per lui. Non poteva esserlo. Nessun uomo
accetta volentieri l'idea che la moglie lo abbia dimenticato,
insieme con la loro figlia e con gli anni trascorsi insieme.
Comunque, egli doveva capire che questo non dipendeva dalla
mia volont.
Forse, si rendeva conto dello smarrimento che mi pervadeva,
oppure, capiva che io non riuscivo a superare l'avversione
che provavo per lui. Se tale avversione derivava solo dal ricordo
del modo con cui aveva guardato Dorcas Mallory e di quanto
Adrian Mallory lo disapprovasse, era assurdo provare nei suoi
confronti un risentimento per quei motivi, dato che Adrian e
Dorcas Mallory non erano mai esistiti.
Ma, qualunque ne fosse la causa, non potevo liberarmi da
quel sentimento ostile. Probabilmente, una parte di esso aveva
le sue radici nel fatto che, qualunque cosa lui dicesse o facesse,
serviva solo ad imprimermi sempre pi nella mente l'idea che io
ero Lisa Landry. Esistevano tanti elementi validi per dimostrare
la mia identit senza lasciare ombra di dubbio, ma io non volevo
accettare d'essere quella donna: volevo dimostrare esattamente
il contrario.
Charles aveva insistito per mostrarmi i certificati dei quali
aveva parlato. Non potei rifiutare di guardarli. Se essi mi
appartenevano - e certo dovevano appartenermi - allora io ero
Elise Constance Fournier, figlia di Elisabeth e di Dominique
Fournier, di Ottawa, Canada, nata il 14 marzo 1919. Il
certificato di matrimonio mi provava che Elise Constance
Fournier e Charles Landry si erano sposati a Montreal il 20
giugno 1939.
Chiesi a Charles dove si trovassero, ora, i genitori che non
riuscivo a ricordare. Sono morti, mi rispose lui. Non li ho
mai conosciuti, cos non posso dirti nulla di loro. Morirono
prima che ti incontrassi.
Avevo fratelli o sorelle?
No, eri figlia unica. Quando ci sposammo...
Ma io non volevo parlare di questo, e mi affrettai a cambiare
argomento.
Charles aveva insistito affinch andassi con lui a giocare a
golf, l'indomani del matrimonio di Joanna.
L'abbiamo promesso, insistette, di fronte al mio rifiuto.
Ma io non conosco quella gente e non so giocare a
golf.
Sciocchezze!, esclam lui, spazientito. Giochi proprio
benino, e poi conosci quelle persone da sei o sette anni.
Ma non le ricordo! Parleranno di cose che io ignoro
completamente. Non sapr come rispondere.
Non ha importanza. Sii evasiva e chiacchiera di argomenti
banali. Loro penseranno soltanto che ti tieni di nuovo sulle tue.
Non credo che ti trovino molto simpatica n che tu abbia
simpatia per loro, cara Lisa.
Lo guardai smarrita. Mi pare...
Per amor del cielo, Lisa, mi interruppe bruscamente.
Non puoi rimanere sempre chiusa in casa. Dovrai fare dei
tentativi per riprendere una vita normale.
Quel mattino, continuai a ribellarmi alla situazione. Solo pi
tardi feci un vero sforzo per accettare la verit di quello che lui
diceva. Mi doleva il capo, dopo una notte insonne, colma di
dubbi. Avevo dovuto combattere una battaglia disperata con
me stessa, prima di accettare la presenza di quell'uomo nella mia
camera. La prospettiva della sua vicinanza aveva cominciato a
terrorizzarmi, con l'approssimarsi della notte. Non potevo
accettare una, sia pur relativa, intimit con lui. Charles era uno
sconosciuto per me.
Di nuovo, istintivamente, pensai alla fuga, ma non sapevo
dove andare. E non credo che mi sarebbe stato permesso di
allontanarmi da casa. Ero certa che, per quanto con molta
prudenza, Charles e miss Rose controllavano i miei movimenti.
E in fondo non avevo nulla da temere.
Cercai di esprimere a parole i miei sentimenti e di mostrarmi
piena di tatto, ma ero tanto preoccupata che riuscii soltanto
a balbettare delle frasi incoerenti. Mi inceppai in modo pietoso e
non fui affatto aiutata dal sorriso sardonico che apparve sulle
labbra di lui. Quando, infine, mi interruppi, non sapendo pi
che cosa dire, segu un lungo silenzio.
Charles continuava a fissarmi. Di che hai paura?, disse.
Non di me, immagino. Certo, tu non ricordi che, da parecchi
anni, ti sei ritirata in un austero isolamento e che io mi guardo
bene dal turbarlo.
A quelle parole ironiche, ma chiare, provai un'ondata d'indicibile
sollievo. Poi, me ne vergognai un poco, perch sotto il tono
cinico di lui avvertivo l'amarezza del suo orgoglio ferito.
Tuttavia, era spiacevole dover dividere la camera da letto -
anche se l'esistenza dello spogliatoio mi assicurava una certa
libert - e ascoltare, durante le lunghe ore insonni, il respiro
pesante proveniente dall'altro letto.
Mi trovavo esattamente in questo stato d'animo, quando
Charles mi disse che dovevo sforzarmi di riprendere una vita
normale.
Non c' nulla di normale per me, risposi, con tono aspro, e
subito mi dispiacque di aver parlato cos, perch capivo che lui
stava tentando di aiutarmi.
Quando uscimmo di casa, c'era una lunga auto ad attenderci,
davanti all'ingresso principale: una fuori-serie color crema,
sfavillante di cromature. Mi sembr gigantesca, completamente
diversa da ogni altra macchina che io ricordassi. Probabilmente,
pensai, era di marca americana.
Charles depose le mazze da golf sul sedile posteriore e sal
accanto al posto di guida.
Io lo guardai smarrita. Non so guidare, dissi.
Certo che ne sei capace. Anzi, sei una provetta automobilista.
Ma non saprei portare questo... questo mostro.  troppo
pesante, mastodontico...
Hai guidato questo mostro, come lo chiami tu, per la
maggior parte dei diecimila chilometri che ha percorso. Smettila
di pensare a tante sciocchezze, cara Lisa, alle cose che sai e a quelle che non sai fare. Vedrai che tutto ti riuscir perfettamente
naturale. Ad ogni modo, sai che io detesto guidare; be', forse
non lo ricordi, ma  cos.
Ma ho la patente?
Certo, l'hai presa dieci o dodici anni fa.
Salii in macchina con riluttanza. Devo dire che ero letteralmente
terrorizzata. Per quanto ne sapevo io, non avevo mai
guidato in vita mia. E, senza dubbio, prima d'allora, non avevo
mai visto un'auto di quelle dimensioni. Il cruscotto mi sembrava
un groviglio di scintillanti bottoni e aggeggi, mentre il radiatore
era qualche cosa di vago e lontanissimo.
Subito, per, constatai che Charles aveva ragione. Cercai di
annullare completamente la mia personalit e, dopo un momento,
mi resi conto di aver avviato il motore. Spinsi l'acceleratore
e, chiss come, il mostro si mosse.
Mentre percorrevamo il viale, sapevo che il mio cervello e il
mio corpo erano automaticamente legati a quella macchina. In
qualche modo, totalmente dimenticato, il fatto di guidare era
per me una cosa del tutto naturale. Ebbi un momento di panico
quando, superato il cancello, mi spinsi sulla strada. Di fronte a
me, vidi una curva che mi parve terribilmente brusca. Invece la
presi con grazia, il che mi aiut a convincermi che dovevo aver
gi compiuto quella manovra innumerevoli volte.
Non ricordavo il percorso, e Charles provvide a indicarmelo.
Attraversammo un villaggio piuttosto piccolo, ma pittoresco e
ricco di alberi secolari, composto da piccole ville ben tenute. Mi
domandai se quello fosse Chadwell St. John. Poi, superammo
un vecchio ponte. Lanciai un'occhiata al fiume, verso il quale si
piegavano i rami dei salici piangenti, prima di inoltrarmi in una
strada stretta, che si snodava in un bosco.
Non rammentavo nemmeno quella, ma sembrava che,
istintivamente, sapessi evitare i punti pericolosi. Mi pareva
assurdo che, per quanto la mia mente ignorasse certe cose, il
corpo dimostrasse di conoscerle.
Lo stesso mi accadde quando giocammo a golf. Se indugiavo
a riflettere, non sapevo assolutamente che movimento compiere,
ma se riuscivo ad annullare del tutto la mia mente, facevo
automaticamente il gesto esatto.
Quello era un campo di diciotto buche, e io me la cavai
discretamente. Era piacevole trovarsi l, e tutto sommato mi
rallegravo di essere lontana da casa. Quando ritornammo alla
palazzina del club, Charles offr da bere a tutti. Per me, ordin
del whisky senza consultarmi, ed io provai l'impulso di rifiutarlo.
Ma quando lo bevvi, mi accorsi di gradirlo molto, e compresi
che avrei dovuto adeguarmi a quell'abitudine.
Pi tardi, mentre pranzavamo, chiesi a Charles da quanto
tempo io bevessi.
Lui mi guard con aria divertita: Oh, da molti anni.
Perch?
Non mi piace questa abitudine, dissi.
Non ti ho mai visto perdere il controllo di te, se  questo che
ti preoccupa.
Comunque, la cosa non mi piaceva affatto. Cominciavo a
rendermi conto che nemmeno io mi piacevo.


Capitolo quinto.

Quando rincasammo, presi ad aggirarmi, sconsolata, per la
villa, alla ricerca affannosa di qualche cosa che mi fosse
noto.
Nel cassetto di una scrivania trovai molte fotografie, che
raffiguravano soprattutto Joanna, nelle varie et della sua vita.
Le studiai a lungo, quasi disperatamente. Senza dubbio, se
Joanna era mia figlia, avrei dovuto ricordare qualcosa di lei.
Doveva esserci qualche episodio della sua infanzia che non
avevo dimenticato. Sembrava che fosse stata una bambina
tranquilla e seria, dagli occhi scuri, che si era trasformata in una
ragazzina dal viso solenne e, infine, in una giovane donna molto
posata.
Trovai anche qualche istantanea di Charles e poche di me
stessa, che risalivano ttte a un'epoca recente. Ce n'erano un
paio di noi ritratti insieme, contro uno sfondo di palme e di
terrazze, evidentemente durante una vacanza trascorsa sul
continente. Una mi raffigurava in costume da sciatrice - sapevo
davvero sciare? - ferma nel sole, su un campo di neve. Poi, ne
vidi una di Charles, seduto in una gondola, e un'altra di lui
sul ponte di uno yacht.
Alcune istantanee portavano la data e l'indicazione della
localit, scritte sul retro con la mia grafia: 1957, 1958, 1959. Mi
rattristai nel guardarle. Nessuna di esse - che fosse stata scattata
a St. Moritz o a Capri, a Cannes o a.Napoli, a Venezia o a
Lugano - significava qualcosa per me.
Quante volte Russ ed io avevamo progettato un giorno o
l'altro, quando la guerra sar finita... - di visitare quelle
localit. Avevamo sfogliato vecchie riviste, avevamo gi deciso
l'itinerario e ci eravamo sentiti felici, soltanto nell'immaginare le
vacanze che avremmo trascorso insieme.
Ormai, la guerra era finita - da quanti anni? - e io avevo gi
visitato tutti quei luoghi. Ma non con Russ.
Uscii in giardino. Durante i primi giorni, ne avevo esplorato
ogni angolo, sperando di scoprire qualcosa che facesse scattare
in me la molla del ricordo.
Nelle stalle, dietro la casa, avevo trovato un puledro bruno
che aveva nitrito con soddisfazione, al mio avvicinarsi. Mi era
sempre piaciuto molto cavalcare, o, almeno, era piaciuto alla
Dorcas Mallory che io ricordavo.
Cos, per parecchie mattine di seguito, uscii a cavalcare col
puledro. Questo svago mi procur gli unici momenti di serenit
che avessi conosciuto dal momento del mio risveglio in quella
casa. Ma non possedevo alcun ricordo precedente del cavallo.
Lo stesso era accaduto con Candy, lo spaniel che era relegato
nelle stalle, perch a Charles non piaceva che i cani girassero per
la villa.
La prima volta che l'avevo visto, mi era venuto incontro
abbaiando, e si era accucciato vicino a me, in un'estasi adorante.
Mi conosceva: non potevo avere dubbi in proposito, n potevo
dubitare pi di aver vissuto l da tempo. Eppure, non riuscivo ad
accettare quella realt.
Spesso, uscivo in macchina, alla ricerca vana di qualche
indizio. Ma, per quanto percorressi chilometri e chilometri, quel
paesaggio continuava a risultarmi sconosciuto.
Penso che, da principio, Charles non fosse entusiasta
di lasciarmi uscire da sola, ma a poco a poco la sua vigilanza
cess. Forse, se all'inizio aveva temuto che io potessi fuggire,
ben presto si era reso conto che non esisteva alcun luogo dove
potessi andare. Anch'io l'avevo capito, oppure, mi ero adattata
a una routine alla quale, senza saperlo, ero gi abituata.
Di tanto in tanto, qualcuno veniva a farci una breve visita.
Per lo pi, si trattava di amici di Charles. Davanti a loro,
provavo di nuovo l'impressione che Lisa Landry non fosse
molto popolare, soprattutto che non lo fosse con le donne.
Quanto agli uomini, sembrava che non si accorgessero di me.
Oppure questo avveniva perch io cercavo di sfuggire tutti il
pi possibile? Perch ero altera e sdegnosa come la
Lisa Landry delle fotografie?
Non avevo alcuna possibilit di saperlo. Ero una sconosciuta
per me stessa.
Talvolta, uscivo con Charles, quando ero invitata a farlo, ma
non credo che Lisa e lui avessero avuto l'abitudine di trascorrere
molto tempo insieme.
Un giorno, gli dissi che, forse, sarebbe stato meglio spiegare
agli amici che io avevo perduto la memoria, ma Charles,
alzando le spalle, scart questa possibilit.
Che te ne importa?, replic. Non devi rispondere a loro
del tuo atteggiamento. Lascia che pensino quello che vogliono.
In realt, non me ne importava nulla. Stavo recitando una
parte, per il momento, ma un giorno o l'altro, ne ero certa,
quella cortina che mi offuscava la vista si sarebbe sollevata e io
sarei stata di nuovo me stessa. Doveva accadere cos. Non
potevo continuare ad essere Lisa Landry per tutta la vita.
In meno di tre settimane, ero riuscita a comprendere che vita
solitaria avessi trascorso o, piuttosto, avesse trascorso Lisa. All'inizio,
Charles era rimasto in casa la maggior parte del tempo, ma
poi aveva cominciato ad assentarsi sempre pi di frequente.
A volte, sapevo dove andava, quando posava le mazze da
golf sul sedile posteriore della macchina (non usava quella color
crema, che doveva essere di mia esclusiva propriet, ma un'altra
dalle stesse poderose proporzioni, con la carrozzeria azzurra) e
l'awiava con una specie d'impeto furioso lungo il viale. Altre
volte, mi sembrava di capire che andasse in citt, ma non sapevo
se per motivi d'affari o di svago.
Poi, scoprii che passava anche buona parte del tempo sul
fiume. Possedeva un piccolo yacht, o forse si trattava di un
dinghy: non lo sapevo perch non mi ero mai interessata degli
sport nautici. Avevo motivo di credere che anche Lisa Landry
non ne fosse entusiasta. Infatti, sebbene, di tanto in tanto,
Charles mi proponesse di andare a giocare a golf con lui, non mi
invitava mai ad accompagnarlo al fiume.
Pensavo che, forse, in circostanze diverse, quello svago mi
sarebbe piaciuto. Un paio di volte, scesi sulla riva del fiume e
indugiai a osservare le imbarcazioni. Rimasi stupita, notando
quante ce ne fossero, e poi appresi che il club nautico locale
aveva la sua sede poco pi gi. Credo che Charles ne fosse il
presidente o qualcosa di simile.
Una sera, l'accompagnai al ballo del club e passai praticamente
tutta la serata al bar. Fui lieta di abbandonare la sala da
ballo, dopo un giro di dovere fatto con Charles. Pensai
vagamente che a Dorcas Mallory piaceva molto ballare. Quante
volte Russ e io...
Possedevo troppi ricordi nostalgici di quelle ore felici che
avevo trascorso, ballando con lui. E se quei ricordi appartenevano
soltanto a un sogno, ebbene allora si trattava di un sogno
incantevole, infinitamente prezioso per me.
Mentre me ne stavo seduta sullo sgabello del bar, mi resi
conto che Lisa Landry non faceva altro che comportarsi nel
modo che tutti si aspettavano da lei. A Charles, perlomeno,
doveva sembrare naturalissimo vederla vuotare i bicchieri che,
gentilmente o meccanicamente, continuava a offrirle.
Quanto a lui, non beveva molto. Mi domandai che cosa
pensasse della donna che gli stava vicino. Non era facile
interpretare i pensieri di Charles, anche se io studiavo con
interesse l'espressione del suo volto.
Era mai esistito un tempo in cui egli e Lisa Landry si erano
compresi? L'idea mi sembrava assurda: eppure doveva esserci
stato un senso di attrazione reciproca che li aveva condotti al
matrimonio, al matrimonio che aveva dato luogo alla nascita di
una figlia, e poi all'indifferenza. Quanto era durata quell'attrazione?
Era possibile che Lisa Landry, a vent'anni, fosse stata
innamorata di lui?
Era inutile indagare su questo punto perch, se quell'uomo
non mi piaceva, devo ammettere in tutta franchezza che
nemmeno Lisa mi piaceva. Anzi, esaminando la questione ,
onestamente, mi era molto difficile credere che Charles avesse
trovato in lei qualcosa da amare. Era possibile che qualunque
cosa Lisa facesse, avesse il potere di irritarlo? Oppure lui
riusciva a essere felice in un suo modo personale?
Era impossibile scoprire qualcosa sotto quella maschera
enigmatica. L'unica impressione che mi ero fatta di Charles (e
non sapevo spiegarmene il motivo) era che egli accettasse la
situazione con un segreto senso di divertimento.
Ne ero cos convinta che, ogni qualvolta sollevavo gli occhi a
guardarlo, mi aspettavo di sorprendere sul suo viso un'espressione
di cinico divertimento. Invece, non la vedevo mai, ma
continuavo a credere che essa esisteva, nascosta in qualche
meandro della mente di lui. Chiss, forse, Charles si sentiva
solo come lo era stata Lisa Landry, come lo ero io.
Mai, fino al giorno in cui avevo dovuto assumere l'identit di
Lisa Landry, mi ero resa conto di quanto una persona possa
essere sola e priva di amici.
A volte, mi avviavo a piedi fino a Chadwell St. John e mi
aggiravo oziosamente per la strada principale, osservando le
vetrine. Di tanto in tanto, entravo nei negozi. Immagino che
tutti mi conoscessero, al villaggio, ma dall'espressione di mal
celata sorpresa che leggevo sui visi delle commesse, mi resi
conto che Lisa Landry non aveva l'abitudine di fare personalmente
qualche spesa. In quelle rare occasioni, acquistavo oggetti
dei quali non avevo bisogno, ma non volevo confessare
nemmeno a me stessa che lo facevo soltanto per stabilire, sia
pure per pochi minuti, un rapporto umano, non importa con chi
e non importa come. La solitudine, per me, era una malattia che
mi avrebbe distratta, col tempo.
Talvolta, per lo stesso motivo, entravo nel piccolo bar locale,
bevevo una tazza di t che non desideravo affatto e mi
concedevo il piacere di fare qualche chiacchiera inutile con la
cameriera. E ogni tanto, entravo anche al Royal Oak, il tipico
bar-osteria del villaggio, con le pareti foderate di legno, che dava
sulla campagna. E l bevevo un drink. che ero abbastanza onesta
da riconoscere di desiderare. Ma anche al Royal Oak mi
sentivo piuttosto a disagio: sapevo che, non appena fossi uscita,
si sarebbero levati commenti a proposito di quella visita
insolita.
La parte peggiore della giornata era la sera, quando
l'oscurit riempiva le stanze della bellissima casa e le pareti
sembravano stringersi intorno a me, come le mura di una
prigione.
Una sera, sedetti al pianoforte, domandandomi se sarei stata
ancora in grado di suonare qualcosa. Dorcas Mallory suonava
piuttosto bene, ma ignoravo se Lisa Landry fosse in grado di
distinguere una nota dall'altra.
Prima, sfiorai i tasti con gesto incerto, poi acquistai fiducia in
me, con un senso di gioiosa sorpresa. C'erano tante cose che
Lisa Landry sapeva fare e che Dorcas Mallory ignorava
completamente, ed ora ero felice di scoprire che ce n'era anche
qualcuna in cui Dorcas Mallory aveva la meglio.
Sul pianoforte, trovai parecchi testi musicali che conoscevo a
memoria, perch Dorcas li aveva eseguiti tante volte. Per
un'ora, fui pi felice di quanto non lo fossi mai stata, dopo la
fatale mattina del matrimonio di Joanna. Mentre le mie dita
vagavano sui tasti, ricordai gli esercizi che avevo eseguito
faticosamente da bambina, le melodie che piacevano a pap e
che lui mi ascoltava suonare, felice, battendo il tempo con un
dito sul bracciolo della poltrona. Passai da Brahms a Rossini, da
Beethoven all'operetta, da Mendelssohn alle canzoni popolari
dell'epoca che io ricordavo. Ma soltanto quando mi inoltrai in
uno studio di Chopin mi resi conto dove la memoria mi aveva
condotto. Profonda  la notte", infatti, era stato il motivo
prediletto da Russ e da me, il nostro motivo.
Si trattava di una di quelle preziose piccole cose che formano
un legame tra due persone profondamente innamorate. Avevamo
ballato la prima volta insieme al ritmo di un arrangiamento
moderno di quello studio, e dopo di allora, ogni qualvolta lo
sentivamo suonare, i nostri occhi si incontravano con uno
sguardo colmo di dolcezza.
Quando l'ultima nota mor, nel silenzio, tutta la stanza mi
sembr piena di ricordi, che vagavano intorno a me. Chiusi gli
occhi, provando uno struggente desiderio di qualcosa che non
sapevo definire.
Poco dopo, scivolai via dalla stanza e raggiunsi la mia camera
da letto col soffitto azzurro. Ancora una volta, compresi che non
potevo accettare nulla del presente, per quanto mi sforzassi di
farlo, perch accettarlo significava negare Russ. E questo mi
avrebbe fatto perdere ogni fiducia nella vita.
Alcuni giorni dopo, Charles mi propose di accompagnarlo a
Londra, e io accettai volentieri.
Qualunque cosa - persino un viaggio con lui - era preferibile
al restarmene confinata in casa. Il tempo si era volto al brutto. La
pioggia sferzava i petali delle dalie e delle ultime rose. Le foglie
degli alberi cadevano, bagnate, sotto l'impeto del vento.
Quando partimmo, diluviava. Io guidavo a forte andatura,
come sempre: Charles mi aveva automaticamente lasciato il
posto al volante. La visibilit non era molto buona, ma in
compenso le strade erano eccezionalmente sgombre di traffico,
e poi io possedevo un'istintiva fiducia nella mia abilit di
automobilista.
Era una sensazione stranissima quella di riuscire a separarmi
da me stessa, e criticare o approvare il mio comportamento con
l'imparzialit di un estraneo. Io non partecipavo a quello che
Lisa Landry faceva o non faceva: le sue azioni erano assolutamente
al di fuori del mio controllo. A me non restava altro che
seguire i suoi passi.
Non conoscevo Londra. Tutto quanto ricordavo della citt
mi proveniva dalla breve visita che Dorcas Mallory vi aveva
compiuto, la vigilia del suo matrimonio. E quel giorno, lei era
stata troppo felice per notare le caratteristiche della citt,
profondamente ferita dalla guerra.
Tuttavia, non rimasi per nulla sgomenta dal traffico che
incontravamo. Probabilmente, Lisa Landry era venuta spesso a
Londra. Questo mi venne confermato dal portiere dell'albergo,
che si rivolse a me chiamandomi per nome, dal capo cameriere
del ristorante dove cenammo e dal direttore di sala del
night-club dove ci recammo, dopo.
Se Charles mi aveva invitato ad accompagnarlo nel viaggio
per semplice gentilezza, temo di avergli fatto rimpiangere il suo
gesto caritatevole. Infatti, non ero certo una compagna piacevole
per lui. Mi resi conto che potevo essere infelice e depressa a
Londra quanto lo ero a Chadwell St. John, e non mi meravigliai
quando, un mattino, Charles mi sollecit a tornare a casa da
sola. Non compresi se la sua decisione mi avesse procurato, o
meno, un senso di sollievo. Per me, ormai, tutto era uguale.
Lui mi diede alcune rapide istruzioni circa il percorso da
seguire, come se fosse sottinteso che, ormai, dovessi conoscerlo
abbastanza, sulla base dei viaggi precedenti. Alcuni particolari
mi sfuggirono, ma non mi curai di farglieli ripetere.
E, naturalmente, mi persi. Se non fosse stato per questo,
suppongo, non mi sarei trovata ad aspettare che il semaforo
desse segnale di via libera proprio di fronte ad un edificio che
conoscevo. Dietro di me, si trovava una lunga fila di automobili,
che rimasero bloccate dalla mia sosta prolungata: ci fu un
autentico clamore di clacson, esclamazioni, grida, dei quali io
non mi curavo, perch stavo osservando l'edificio con sguardo
incredulo.
Era il Darlton. Era l'albergo dove Dorcas Mallory era
scesa, aveva preso alloggio, quel giorno di aprile del 1944. E
senza dubbio, era una prova che io avevo veramente abitato l.
Dunque, l'unica vita che ricordavo non era affatto una allucinazione.
Insensibile, nella emozione della scoperta, al frastuono che
la mia sosta aveva provocato, rimisi in moto la macchina, cercai
un posto vuoto nel parcheggio davanti all'albergo, e mi insinuai
tra due automobili con un'audacia che avrebbe terrorizzato i
loro proprietari.
Tremavo, quando oltrepassai la porta girevole dell'albergo.
Mi ero sbagliata, forse? Avevo solo immaginato di ricordare il
Darlton? Non appena fui nell'atrio, compresi di non essermi
ingannata: il mobilio era nuovo, le tappezzerie diverse, i volti
dietro al banco sconosciuti, ma io riconobbi quell'ambiente. Mi
lasciai cadere sul rosso puff circolare che si trovava al centro
della hall, in uno stato di attonita meraviglia.
Sedetti esattamente dove Dorcas Mallory si era seduta tanti
anni prima e aveva atteso che suo padre, fermo davanti al banco
del portiere, la raggiungesse. Rivedevo la scena tanto chiaramente
che ero quasi stupita di non vedere anche pap attraversare
a grandi passi l'atrio, dirigendosi verso di me.
Nella hall c'era molta gente: persone che entravano, altre
che uscivano, e nessuno osservava la donna smarrita nei ricordi.
Non so quanto tempo rimanessi l. Ero conscia soltanto della
pace che, finalmente, era scesa in me, del senso di conforto che
mi comunicava il fatto di trovarmi in un luogo al quale sentivo di
appartenere.
Penso che fosse trascorsa almeno una mezz'ora, prima che
mi venisse l'idea di salire al piano superiore per vedere se sarei
riuscita a ritrovare le stanze che Dorcas Mallory e suo padre
avevano occupato.
Salii a piedi fino al secondo piano. Tutto era esattamente
come io sapevo che doveva essere. Giunta sul pianerottolo
dovevo percorrere il lungo corridoio a sinistra, in fondo al quale
c'erano le due stanze attigue, il numero cinquantacinque e il
cinquantasette.
Adesso, pensai, dovevo soltanto aprire una di quelle due
porte, e avrei trovato l'abito blu, il cappellino bianco e le valigie
ancora intatte, pronte per il viaggio di nozze. E avrei ritrovato
anche mio padre, che mi avrebbe accompagnata incontro a
Russ.
La sensazione era tanto forte, tanto violenta, che mi trovai
con la mano sulla maniglia prima di rendermi conto che, da
allora, erano passati quindici anni. Desideravo troppo entrare in
quelle stanze. Desideravo sentirmi riafferrare dalla pace e dalla
felicit che avevo conosciuto in questo luogo.
Scesi di nuovo al piano terreno, e pregai il portiere di
controllare il registro. Lui era un giovanotto molto gentile, ma
decisamente flemmatico, e io attesi con ansia, mentre sfogliava
lentamente le pagine. Infine, sollev lo sguardo, che aveva
un'espressione di rammarico.
No, mi dispiace, signora, le stanze cinquantacinque e
cinquantasette sono gi occupate.
Per quanto tempo?, lo interruppi. Quando saranno
libere?
Lui controll di nuovo il registro e mi disse che sarebbero
state libere soltanto dopo due settimane. Certo, non poteva
rendersi conto della delusione che mi aveva procurato con
quella risposta.
Abbiamo altre stanze, mi assicur, ma io scossi il capo e
mi voltai per andarmene.
Non importa...
Invece, mi importava molto. Desideravo disperatamente
entrare in quelle camere e trascorrere la notte in una di esse.
Ma che cosa volevo in realt?, mi domandai. Che cosa mi
aspettavo? Di svegliarmi, il mattino seguente, e scoprire che
l'orologio era miracolosamente tornato indietro di quindici
anni? Oppure, avevo semplicemente sperato, ritrovandomi in
quelle stanze, di trovare anche una prova tangibile di un passato
che, forse, non era mai esistito?
Mi lasciai cadere nuovamente sul puff. Adesso, ero sbigottita,
confusa. Come poteva Lisa Landry ricordare questo
albergo? Quindici anni prima, lei era... dove? Certo non qui.
Quindici anni prima, era gi sposata con Charles, aveva una
figlia, una sua propria vita, che non aveva nulla a che fare con
quella di Dorcas Mallory.
La ragazza che aveva alloggiato qui, nell'aprile del 1944, non
era mai esistita. Forse era un'immagine nata dal mio desiderio
inconscio di condurre un'esistenza diversa da quella che mi
apparteneva. Giunta a questo punto delle mie riflessioni, mi
alzai lentamente, mi diressi ancora una volta verso il banco e mi
rivolsi al direttore.
Questi, un uomo anziano e molto gentile, mi invit a
seguirlo nel suo ufficio. Quando gli spiegai che cosa desideravo,
parve un poco stupito. Probabilmente, pensava che io fossi un
po' strana, ma doveva essere abituato ad avere a che fare con
persone eccentriche, perch il suo contegno rimase tranquillo e
cortese. Dovevo averlo convinto dell'importanza di quello che
desideravo, o, semplicemente, era una persona gentile per
natura.
Sollev il ricevitore del telefono interno, parl con qualcuno,
e poi mi offr una sigaretta. Discorremmo del tempo fino a che
una giovane donna entr, portando un grosso, vecchio registro.
Lo pos con una smorfia sulla scrivania del direttore, e lui lo
ricevette con la stessa smorfia.
Non sembra troppo pulito, osserv.
Penso che sia stato danneggiato durante la guerra, spieg
la ragazza. Sembra che sia rimasto bagnato per lungo tempo e
che poi qualcuno, l'abbia asciugato.
Quando fu uscita, io osservai impaziente il direttore che
continuava a voltare le pagine con aria distratta. Avevo quasi
voglia di togliergli il registro di mano, quando lui mi chiese:
Qual era la data, signora Landry?.
Gliela ripetei, e lui sollev di nuovo lo sguardo, lanciandomi
un sorriso simpatico. A questo punto, non resistetti pi. Mi
alzai, passando dall'altra parte dello scrittoio, e, ignorando lo
stupore dell'uomo, presi a sfogliare in fretta il registro. Notai che
le pagine si erano indurite, proprio come accade alla carta che 
rimasta bagnata per lungo tempo. Alcuni nomi erano addirittura
illeggibili, ma io continuavo a girare le pagine e mi sentivo la
gola stretta come da una morsa di spasimo.
Il registro sapeva di muffa, ma io quasi non me ne
accorgevo. Ormai, era questione di pochi secondi, e poi avrei
trovato la data che cercavo. Due pagine erano appiccicate e
l'inchiostro si era sparso, rendendo le firme quasi illeggibili.
Seguii la lista, e il dito tremava tanto che quasi non riuscivo a
controllarne i movimenti. Poi, apparvero i nomi, indistinti,
semi-cancellati, ma leggibili:
Adrian R. Mallory.
E sotto: Dorcas Mallory.


Capitolo sesto.

Non ricordo quasi nulla del mio viaggio fino ad Alderford.
Ero in un tale stato di eccitazione che avevo uno scatto di
impazienza ogni qualvolta un ostacolo mi impediva di procedere.
Mi pareva quasi di non poter uscire da Londra, per via del
traffico. Per di pi non riconoscevo i luoghi, e sbagliavo
facilmente strada.
Sarebbe stato molto pi ragionevole, se mi fossi fermata
tranquillamente a studiare una mappa: una cosa che fui costretta
a fare, in seguito. Ma da principio, riuscivo soltanto a pensare
che la strada verso nord conduceva ad Alderford, e che ad
Alderford avrei trovato Russ.
Non sapevo n come, n dove, n quando, ma ero certa che
l'avrei trovato, alla fine del viaggio. Dovevo trovarlo. Perch, se
Dorcas e Adrian Mallory erano esistiti, allora era inevitabile che
fosse esistito anche Russell Winslow. Il mio cuore si colmava di
un umile senso di gratitudine, di un gioioso sollievo, a quel
pensiero.
Premetti il pedale dell'acceleratore, e l'auto divor quella
strada che sembrava senza fine. Oltrepassai cittadine e villaggi,
fremendo a ogni semaforo rosso, a ogni incrocio che mi
obbligava a fermarmi, a ogni mio momento d'incertezza. Infine,
dopo aver aquistata una mappa, mi costrinsi a studiare il
percorso. Fumai una sigaretta, e mi resi conto di non avere
mangiato nulla, dopo la prima colazione, ma non potevo
perdere tempo. Avevo atteso quindici anni e mezzo per scoprire
ci che avrei trovato alla fine di quel viaggio. Dunque, non
potevo sprecare nemmeno un minuto.
Pi tardi, non riuscii a ricordare nemmeno un particolare di
quella strada o della zona. Rammentai che, a volte, durante la
serata c'erano stati degli scrosci di pioggia, ma ormai ero vicina
alla meta, e - cosa pi meravigliosa di tutte - stavo percorrendo
strade che mi erano note.
La mia eccitazione aument quando mi resi conto che non
avevo pi bisogno di studiare la carta, perch conoscevo ogni
svolta, ogni incrocio. Alcune delle strade erano state ampliate,
ma per lo pi erano rimaste uguali a quelle che ricordavo.
La citt, invece, era cambiata e, quando vi entrai, fui assalita
da una sensazione di timore. Alderford mi sembr molto pi
grande di quella dove ero cresciuta. Avevano allungato le vie,
c'era una nuova grande stazione di autobus, e i percorsi a senso
unico mi confondevano. Dovetti fare un giro lunghissimo, prima
di ritrovarmi davanti all'Albergo Cigno Nero, e poi scopersi che
pure quello era stato restaurato con uno stile moderno.
Anche il tono della vita appariva mutato. Alderford era stata
una cittadina sonnolenta, senza quell'atmosfera di prosperit
che oggi vi dominava. E tuttavia, per quanto fosse mutata, era
proprio Alderford. La conoscevo benissimo.
Passai davanti a numerosi bar che non esistevano, ai miei
tempi, davanti al cinema Odeon, e percorsi la leggera salita del
parco. Questo, per lo meno, era esattamente come una volta: lo
spazioso viale fiancheggiato da ville eleganti, circondate da
grandi giardini, era la strada che conduceva a High Towers, a
casa mia, da mio padre, che avrebbe saputo dirmi dove ritrovare
Russ.
Ancora pochi istanti e poi, non appena avessi superato la
curva, High Towers mi sarebbe apparsa davanti. Sarei riuscita
a scorgere il suo tetto rosso stagliato contro gli alberi, i camini, il
muro di cinta. L'avrei vista, traendone conforto, calore e
sicurezza.
High Towers non possedeva lo splendore della casa di Lisa
Landry. Forse, era un po' antiquata, sia nella struttura esterna
che nell'arredamento. D'inverno, vi faceva sempre freddo,
perch pap non aveva fiducia nel riscaldamento centrale. A lui
piacevano i grandi caminetti, con le loro splendide fiammate,
che a me lasciavano sempre qualche brivido. Ma quella era la
mia casa, mi apparteneva come l'altra casa, moderna e lussuosa,
non mi sarebbe appartenuta mai.
Avrei attraversato il cancello, percorso il viale fino al grande
portone d'ingresso, sarei passata accanto alla siepe di rododendri,
che profilava il prato non molto ben tenuto, con una quercia
al centro, sotto la quale eravamo soliti riposare, quando taceva
molto caldo. Ci sarebbe stata ancora la vecchia Henrietta? Forse
no. Mi era sembrata gi tanto vecchia, quel mattino di quindici
anni prima, quando mi aveva baciata, facendomi gli auguri di
felicit che si fanno a una sposa. Cara vecchia Henrietta, col suo
grembiule bianco inamidato che aveva sempre un vago profumo
di lavanda... E la signora Bakewell, la cuoca, preparava ancora i
biscotti morbidi, saporiti, le torte al cioccolato?
Ormai, ero giunta in cima alla collina e avevo gi superato la
curva. E poi, sentii che il mio volto si irrigidiva lentamente, che i
miei occhi si dilatavano, increduli.
Di fronte a me, c'era un grande caseggiato popolare.
La macchina aveva acquistato velocit, scendendo la collina.
Io frenai bruscamente e balzai a terra.
Non poteva essere! Era assurdo! Pap non avrebbe mai
venduto la villa che apparteneva alla sua famiglia da
centocinquant'anni. Non avrebbe mai permesso che qualcuno la demolisse,
per costruirvi un'altra casa. Doveva esserci un errore.
Dovevo aver preso la strada sbagliata. Certo, era cos, e High
Towers si trovava altrove.
Invece, sapevo benissimo che non era vero. Non avevo
sbagliato strada e la villa avrebbe dovuto essere l, esattamente
dove si trovava, ora, il caseggiato popolare.
Risalii in macchina e girai per i dintorni, incapace di
arrendermi alla realt, ma da nessuna parte trovai traccia di
High Towers. Era scomparsa, completamente, come se non
fosse mai esistita.
Interrogai parecchie persone della zona, ma nessuna mi fu
d'aiuto. Nessuna ricordava che cosa ci fosse, prima che costruissero
quel caseggiato. Ebbi maggior fortuna con una coppia
anziana, che camminava sotto braccio. Marito e moglie rammentavano
che c'era stata una villa da qualche parte, l
intorno.
La donna sembrava preoccupata perch non riusciva a
ricordarne il nome. Come si chiamava? Non riesci a ricordartene,
pap?
No, mamma. Per, era una bella casa...
S, ma il nome? L'ho sulla punta della lingua.
Non le feci osservare che glielo avevo appena detto.
Sembrava che fosse un punto d'onore, per lei, ricordarlo da
sola.
Chiesi al marito se rammentava il nome del proprietario
della villa. Non era forse Mallory? Lui non lo sapeva. Ricordava
soltanto la casa perch, un tempo, aveva passeggiato sovente
con sua moglie da quelle parti, nelle serate pi tiepide. Per
lo meno, le loro risposte mi confermavano una cosa della quale
ero certa: non avevo sognato High Towers.
Prima di allontanarmi, tolsi la donna dall'imbarazzo. La
casa si chiamava High Towers, le dissi con dolcezza.
Ecco!, esclam lei, trionfante. Ecco, proprio cos.
Gliel'ho detto che l'avevo sulla punta della lingua.
High Towers, proprio cos.
Ritornai in citt, triste e depressa. Non sapevo dove andare,
n che cosa fare. Per la prima volta, presi in considerazione
l'eventualit che mio padre fosse morto. Non mi ero resa conto,
fino a quel momento, che quindici anni avevano dovuto
trasformare un vigoroso uomo di sessanta anni in un vecchio di
settantacinque.
Non sapevo come accertarmene e avevo paura di scoprirlo.
Non ricordavo il nome dei suoi avvocati. I loro uffici si
trovavano nella strada principale, ma non rammentavo esattamente
dove. Comunque, a quell'ora, dovevano essere chiusi.
La vista di una cabina telefonica mi fece pensare che, se lui
abitava ancora ad Alderford e possedeva il telefono, il suo nome
avrebbe dovuto trovarsi nell'elenco. Quando scesi dalla macchina,
mi accorsi di quanto fossi stanca. Se avessi potuto andare a
casa...
Certo, non mi aspettavo di trovare il nome di pap
nell'elenco. Comunque, credo di avere avuto proprio in quel
momento la certezza che lui era morto: se fosse vissuto, non
avrebbe sopportato di vedere sorgere, al posto della sua antica
casa e del suo giardino, quell'edificio popolare.
La cabina odorava di muffa, ma io esitavo a uscirne. Mi
sembrava pi semplice restare l, invece di tornare alla macchina
e di prendere una decisione. I miei occhi erano caduti sulla
pagina che, mentre riponevo il volume sulla mensola, mi si era
aperta davanti. Lessi i nomi senza vederli veramente: Williams,
Willis, Wills, Wilson, Windle, Windler...
A un tratto, ebbi paura di guardare oltre. Non era possibile
o, almeno, esisteva una possibilit troppo remota. Alderford
non era la citt di Russ: quindi, non ci sarebbe stato motivo per
cui egli abitasse l, ora. Ma fui costretta a scorrere la pagina fino
in fondo: Windley, Winifred, Winn, Winnard, Winnett, Winship, Winslow...
Winslow, R. Greenways, Cedar Avenue.
Con un balzo uscii dalla cabina e tornai alla macchina. Conoscevo
Cedar Avenue: era uno dei viali che sboccavano nella strada
principale dalla quale provenivo, in quel momento.
Salita al volante, accesi una sigaretta con dita tremanti. Se
quel R. Winslow era proprio il mio Russell, allora mi trovavo
soltanto a mezzo chilometro da lui. Ma avevo troppa paura per
riuscire a muovermi. Me ne stavo seduta in macchina, provando
un senso di malessere al pensiero di andare incontro a un'altra
delusione.
Osservai i passanti, un uomo con un cane, una ragazza sola,
una coppia... Russ ed io avevamo passeggiato tante volte
insieme, per questa strada. L'ultima era stata d'inverno, durante
la sua licenza precedente a quella in cui avremmo dovuto
sposarci. Allora, c'era la neve e soffiava un vento freddo, ma noi
avevamo preferito passeggiare piuttosto che fare una gita in
macchina. Camminavamo tenendoci per mano, come la giovane
coppia d'innamorati che vedevo adesso. Quel giorno, i fiocchi di
neve cadevano sulla pelliccia che io stringevo intorno al corpo,
sul bavero del cappotto di Russ - era sempre stato tanto fiero
della sua divisa militare lui - sui nostri capelli, sulle nostre ciglia.
Noi eravamo andati in citt per comperare gli anelli nuziali.
Mentre ricordavo tutto questo, compresi che dovevo assolutamente
vincere la paura. Anche se Winslow R. non fosse stato
Russ, dovevo scoprirlo: altrimenti non avrei pi avuto pace nella
vita.
Risalii la collina lentamente in modo da non perdere la
strada che cercavo. Sapevo esattamente dove si trovava Cedar
Avenue e l'imboccai, sempre lentamente, tentando di leggere i
nomi sui cancelli.
Vidi Russ prima di aver raggiunto la sua casa: una villa color
crema e il tetto verde, recinta da una muraglia bassa tutta
coperta da rampicanti.
Lui era in giardino. Rimasi immobile a guardarlo, mentre la
pace e la felicit s'impadronivano di me. Per sempre si era
chiuso quel mondo desolato in cui Russ non esisteva pi.
Adesso, egli era l, a breve distanza da me: non era pi illusione
di una mente malata, ma un uomo reale, vivo.
Notai qualche particolare insignificante: il pullover un po'
sformato, i vecchi pantaloni che indossava, le cesoie che teneva
in mano e gli sterpi che raccoglieva con l'altra. Poi, Russ si
drizz per concedersi una pausa dal lavoro, arrovesciando il
capo all'indietro. Osservai i muscoli della sua gola e la
carnagione abbronzata. Si era un po' irrobustito, ma questo gli
conferiva, e aveva preso l'abitudine di fumare la pipa. Mi
piaceva. Russ aveva esattamente il tipo di faccia alla quale si
addiceva una pipa fra i denti.
Lui non aveva notato me, n la macchina. Dopo alcuni
minuti, si chin di nuovo a strappare gli sterpi secchi da un
cespuglio. Io scesi, attraversai il marciapiede, raggiunsi il
cancello del giardino e rimasi l, incapace di parlare. I miei occhi
erano colmi dell'amore che provavo per lui.
Russ dovette sentire la mia presenza perch sollev il capo e
si volse. Dopo avermi lanciato uno sguardo vago, continu il suo
lavoro. Di l a poco, tuttavia, torn a girarsi, per osservarmi
meglio.
Adesso, il suo sguardo era diverso. Russ sembrava chiedersi
se io avessi bisogno di lui, o se mi limitassi semplicemente ad
ammirare il giardino.
Era a pochi metri di distanza da me, e potevo notare la
serenit dei suoi occhi grigio-azzurri, identici a quelli che
ricordavo, la dolcezza e il senso dell'umorismo che le labbra
esprimevano. Poi vidi le strisce grigie tra i suoi capelli e mi resi
conto, con un senso di choc al quale non ero preparata, che
nemmeno lui era pi giovane. Ormai, doveva avere quarant'anni.
Ma era sempre lo stesso Russ, e io l'avrei riconosciuto
dovunque.
Attesi che anche lui mi riconoscesse, attesi di vedere nei suoi
occhi quella luce che senza dubbio c'era nei miei. Non so quanto
tempo rimasi cos, ferma e silenziosa, prima di udirlo parlare, in
tono esitante, quasi fosse incerto se dovesse rivolgermi la parola:
Ha bisogno di qualcosa?.
Lo guardai con espressione supplichevole. Devi riconoscermi,
Russ, devi! Devi. Non puoi avermi dimenticato.
A un tratto, provai un nuovo senso di sollievo. Come poteva
riconoscermi lui, se io stessa non mi ero riconosciuta, allo
specchio? Non somigliavo pi alla ragazza che aveva amato,
tanti anni fa.
Ricorda una ragazza chiamata Dorcas Mallory?, gli chiesi,
sottovoce.
Mentre formulavo la domanda, avevo visto un ragazzino
correre sul prato verso di lui. Niente altro da portare via,
pap?, esclam. Poi, quando mi vide, si ferm, osservandomi
con malcelata curiosit. Doveva avere dieci o undici anni, era
biondo, con gli occhi azzurri e un sorriso timido che rivelava
l'aperta franchezza che conoscevo tanto bene in suo padre.
Quella possibilit non mi era nemmeno passata per la
mente. Mi sarebbe parso assurdo supporre che Russ avesse
sposato un'altra donna. Come avrebbe potuto essere, se noi
eravamo cos irrevocabilmente legati l'uno all'altro? E questo
bambino... Questo bambino sarebbe dovuto essere nostro...
Come hai potuto fare questo Russ? Quindici anni sono
lunghi, ma come hai potuto?
Una donna apparve sulla porta di casa. A distanza, sembrava
esile e bruna. Non potevo dire se fosse graziosa o no, ma
questo non aveva importanza. Comunque fosse, l'avrei odiata
con la stessa intensit.
Russ! Russ!, chiam. Era frutto della mia immaginazione
il senso di sospetto, quasi di risentimento, che notavo nell'atteggiamento
di lei? Rimase ferma sulla soglia, evidentemente in
attesa, padrona della situazione.
Vidi Russ agitarsi, imbarazzato. Le rispose con una parola
sola: Vengo.
Mi domandai, con un fremito di gelosia, quante volte lei lo
avesse chiamato cos, e quante volte lui fosse accorso, ubbidiente
al suo comando. Sentivo che desiderava andarsene: tuttavia,
esitava ancora, come se qualcosa lo trattenesse, ma con
riluttanza. Mi guardava con un'espressione indecifrabile.
Ripetei, con un'asprezza provocata dalla recente ferita:
Ricorda una ragazza che si chiamava Dorcas Mallory?
La donna chiam ancora, con una nota vagamente querula
nella voce: Russ?.
Avevo ripetuto la domanda col desiderio amaro di ferirlo in
qualche modo, di indurlo a vergognarsi della sua infedelt.
Non mi aspettavo una risposta. Lui stava gi per allontanarsi,
obbediente ai richiami della moglie, ma alla fine le sue parole
mi giunsero, chiare.
No, disse, mi dispiace. Non ho mai conosciuto una
ragazza che portasse quel nome.
L'indomani mi svegliai tardi, nella camera d'albergo, dopo
una notte agitata. Il sonno non era riuscito ad eliminare il senso
di amarezza che avevo provato per un tradimento cos completo.
Credo che, in seguito, avrei potuto abituarmi a sopportare
qualsiasi cosa, ma non il fatto che Russ negasse di avermi
conosciuta. Quella ferita era troppo profonda.
Era stato assurdo pensare che il tempo si sarebbe fermato
per Russ. Dovunque io fossi stata, qualunque cosa avessi fatto
durante gli ultimi quindici anni, la vita era proseguita per lui. E,
sebbene non avessi previsto di trovarlo sposato, questa era una
cosa naturale, che io dovevo accettare. Ma l'annullamento di
ogni ricordo da parte sua, no, non potevo sopportarlo.
Mi sentivo tanto infelice che non mi interessava neppure il
fatto che ormai ero ridiventata Dorcas Mallory, che potevo
vivere di nuovo la mia vita e che non sarei mai pi tornata
all'opulento squallore della casa di Lisa Landry. Ora avevo
paura di svolgere indagini su mio padre, per timore di quello che
avrei scoperto. Ma capivo che dovevo farlo, anche a costo di
trovare la conferma dei miei dubbi. La speranza che lui fosse
vivo era l'unica che mi fosse rimasta, e avrei voluto aggrapparmi
ad essa: se fosse scomparsa, non mi sarebbe rimasto nulla.
Quando lasciai la mia stanza, la sala da pranzo era gi chiusa,
ma io non desideravo consumare la prima colazione. Mi sarebbe
bastata una tazza di t, e l'avrei bevuta in un qualsiasi bar.
Non ero pi incerta su quello che intendevo fare. Pensavo
che, probabilmente, mi sarei aggirata per il corso principale e
avrei osservato le targhe metalliche sulle porte, nella speranza di
ricordare il nome degli avvocati di pap. E, se non ci fossi
riuscita, mi sarei rivolta anche a degli estranei, pur di giungere in
fondo alle mie ricerche. Mi ci sarebbe voluto del tempo, ma di
tempo ne avevo a iosa. Ero ritornata a una vita che si
prospettava altrettanto vuota quanto quella di Lisa Landry, e
una serie di indagini compiute, di porta in porta, presso tutti gli
avvocati che avevano un ufficio nella strada, poteva avere il suo
interesse.
Il sole filtrava fra le nuvole, quando uscii. Non era una
giornata calda, e io rabbrividivo un poco sotto il leggero
completo verde che indossavo.
Iniziai le mie indagini a un'estremit della strada e il compito
si dimostr subito scoraggiante. Infine, dopo un'ennesima visita
inutile, rimasi ferma, indecisa sul da fare. Non avevo ancora
bevuto il t, anzi, per essere precisi, dalla mattina precedente
non avevo pi consumato un pasto normale, e incominciavo a
sentirmi debole.
Mi trovavo proprio di fronte a uno dei nuovi bar, e non mi
ero resa conto che, stando l, sull'orlo del marciapiede, impedivo
ad una grossa macchina nera di proseguire il suo cammino. Il
guidatore premette leggermente il clacson, per invitarmi a
spostarmi.
Fu un rumore leggero ma, nello stato di sovraeccitazione in
cui mi trovavo, sussultai vivacemente. Una voce d'uomo disse:
Oh, mi scusi, non volevo spaventarla....
Sentii il cuore balzarmi in petto, come mi era sempre
accaduto nell'udire quella voce. Mi volsi di scatto e vidi Russ.
Lui mi guardava con aria incerta. Compresi che aveva subito
riconosciuto in me la donna che gli aveva parlato, la sera
innanzi. Infatti mi rivolse un cenno del capo. Quel saluto aveva
un tono di riserbo tanto diverso dall'entusiasmo col quale, una
volta, eravamo soliti salutarci, che io non potei sopportarlo.
L'angoscia e la solitudine che mi assillavano erano troppo
grandi perch li potessi nascondere, e non mi resi conto di
quanto fosse imbarazzante la situazione fino a che non vidi le
guance di lui imporporarsi. Russ chin gli occhi, confuso, e le
sue mani strinsero nervosamente il volante. Dovevo decidermi a
proseguire per la mia strada: non so come, trovai la forza di farlo.
Poi udii la portiera di una macchina sbattere, un passo veloce
seguirmi e, di colpo, tutta la mia risolutezza scomparve.
Senza voltarmi, compresi che si trattava di Russ. Rimasi l,
con gli occhi chiusi; pensando che ora avrei udito la sua voce
esclamare Dorcas! con quel tono speciale che usava solo per
me. Ma questo non accadde. Invece, lo sentii dire, esitante: Mi
scusi.
Quando mi girai a guardarlo, vidi nei suoi occhi solo
un'espressione di cortese preoccupazione e gliene fui assurdamente
grata. Per un istante, non mi import che non ci fosse
amore per me in quello sguardo; come sarebbe potuto esserci?
Russ parlava semplicemente ad una donna che aveva visto per la
prima volta la sera innanzi. Ed io ero cos assetata dell'ultima
goccia di comprensiva cordialit che poteva offrirmi, che non mi
importava affatto se lui mi considerava una sconosciuta. Per me
quella goccia bastava.
Mi scusi..., ripet Russ. Penso che non sapesse come
continuare, e anche se avessi potuto aiutarlo, non l'avrei fatto.
Ogni esitazione significava un istante di pi da trascorrere con
lui, significava allontanare il momento inevitabile in cui l'avrei
perduto irrimediabilmente.
Poi, a un tratto, mi sorrise: quel sorriso timido, irresistibile,
fanciullesco che prodigiosamente riusciva a far apparire il
mondo come un posto nel quale valeva la pena di vivere.
Desidero scusarmi con lei, disse.
Cercai di balbettare qualcosa, protestando che non aveva
importanza e che io mi spaventavo facilmente.
Oh, disse lui, non intendevo parlare di questo, per
quanto debba scusarmi anche del mio contegno di poco fa. Io
alludevo a ieri sera. Temo di essere stato brusco... Lei mi
sembrava molto turbata...
Cercai di rispondergli che nemmeno quello importava, ma
soltanto a ripensarci mi si riapr la ferita e tacqui di nuovo. Dopo
un momento, riuscii ad assumere un tono tranquillo: Non c'
motivo di scusarsi, dichiarai.
Credevo che se ne sarebbe andato. Lo lessi nei suoi occhi
che desiderava farlo: una vaga espressione, ma io lo conoscevo
troppo bene per sbagliare. Penso che lo trattenesse soltanto il
fatto che era contrario al suo istinto voltare le spalle a chiunque
sembrasse turbato, anche a uno sconosciuto.
Continu, sempre scusandosi, come se gli dispiacesse
abbandonare quell'argomento: Avevo fretta, mia moglie mi stava
chiamando. Mi scusi se le sono sembrato scortese.
Non si tratta di questo, replicai, io...
Non sono nemmeno stato sincero, m'interruppe, parlando
in fretta, come se avesse paura che, non dicendo subito quelle
parole, non le avrebbe pronunciate mai pi. Lei mi aveva
chiesto se ricordassi una ragazza che si chiamava Dorcas
Mallory... Le ho risposto di no, ma non era vero.
Il senso di gratitudine che mi pervase non fu dovuto tanto a
quelle parole, quanto al modo con cui le pronunci: affettuosamente,
con una tenerezza che invitava a un dolcissimo ricordo.
Sopraffatta dalla gioia dovevo aver barcollato per un istante,
perch udii Russ chiedermi, preoccupato: Non si sente
bene?.
Non riuscii a rispondere subito, poi mormorai: Ieri sera,
quando lei ha detto che...
S, torn a interrompermi lui, me ne dispiace. Sono
rimasto molto turbato dall'espressione che ho visto sul suo volto.
Non avrei dovuto negare, sembrava che la cosa avesse molta
importanza per lei. Ma, deve capirmi... con mia moglie che mi
chiamava...
Compresi, a un tratto, quello che la lealt nei confronti di
sua moglie gli impediva di dire apertamente. Rammentai il tono
di possesso della voce di lei, e, dal modo come Russ aveva
pronunciato il mio nome, compresi che, un giorno, avevo
occupato un posto nel suo cuore di cui quella donna poteva
essere gelosa. Certo, non ignorava che Russ ed io eravamo
giunti alla vigilia del matrimonio, e il sapere che lei avrebbe
potuto soffrire del mio ricordo, valse a confortare per un
momento il mio geloso dolore.
Tuttavia, Russ non mi riconosceva affatto, si limitava
semplicemente ad ammettere che si ricordava di me. E io
desideravo sapere che cosa era accaduto a Dorcas Mallory,
prima di rivelargli chi fossi. Volevo sapere che cosa avesse
provocato la nostra separazione, tanti anni prima.
La prego, mi parli di lei, dissi, impulsivamente.
Lui, mi guard, meravigliato: Di chi? Di mia moglie?
Scossi il capo, ma intanto pensavo: s, parlami anche di lei,
Russ. Voglio sapere che cosa  accaduto a te. Da quanti anni sei
sposato, quanto ami tua moglie, voglio sapere di tuo figlio, della
tua vita con loro. No, risposi. Mi parli di Dorcas Mallory.
Lui lanci uno sguardo incerto alla strada affollata, ai
passanti che ci urtavano mentre noi stavamo fermi sul marciapiede.
Stavo andando a bere un caff. Vuol venire con me?, gli
proposi.
Compresi che stava per rifiutare, e insistetti: La prego,
questa  una cosa molto, molto importante per me. Ho bisogno
di parlare con lei. La prego....
Sapevo che gli sarebbe stato difficile respingere quella mia
supplica, ma credo che qualcosa di pi che non una semplice,
innata gentilezza, lo spingesse ad avviarsi con me sul marciapiede
e ad entrare nel bar.


Capitolo settimo.

Il locale non era molto affollato. Sedetti ad un tavolino presso
la finestra, dicendomi che quei brevi minuti sarebbero stati gli
unici che avrei trascorso con Russ. Nemmeno quando gli avessi
detto chi ero le cose sarebbero cambiate. Se, una volta, avevo
pensato che avrei potuto correre da lui e congiungere i fili
spezzati quindici anni prima, ora sapevo che nulla sarebbe
mutato.
Discutemmo brevemente su chi avrebbe pagato il caff che
lui ordin al banco. Quando gli feci osservare che l'invito era
partito da me, replic con quel tono brusco che assumono gli
uomini in certe occasioni: Sciocchezze!. Cos, non insistetti
pi.
Il caff era ttimo: o forse mi sembrava buono perch lo
bevevo insieme a Russ? Gli offrii la mia scatola di sigarette, e
poi, proprio mentre stava per prenderne una, chiusi bruscamente
l'astuccio. No, dissi, la prego, fumi la pipa.
Be'... Russ mi guard, sorpreso che fossi al corrente della
sua abitudine. Come fa a sapere che fumo la pipa?
La fumava ieri sera, risposi timidamente. Osservai le sue
mani mentre lui caricava la pipa e provai il desiderio struggente
di stringerle fra le mie e di posarmele contro le guance, come
facevo una volta.
Non riuscivo a capacitarmi che lui non mi riconoscesse, per
quanto mutato fosse il mio aspetto. Ma penso che, forse, in una
recondita, nascosta parte del suo animo, egli dovesse riconoscere
qualcosa di me, altrimenti non mi avrebbe seguita in quel
locale, n sarebbe rimasto a fumare la pipa e a guardarmi senza
mostrare traccia di impazienza.
E a me bastava essere con lui per sentirmi felice. Adesso, la
vita mi sembrava di nuovo perfetta, ed io sentivo che un sorriso
di gioia era apparso sul mio viso.
Osservai l'espressione stupita che passava negli occhi di
Russ, un miscuglio strano, contrastante, d'incredulit, emozione,
ansia, e mi domandai che cosa avesse visto nel mio volto, se
per un momento avesse notato nella donna delusa, infelice che
gli sedeva di fronte una vaga rassomiglianza con la ragazza che
aveva amato.
Trattenni il respiro, anelando ad essere riconosciuta. Ma poi,
quello sguardo spar dai suoi occhi e tutto parve dimenticato.
Due ragazzine, che indossavano dei pantaloni troppo attillati
e un maglione, si avvicinarono al juke box e scelsero un disco.
Mentre il ritmo travolgente della musica cominciava a diffondersi
nel locale, ritornarono al tavolino.
Russ ebbe un sorriso di allegra rassegnazione. Lo conosco,
sospir. Anche i miei bambini hanno questo disco. Lo suonerebbero
dalla mattina alla sera, se noi lo permettessimo.
La mia ferita torn ad aprirsi.
I suoi bambini? chiesi, cercando di assumere un tono
indifferente. Ne ha pi di uno? Ho visto un ragazzino, ieri sera,
con lei.
Quello  Steve. Ha dieci anni. Sandra ne ha nove. Sono
pazzi tutt'e due per il rock and roll... perfino alla loro et.
Parlava allegramente, da padre di famiglia soddisfatto. La
sua placida serenit non faceva che rendere pi profondo il mio
senso di assoluta solitudine.
Dev'essere fiero dei suoi bambini. Steve  molto carino,
dissi.
Oh,  un bravo ragazzo. Lo sono tutti e due, per la verit.
Dei piccoli demoni, certe volte, naturalmente. Dovrebbero
essere a scuola, ma Sandra ha avuto il morbillo, e per ora anche
Steve deve rimanere isolato.
Due pesanti autocarri passarono nella strada, facendo
vibrare le finestre. Abbozzai una piccola smorfia di dispetto. 
tutto cos diverso qui, dissi, cos rumoroso.
Allude ad Alderford? Lei abita in citt?
No, ci abitavo un tempo, risposi, evasiva. Ma allora era
diverso.
Alderford si  molto ampliata dopo la guerra. Nuove
industrie hanno portato qui nuova gente.  una piccola citt
molto fiorente, adesso.
Mi piaceva di pi come era prima, dichiarai.
Be', non ci pu essere progresso senza qualche sacrificio.
A lei piace di pi cos? Rumorosa, affollata?
Non credo di averci mai fatto caso, prima d'ora. I
cambiamenti sono avvenuti gradualmente, e non ci si accorge di
essi, quando si vive continuamente in un posto.
Era un angolo di mondo tanto tranquillo, tanto felice...
L'atmosfera di un luogo ha molto a che fare col proprio
stato d'animo, disse lui.
Mi agitai un poco sulla sedia, turbata dal suo sguardo
scrutatore. Sapevo che, proprio come non piaceva a me,
nemmeno a Russ piaceva la mia nuova personalit, e non
volevo che l'unica persona al mondo al cui giudizio tenessi, mi
scambiasse per la donna fredda, cinica, indifferente che ero in
apparenza.
Mi parli di Dorcas Mallory, mormorai.
L'espressione di lui mut, divenne pi dolce e, nello stesso
tempo, pi riservata. Avevo la sensazione confortante che il
ricordo di Dorcas Mallory fosse ben radicato e protetto nel
fondo del suo cuore.
Che vuol sapere di lei?, mi chiese. C'era quasi una nota di
risentimento nella sua voce, come se Russ non volesse dividere
con estranei quel ricordo.
Alzai le spalle. Qualsiasi cosa, dissi. Mi parli di lei.
Egli sembrava a disagio. Si tolse la pipa di bocca e, con gesto
inutile, rovesci di nuovo il tabacco nella busta: cos facendo,
aggrott la fronte, e mise in risalto rughe che non gli conoscevo.
Di nuovo, mi rivolsi a lui col tono che avevo assunto quando
eravamo fermi sul marciapiede.  molto importante per me,
insistetti.
Lui si strinse nelle spalle. Non so che cosa voglia sapere.
Nemmeno io lo sapevo. Desideravo soltanto udire Russ
pronunciare il mio nome, parlare di me con quella nota speciale
nella voce che rivelava quanto mi avesse amata, una volta.
Volevo portare via almeno questo ricordo buono.
Com'era?, gli chiesi, e l'espressione che apparve sul suo
viso mi strinse il cuore. Quell'espressione era un miscuglio
di pena, calore e tenerezza.
Sottovoce disse: Oh. Cassy era... era semplicemente Cassv.
Se lei l'avesse conosciuta, capirebbe che cosa voglio dire.
Nell'udire quel vezzeggiativo, soffocai un'esclamazione involontaria.
Un tempo, Russ lo usava solo nei nostri momenti di
maggiore tenerezza, di particolare affetto.
Cassy... Cassy, ripetei in silenzio. Poi, a voce alta, chiesi:
Ricorda che aspetto aveva? Era graziosa?.
Mi sentivo tanto frivola e tanto gelosa di sua moglie, da
provare la necessit d'essere rassicurata in questo senso.
Be', s lo era, rispose Russ, e sorrise mentre si metteva di
nuovo la pipa in bocca. Per quanto il mio giudizio possa non
essere obiettivo, credo che fosse molto carina. Ma Dorcas era
qualcosa di pi che graziosa. Era cos viva, cos esuberante di
vitalit...
E i lineamenti, insistetti io, i capelli, gli occhi...?
Gli occhi erano azzurri come i suoi, ma pi scuri. Poco fa,
quando ha sorriso, mi  sembrato di notare una rassomiglianza
fra lei e Dorcas. Invece, non le somiglia affatto. Era soltanto il
modo di sorridere...
Avevo ascoltato quelle parole, trattenendo il respiro, tutta
tesa nel desiderio che lui mi riconoscesse. Ma la sua voce aveva
un tono cos definitivo che subito compresi quanto fosse assurdo
quel desiderio.
E i capelli?
Erano color dell'oro, un oro molto caldo. Non credo che
questa parola riesca a descriverli, ma non saprei come definirli altrimenti.
C'era anche un poco di rosso, ma non un rosso-rame...
Li portava lunghi, quasi sulle spalle? chiesi, e lui annu.
Ed erano molto ricciuti?
Russ mi fiss intensamente. Perch vuole che gliela
descriva? Evidentemente, la conosceva...
S, la conoscevo, molti anni fa. Ma volevo sapere se lei la
ricordava bene. E aggiunsi piano: Sembra che non abbia
dimenticato alcun particolare del suo aspetto.
No, ammise Russ, non ho dimenticato nulla.
E ricorda, chiesi io, la volta in cui lei torn a casa in
licenza e and a cercarla dal parrucchiere? Rammenta che
Dorcas usc immediatamente dal salone e vi recaste in macchina
al piccolo caff sul fiume? Soltanto al ritorno, vi accorgeste che
lei aveva ancora i capelli avvolti sui bigodini...
 stata Dorcas a raccontarglielo? Il viso di lui s'illumin di
piacere al ricordo di quanto avevamo riso quando, finalmente,
ci eravamo accorti della cosa.
E rammenta, continuai, la volta in cui lei port a casa una
dozzina di uova dalla fattoria dove aveva preso alloggio il suo
battaglione, e le depose sul sedile della macchina? Poi, non
ci pens pi, e Dorcas vi si sedette sopra, al buio, mentre eravate
diretti al ballo del club.
Non ci arrivammo mai, disse Russ, ridendo. Avrebbe
dovuto vedere il vestito di Cassy... Era bianco, e lei aveva usato
tutti i tagliandi della sua tessera per comperarlo. Le ha
raccontato, per caso, della volta in cui la macchina si 
impantanata? Aveva piovuto a dirotto e l'acqua era pi alta di
quanto non mi aspettassi, in quel punto. Il motore si blocc:
cos, dovetti scendere dall'auto e trasportare Dorcas a braccia
per evitare che si bagnasse. Ma poi, inciampai in una pietra e
la lasciai cadere nell'acqua. Ora, hanno coperto di asfalto quel punto
pericoloso, ma non posso mai passare da quella strada senza ricordare
l'espressione del viso di Cassy mentre cadeva.
Ricordi davvero, Russ?, pensai. Ricordi?
Io rammentavo quella scena con tanta immediatezza come
se si fosse svolta il giorno precedente: lo spirito cavalleresco di
Russ, quando aveva deciso di togliersi le scarpe e le calze per
raggiungere a guado la terra ferma, l'espressione costernata del
suo volto allorch mi aveva visto cadere, e poi la risata pazza alla
quale ci eravamo abbandonati. Eravamo ancora scossi dalle
risa, quando un'altra macchina era venuta a impantanarsi nello
stesso punto. Le persone a bordo ci avevano guardato come se
fossimo due pazzi.
Russ cominci a parlare, raccontando episodi che ricordavo
benissimo e altri che avevo in parte dimenticato. Sembrava che
desiderasse continuare a rivivere quei momenti cos come
facevo io, con lo stesso miscuglio di felicit e di tristezza.
Che cosa avvenne tra noi, Russ? Che cosa ci accadde? Che
cosa pu essere accaduto per spezzare un amore come il
nostro?
Desideravo chiederglielo, ma al tempo stesso desideravo che
continuasse a parlare. Osservavo il gioco di emozioni che si
succedevano sul suo viso, e duravo fatica per non tendere una
mano a stringere la sua. Il caff si stava raffreddando, la mia
sigaretta si consumava a poco a poco, e la pipa di Russ giaceva
sul tavolo. Lui parlava, senza interrompersi, raccontandomi
cose che io sapevo e che nessun altro al mondo aveva mai udito
e saputo. Fino a quel momento, il ricordo di Dorcas era rimasto
celato dentro di lui, nascosto sotto un'altra fedelt, sotto un'altra
vita.
Provavo una profonda, umile gratitudine per quel dono che
mi faceva, per quell'affinit che ancora esisteva fra noi, anche se
io sapevo che Russ non se ne rendeva conto.
Quando giunse alla fine dei suoi racconti, quando compresi
che la realt stava allontanando il passato, compresi pure, con
assoluta certezza, che non avrebbe mai pi parlato con alcuno di
quelle cose. Cos, si era placato in lui il bisogno che aveva di
parlare di Dorcas Mallory... Non poteva dimenticarla, come
non poteva dimenticare se stesso, ma ora, ricordandola, provava
una sensazione di pace e di gioia, che prima non aveva
raggiunto. E, in seguito, non avrebbe mai saputo spiegarsi
perch gli fosse accaduto di parlare e di ridere con una
sconosciuta. Ormai, infatti, non c'era pi motivo di rivelargli chi
io fossi.
Russ tacque, abbozzando un sorriso impacciato, e ritorn al
presente. Santo cielo!, esclam. Quanto devo averla annoiata!
Le ha voluto molto bene, dissi, piano.
S, molto, replic lui semplicemente.
E ora?, gli chiesi. Ora  felice?
Il mio amore per Dorcas appartiene a un lontano passato.
Ora sono felice, s. Ci fu un tempo in cui credevo che... Ma Jean
 una buona moglie e un'ottima madre.
Lo condussi di nuovo verso il passato.
Che cosa accadde?, gli chiesi con dolcezza. Lui pens che
alludessi ai suoi rapporti con la moglie, e sentii che tendeva
a ritrarsi in se stesso. Tra lei e Dorcas Mallory, completai. Sa
dove si trovi, ora, Dorcas?
Mi lanci un'occhiata stupita. I suoi occhi si riempirono a un
tratto di una profonda tristezza: Non lo sa?, disse. Poi
aggiunse piano:  morta.
Sobbalzai a quella notizia inattesa. Rimasi a fissarlo, mentre
lo choc provocato da quelle parole dilagava in me. Improvvisamente,
mi venne voglia di ridere di fronte a quella assurdit, ma
non potevo. Non potevo ridere. Potevo soltanto sbarrare gli
occhi, incredula, sulla sua faccia, e la profonda tristezza che vi
vedevo diffusa mi procur un brivido di sgomento.
Desideravo disperatamente negare il significato definitivo di
quello che Russ aveva detto. Invece riuscii solo a bisbigliare:
Ne  certo?.
In silenzio, mi ribellavo al dolore che c'era nei suoi occhi.
Sono andato al funerale, rispose lui.
Un altro brivido di orrore, mi percorse. Non gli credevo, non
potevo credergli. Provai un senso di malessere che diventava
sempre pi forte, e mi premetti il fazzoletto contro le labbra.
Sentivo che il mio viso s'irrigidiva come se tutto il sangue se ne
fosse allontanato.
La voce di Russ mi giungeva attutita: Mi dispiace molto...
Credevo che lei lo sapesse. Non avrei dovuto dirglielo cos
bruscamente....
Stretta dall'angoscia, mi chiesi che differenza ci sarebbe
stata, se lui mi avesse comunicato con maggior tatto quella
notizia. Tacqui. Che cosa avrei potuto dire? Semplicemente, mi
rifiutavo di credergli. Avrei voluto gridare che non era vero, che
io ero Dorcas Mallory e che desideravo il conforto delle sue
braccia intorno a me, perch quelle braccia sarebbero riuscite
a comunicare una nuova vita al mio corpo inerte.
Per un istante, la sua mano si pos sulla mia. Mi dispiace
davvero... Avrei dovuto capire..., ripet Russ. Trasse un
profondo respiro.
Com' accaduto?, chiesi.
Con una dolcezza che rivelava quanto la ferita fosse ancora
viva in lui, mi rispose: Mor durante un'incursione
aerea.
A Londra?, domandai. Ma conoscevo gi la risposta.
A Londra. Poche ore prima del nostro matrimonio. Lei e
suo padre...
Mor anche lui?
S, erano insieme. Furono seppelliti nel cimitero di
Alderford, a un'estremit del parco.
Annuii debolmente. Avevo capito di quale cimitero parlasse.
Era situato dietro la chiesa che Dorcas Mallory e suo padre
frequentavano. Noi - cio loro - sedevano nello stesso banco e
leggevano insieme le preghiere sullo stesso libro.
Povera Dorcas Mallory, cos giovane, innamorata, felice... E
povero Russ, che aveva dovuto seppellire il suo amore, invece di
sposarlo, e che ancora soffriva, parlando di lei.
Grazie,  stato molto gentile, dissi, dopo un lungo silenzio.
Desideravo ritrovare il signor Mallory. Non sapevo che fosse
morto.
Il campanile della chiesa scand le dodici. Russ lanci
un'occhiata sbigottita all'orologio. Avevo un appuntamento
alle undici e mezzo, disse. Non immaginavo che fosse passato
tanto tempo... Posso accompagnarla in macchina da qualche
parte?
Per un istante, fui incapace di parlare. Lui scosse la cenere
fredda dalla pipa e depose degli spiccioli sul piattino: si prepar,
insomma, a uscire dalla mia vita.
Per favore..., lo pregai.
Lui guard di nuovo l'orologio. S, disse, ma con la mente
era gi lontano.
Scossi il capo. Non c'era pi nulla da aggiungere. Se Dorcas
Mallory poteva avere un certo diritto sul suo tempo, io non ne
avevo affatto.
Russ esit un momento, prima di alzarsi e di porgermi la
mano. Io non osai prenderla; se l'avessi fatto, non l'avrei pi
lasciata libera. Lui rimase l, incerto, con la mano tesa, e parve
che volesse dirmi qualcosa. Ma, forse, si rese conto di quanto
fossero inadeguate le parole. Lasci ricadere la mano lungo il
fianco, chin il capo in un cenno di saluto e usc.
Sentii le lacrime rigarmi le guance e cercai inutilmente di
frenarle. Senza curarmi della gente che mi circondava, dei
camerieri dietro il banco, nascosi il viso tra le mani e piansi.
Infine, sollevai la testa perch sentii qualcuno sfiorarmi la
spalla, e vidi un cameriere che mi guardava con un misto di
preoccupazione e di curiosit. Il locale si stava riempiendo,
perch era l'ora del pranzo, ed io ero al centro dell'attenzione
generale. Mi guardassero pure, pensai. La maggior parte di
loro, probabilmente, non aveva mai visto una donna morta
piangere.
Si sente bene, signorina?, mi chiese il cameriere, e io
annuii.
Dovetti fare uno sforzo per alzarmi. Mi sembrava assurdo
muovermi, mentre desideravo essere morta come Dorcas
Mallory. La invidiavo con tutto il cuore.
Chiesi al cameriere il conto. Ha pagato il signore, rispose
lui. Poi aggiunse, un poco diffidente: Lei non era col signor
Winslow?
Non mi piacque lo sguardo che accompagn quella domanda.
Istintivamente, volli difendere la reputazione di Russ in
quella piccola citt. Ah, si chiamava cos? Non lo sapevo, dissi
brevemente. Mi ha dato delle notizie cattive su una persona
che mi era molto cara.
Il cameriere era incerto se mostrarsi scettico o deluso.
Immagino che non mi credesse, ma forse il pettegolezzo non
sarebbe arrivato all'orecchio di Jean.
Tornai all'albergo per prendere la macchina. Poi, tutto
accadde senza che io riuscissi a controllare i miei pensieri e le
mie azioni. Cos, rimasi stupita, trovandomi davanti al cimitero.
Il sole splendeva debolmente, mentre scendevo dall'auto e
aprivo il pesante cancello di ferro. Esso cigol sui cardini e allora
ricordai che, anche un tempo, quel cancello aveva sempre avuto
bisogno di essere oliato.
La chiesa appariva fredda e austera. Era sempre stata cos,
oppure oggi mi sembrava diversa?
In fondo al recinto, le tombe erano pi nuove e i fiori freschi.
Incominciai a cercare in quella zona, ma poi compresi che era
inutile farlo: le tombe di Adrian e di Dorcas Mallory non si
trovavano l. Loro erano morti quindici anni prima, pochi giorni
dopo l'ultima volta in cui avevo pregato nella chiesa.
Finalmente, trovai le tombe. Non c'erano fiori a ornarle -
come potevo aspettarmi di trovarne, dopo tanti anni? - ma le
lapidi erano ben tenute. Da chi?, mi domandai. Era Russ che
incaricava qualcuno di curarle? E veniva qui, talvolta?
Mi chinai a leggere le iscrizioni: Adrian Richard Mallory
morto nell'aprile 1944, all'et di cinquantanove anni. E poi:
Dorcas Mallory, amata figlia di Adrian, morta nell'aprile 1944, a
vent'anni.
Rimasi ferma, rileggendo quelle parole, che per me non
avevano senso alcuno.
Adrian Mallory... S, per lui l'avevano. Mi ero aspettata di
non trovarlo pi, ma questo non valeva ad alleviare il profondo
dolore che provavo alla certezza di non rivederlo pi, di non
udire pi la sua cara voce.
Ma per Dorcas Mallory, no: per lei no.
Com'era possibile che io rimanessi l, a leggere il mio
epitaffio scolpito sul marmo? Come potevo giacere nell'oscurit
di una tomba, mentre un raggio di sole giocava sul mio viso,
sulle mie spalle?
Tutti questi anni. . Che cosa significava giacere nel buio
gelido? Che cosa  accaduto di te, Dorcas Mallory? I tuoi capelli
d'oro sono stati corrosi? Ormai sei soltanto un...?
Non riuscivo a respingere l'orrore che m'invadeva, che
s'impadroniva di me. Davanti ai miei occhi cal come un velo di
nebbia. Ero morta e non ancora sepolta. Ero sepolta e, tuttavia,
viva.
Mi sentivo preda della follia. Rabbrividii, quando due mani
mi afferrarono, spingendomi nell'oscurit. Lottai contro quella
pressione, gridando, gridando senza riconoscere la mia voce,
fino a che essa tacque, spenta da un brusco, violento colpo che
mi percosse una guancia.
Sentii il sapore del sangue: il colpo doveva avermi ferito un
labbro. Quando sollevai lo sguardo, vidi Charles fermo davanti
a me con la mano ancora sollevata. Soltanto allora, mi resi conto
che era stato lui ad afferrarmi alle spalle. No, no, no,
mormorai.
Charles abbass, incerto, la mano. Lisa, disse, e io trassi
un profondo sospiro. Non avrei immaginato di poter provare un
senso di sollievo, nel sentirmi chiamare cos.
Tremavo senza riuscire a controllarmi, ma gi mi sembrava
che il mondo si stesse svegliando intorno a me. Non ero pi un
corpo freddo in una tomba, un mostro che viveva e continuava a
respirare dopo la morte. Anche se mi mancava un passato,
avevo una mia vita, una mia identit.
Non avrei mai supposto di potermi sentire pateticamente
commossa nel rivedere quell'uomo che era il marito di Lisa
Landry, n che potesse rassicurarmi la pressione della sua mano
sulla spalla.
Lui appariva profondamente turbato. Non l'avevo mai visto
vecchio come ora, ed ero stranamente commossa all'idea che si
preoccupasse tanto per me. Vidi che aveva il volto umido e, per
la prima volta, mi resi conto che pioveva. A giudicare dallo stato
del mio abito, doveva piovere gi da parecchio tempo.
Charles taceva. Continuava a guardarmi chiuso in un silenzio
innaturale e, a parte il pallore, il suo viso era privo di
espressione. Con uno sforzo, dominai il mio tremito.
Poi, mentre mi voltavo per avviarmi lungo il sentiero che
conduceva all'uscita, non potei trattenermi dal lanciare un'ultima
occhiata alla tomba. In me c'era solo una profonda tristezza,
ormai. Fui lieta che Charles non mi rivolgesse domande a
proposito della mia reazione isterica. Non desideravo parlarne,
perch dubitavo che una persona normale, e soprattutto lui.
potesse comprenderlo.
Il cancello si chiuse, cigolando, alle nostre spalle. La
macchina azzurra di Charles era parcheggiata dietro la mia, e lui
me la indic con un cenno imperioso.
Sali, disse, e aggiunse, perch io abbozzavo un gesto di
protesta: Mander qualcuno a ritirare la tua. Sali.
Sbatt lo sportello non appena mi fui seduta, poi prese posto
al volante. Era la prima volta che guidava quando ero con lui,
ma questo non mi dispiacque. Desideravo rilassarmi, abbandonandomi
contro lo schienale imbottito.
Charles avvi la macchina bruscamente, quasi con violenza.
La pioggia aveva reso livida l'aria. Sulla via principale, alcuni dei
negozi avevano gi acceso le insegne al neon. Anche il bar nel
quale mi ero intrattenuta con Russ era illuminato. Io distolsi in
fretta lo sguardo: sapevo che non l'avrei visto mai pi e che non
desideravo rivederlo.
Quando passammo davanti all'albergo, feci cenno a Charles
di fermarsi. Il mio conto..., mormorai.
Con voce brusca, lui rispose: L'ho pagato io.
Ormai, avevamo lasciato dietro di noi la citt. Charles
premette l'acceleratore. Non sembrava che stesse guidando una
macchina, ma piuttosto lottando con le marce, lo sterzo, i freni.
In qualunque altra occasione, avrei avuto paura, mi sarei sentita
nervosa, per il modo con cui affrontava le curve, a una velocit
eccessiva. Ma quella volta, no: mi sentivo come vuota, come
inaridita.
Ogni tanto, battevo i denti, ma credo che Charles non se ne
accorgesse. Ero turbata dal suo silenzio; un silenzio strano, che
non avrei saputo definire. Lui teneva gli occhi fissi sulla strada, e
la sua espressione era dura, impenetrabile.
Mi ci volle parecchio tempo prima di capire che quella
tensione nascondeva un'ira implacabile, controllata a fatica.
Non c'erano segni esteriori che la tradissero, ma io la avvertivo,
mi pareva di riconoscerla vagamente, anche se non potevo
ricordare d'essermi gi trovata di fronte a quella collera fredda.
Una parte di me avrebbe desiderato costringere quel sentimento
a esplodere, ma un'altra parte, la pi imperiosa, era ancora
troppo chiusa nell'infelicit per darsene pensiero.
Mentre calava l'oscurit, non riuscivo pi a vedere nettamente
il viso di lui, e pensai che, forse, la collera si era a poco
a poco placata. Charles guidava con maggior prudenza, ma
poteva darsi che questo dipendesse dalla stanchezza dovuta a
tante ore passate al volante. Fumava una sigaretta dopo l'altra e,
per l'attenzione che prestava a me, avrebbe potuto
anche essere solo
Probabilmente, il viaggio sarebbe continuato cos fino a casa,
se non avessimo dovuto fermarci per fare rifornimento di
benzina. Scesi dalla macchina, mentre eravamo fermi al distributore.
Accanto alla stazione di servizio c'era uno snack bar.
Rabbrividii, nell'aria fredda, e provai il desiderio di bere un
caff, ma dopo aver pagato, Charles sal subito al volante.
Mi confort il pensiero che non dovevamo essere a pi di
cinquanta o sessanta chilometri da casa, e poi mi resi conto, con
un sussulto, che per la prima volta avevo considerato la casa di
Lisa Landry come la mia. Provai una sensazione assurda, in quel
momento, come se avessi tradito qualcuno.
A un tratto, mi accorsi che Charles aveva frenato bruscamente,
fermandosi sul ciglio della strada. Un'auto che veniva
dalla direzione opposta alla nostra, ci illumin per un attimo con
i suoi fari.
La voce di Charles era grave per l'ira repressa. Be', mi
disse, che cosa hai scoperto?
Mi sentivo stanchissima e non avevo alcun desidrio di
discutere con lui. Il suo atteggiamento non invitava certo alla
confidenza. Eppure, dovevo ammettere che aveva il diritto di
interrogarmi.
Ho scoperto che Dorcas Mallory  esistita e che era proprio
come io la ricordavo, dissi lentamente.
Ebbene?, mi sollecit lui.
Dopo una pausa, riuscii a rispondere: Dorcas Mallory 
morta pi di quindici anni fa.
Anche Charles tacque a lungo. Chi te l'ha detto?, mi
chiese.
Russell Winslow, risposi con uno sforzo.
Udii chiaramente il suo profondo sospiro. Poi, le parole gli
uscirono dalle labbra simili a una violenta esplosione: Hai visto
Winslow?. Stava per aggiungere qualcosa, ma subito si controll.
Quando riprese a parlare, ebbi la sensazione che la sua
domanda non fosse quella che aveva formulata mentalmente.
Che cosa ti ha detto?
Che Dorcas mor durante una incursione aerea, poche ore
prima del matrimonio. Avevo parlato con voce atona. Adrian
Mallory, suo padre, mor con lei.
E che altro ti ha detto?
Abbiamo parlato di Dorcas, ecco tutto.
Lui  sposato, vero?
S. Ha due bambini.
Di che altro avete parlato?
Scossi il capo anche se, al buio, lui non poteva vedermi. Di
nulla.
Gli hai detto il tuo nome?
No; non aveva senso dirglielo, dopo... A un tratto,
compresi a quale nome Charles alludeva. Scossi di nuovo la
testa: No....
Restammo in silenzio per qualche minuto. Alcune macchine
ci vennero incontro e. alla luce dei fari, mi accorsi che
l'espressione di contenuta violenza era scomparsa dal suo volto.
Adesso, lui appariva pensoso e incerto.
Gli chiesi, piano: Tu lo sapevi, vero?.
Charles si volse rapidamente a guardarmi. S, lo sapevo,
rispose.
Perch non me l'hai detto?
I suoi improvvisi cambiamenti d'umore mi meravigliavano.
Ma ora, sotto la nuova durezza della voce, sentivo un tono pi
dolce: Credevo che non ti sarebbe servito a nulla sapere che la
ragazza che tu immaginavi di essere era morta pi di quindici
anni fa.
Rabbrividii senza riuscire a controllarmi. Ma quando te l'ho
chiesto, mi hai detto che non conoscevi n Adrian, n...
Adrian Mallory era il mio fratellastro e Dorcas Mallory la
sua figlia adottiva: l'ho negato perch ho pensato che sarebbe
stato pi facile per te liberarti di questa ossessione, se non avessi
saputo che quelle persone erano veramente esistite. Che cosa ti
ha condotto ad Alderford?
Ho visto l'Hotel Darlton e l'ho riconosciuto. Ho letto i
nomi sul registro dell'albergo. Poi, ho sentito il dovere di andare
ad Alderford.
Se avessi aspettato, ti avrei detto tutto io.
S... Tacqui, e fra noi cadde un nuovo penoso silenzio.
Non potevo dirgli che, quando avevo visto quei nomi sul
registro, non avevo pensato ad altro che a ritrovare
Russ.
Sei soddisfatta ora, Lisa?, mi chiese Charles. O sei
ancora posseduta da quell'assurda idea di essere...
Lo interruppi, sentendomi stranamente imbarazzata, come
se stessi parlando di un argomento intimo con uno sconosciuto.
So... so di non essere Dorcas Mallory, dissi. Scusami,
Charles, ma non capisco come sia possibile...
Mai prima d'ora mi era accaduto di sentire tanta dolcezza
nella sua voce. A un tratto, mi resi conto che, negli ultimi tempi,
dovevo essere stata per lui una notevole fonte di preoccupazioni.
Non aver paura. Penso che tutto si possa spiegare molto
bene. Hai sentito parlare di quella ragazza e il ricordo della sua
tragica morte ti ha colpito mentre eri agitata per le nozze di
Joanna. I preparativi per questo matrimonio si sono confusi nel
tuo subcosciente con il ricordo della tragedia che imped a un
altro matrimonio di aver luogo...
S, risposi in fretta. Non volevo che continuasse a parlare
di quell'argomento. Il tono gentile della sua voce mi sconcertava.
Mi sentii sollevata, quando rimise in moto la macchina.
Be', allora..., disse Charles, e subito mi accorsi che anche
lui provava un senso di sollievo.
Avevo tanto freddo, mi sentivo tanto disorientata, che
desideravo solo il conforto del mio letto nella stanza dal soffitto
azzurro. Dorcas Mallory era morta. Non aveva mai avuto parte
nella mia vita, n mai ne avrebbe avuta.
Io ero Lisa Landry, la moglie di Charles, la madre di Joanna,
e la casa alla quale ci stavamo avvicinando era la mia, e le sue
luci scintillavano in mezzo alla nebbia come se volessero darmi il
benvenuto. Adesso, mi sarei adeguata a questa vita. Non avrei
pi provato un assurdo, ansioso rimpianto per un'esistenza che
non avevo mai conosciuto veramente. Col tempo, non appena si
fosse spenta in me l'ultima eco di quella delusione, avrei trovato,
se non la felicit, almeno la forza di accettare me stessa. Avrei
vissuto una vita pi tranquilla di prima. Mi sarei occupata della
casa, invece di lasciarla nelle mani di miss Rose. Avrei stretto
qualche amicizia, ricevuto di pi. Sarei diventata per Joanna la
madre comprensiva che sentivo di non essere mai stata, e avrei
stabilito i rapporti fra me e Charles su basi pi solide.
E soprattutto, pensai, mentre scendevo dalla macchina,
soprattutto, sarei stata riconoscente per il calore e la protezione
di quella casa che era la mia.
Ma quello stato d'animo non dur.
Presi una forte infreddatura in seguito al viaggio, e rimasi a
letto per parecchi giorni, debole e indolenzita, mentre miss Rose
si occupava di tutto. Non avrei potuto trovare un'infermiera
migliore di lei. Era instancabile, mi colmava di attenzioni, ma
avrei cambiato volentieri la sua fredda efficienza con pochi
momenti di umana comprensione. Perfino il tocco fresco della
sua mano sulla fronte non mi recava alcun conforto, perch
capivo che non era una mano amica: si limitava a sentire se
avevo la febbre.
Ancora prima d'essermi ristabilita, compresi quanto inutile
fosse stata la mia decisione di seguire la voce del buonsenso.
Quella sera, dopo una giornata piena di tensione e di choc, mi
era riuscito facile decidere cos: ma non  tanto semplice
controllare le proprie emozioni. N mi aiutava il fatto che
desiderassi disperatamente, con un'ansia quasi pietosa, di essere
Lisa Landry.
Cercavo di ricordare la sua vita prima di quel fatale mattino
di agosto, qualunque piccolo particolare, non importa quanto
piccolo. Non appena mi sentii abbastanza bene da alzarmi a
sedere sul letto, pregai miss Rose di portarmi tutte le fotografie e
le istantanee che poteva trovare. Poi le osservai, sforzandomi di
ricordare le circostanze e i momenti in cui erano state scattate.
Forse, se qualcuno mi avesse aiutato, se qualcuno avesse
sospinto dolcemente la mia mente sul sentiero della memoria...
Ma non c'era che Charles, e io provavo la solita strana riluttanza
a confidarmi con lui. In ogni caso non lo vedevo spesso, per
quanto fossi conscia della sua presenza. Quando veniva a
trovarmi, lui mostrava un interesse solo molto superficiale
per la mia salute.
Un giorno, venne a trovarmi Joanna. Era appena tornata dal
viaggio di nozze, e io la vedevo per la prima volta da quando
avevo saputo che era mia figlia. Mi sentivo ancora molto debole,
ma accolsi con gioia la sua visita, almeno da principio.
Questa era mia figlia, la mia creatura, nata da me. Come
potevo averlo dimenticato? Come pu una donna dimenticare
la meraviglia della maternit? Perch non l'amavo di un amore
profondo, protettivo? Come era possibile che mi fosse estranea
quanto chiunque altro, che vedessi in lei solo una qualunque
simpatica ragazza per la quale avrei certo provato
dell'affetto se  l'avessi conosciuta meglio?
Forse, Joanna avrebbe potuto aiutarmi, ma io non volevo
darle il dolore di scoprire che su madre non ricordava
nulla di lei, salvo le brevi ore del giorno del suo matrimonio.
Era veramente raggiante di felicit: non potevo turbarla.
Charles rientr mentre Joanna si trovava ancora in casa, e,
osservandoli insieme, notai che esisteva fra loro un legame pi
profondo di quello che non esistesse tra lei e me. Avrei dovuto
provare un senso di tristezza a questa scoperta; invece mi limitai
a constatare quella realt, e trassi un sospiro di sollievo quando
Joanna se ne fu andata. La sua presenza non faceva che
approfondire il mio senso di vuoto.
Non appena fui abbastanza ristabilita, ripresi l'abitudine
delle mie passeggiate solitarie: ero troppo preoccupata per
cercare di mettere in pratica i buoni proponimenti che avevo
fatto. Non riuscivo a interessarmi a nulla e a nessuno tranne che
a me stessa, perch avevo il cuore spezzato per via di Russ.
Credevo che mi sarebbe stato pi facile sopportare di averlo
perduto, sapendo che egli viveva in una realt staccata dalla
mia immaginazione, e in un certo senso era cos. Tuttavia, ero
ugualmente desolata senza di lui. Per quanto mi sforzassi, la mia
mente e il mio cuore appartenevano ancora a Dorcas Mallory.
Invece, tutto di me doveva essere Lisa Landry. Non era
possibile che io fossi la ragazza che, da tanti anni ormai, giaceva
in una tomba. Sentivo che navigavo sull'orlo della pazzia, e la
mia mente provava un senso di repulsione a quell'idea. La
ragione mi spingeva a domandarmi come mai, se io ero
veramente Lisa Landry, non ricordavo nulla di lei e, invece,
rammentavo ogni particolare della personalit di Dorcas Mallory: particolari che nessun altro al mondo poteva
conoscere, se non Dorcas stessa.
Se io ero Lisa Landry - ed ero Lisa Landry - come poteva la
mia mente appartenere a Dorcas Mallory? Come era possibile
che le speranze, le tristezze, i sogni della ragazza morta si fossero
trasferiti in me, dopo tanti anni? Che incredibile creatura, del
tutto innaturale, dovevo essere, per identificarmi a tal punto con
una ragazza che non avevo nemmeno conosciuta?
Stavo dimagrendo in modo allarmante e non riuscivo a
dormire. Forse, sarebbe pi giusto dire che non osavo dormire
perch, se da sveglia inseguivo pensieri che mi sgomentavano,
nell'incoscienza del sonno la mia mente percorreva un cammino
che mi spaventava ancora di pi.
Qualche volta, camminavo fino a sentirmi esausta, e tuttavia
avevo egualmente paura di dormire. Il tempo era di nuovo
cambiato, le giornate d'autunno erano calde e piene di sole, ma
questo non significava nulla per me. Trascuravo la grande
macchina color crema, perch il mio corpo anelava a muoversi.
Dovevo continuare a camminare, finch, a volte, non avevo
nemmeno la forza di fare un passo di pi, eppure la paura che
covava nel mio cervello mi obbligava a muovermi.
Camminavo fino a che il buio non mi costringeva a ritornare
a casa, a una casa che ora odiavo, con fredda incredibile
intensit. Dovunque, in quella casa, c'erano occhi che mi
osservavano: non solo quelli di Charles, di miss Rose, e delle
altre persone di servizio che mi osservavano tutti, stranamente,
ma occhi calcolatori, ironici, che sembravano conoscere a fondo
ogni mio pensiero. In qualunque stanza mi trovassi, ne avvertivo
la presenza, li sentivo spiarmi dal soffitto azzurro della camera
da letto, sbirciarmi da sotto il cuscino di una poltrona, da dietro
un vaso pieno di fiori.
Alla fine, dissi a Charles che dovevo consultare un medico.
 un pezzo che non dormo bene, soggiunsi, quasi in tono
di scusa.
Non prendi pi il tuo sonnifero, ecco il motivo, rispose lui.
Non hai bisogno di un medico.
Vorrei consultarne uno, insistetti, con insolita ostinazione.
Se proprio lo desideri, ti accompagner in citt fra qualche
giorno.
C' un medico al villaggio, potrei andare da lui.
No!, esclam Charles, bruscamente, e aggiunse: Non
voglio che ti faccia visitare da lui. Aspetta fino alla settimana
prossima.
Alcuni giorni pi tardi, mentre tornavo a casa, attraverso il
villaggio, nel buio, mi venne in mente la chiesa. E una volta che
quel pensiero si fu impadronito di me, non riuscii a immaginare
perch non mi avesse colpito prima. Nella vita che potevo
ricordare non ero stata profondamente religiosa, tuttavia
Dorcas Mallory aveva frequentato regolarmente la chiesa. E, per
quanto, secondo me, non fossi mai entrata in quella del
villaggio, mi sentii irresistibilmente sospinta verso di essa.
Aprii il cancello e percorsi il vialetto, provando un improvviso
senso di pace. C'era una luce all'interno e la porta era
parzialmente aperta. Quando vi arrivai, si spalanc e apparve il
pastore.
L'avevo gi visto, qualche volta, al villaggio. Era un uomo di
mezza et, calvo, con le guance rosee e un'espressione di gentile
benevolenza negli occhi. A un tratto, compresi che avrei potuto
parlargli, che lui avrebbe compreso le mie esigenze, accettato
e diviso con me i miei problemi.
Egli mi scrut nell'oscurit. Notai che sembrava sorpreso di
vedermi. Esit, con la mano posata sull'interruttore della luce
elettrica.
Desidera entrare in chiesa, signora Landry?, mi chiese.
Improvvisamente, mi sentii confusa. No, dissi, poi aggiunsi:
Be', s. Vorrei parlare con lei.
Lui si fece da parte. Vuole entrare?
Scossi il capo. No, mi sar pi facile parlare qui.
Poi, tacqui, non sapendo come incominciare. Dopo un
istante, lui disse: Mi sembra stanca, signora Landry.  proprio
certa che non desidera entrare e sedersi? La chiesa  aperta a
tutti, lo sa.
Scoppiai in una risatina nervosa. Lei penser che 
veramente orribile da parte mia, ma non ho mai provato il
desiderio di venire qui prima.
No, perch avrei dovuto pensarlo? Il sacerdote parlava in
tono gentile, ma io avvertivo una leggera nota di stupore nella
sua voce.
Esitai, incerta, consapevole della mia stanchezza e, soprattutto,
del fatto che il momentaneo senso di pace mi aveva
abbandonata. Non so come incominciare per dirle..., balbettai.
Ecco, devo parlare a qualcuno, ma... non so proprio
come...
Io sono a sua disposizione, cara signora, ma non crede che
le riuscirebbe pi facile parlare al suo sacerdote?
Lo guardai senza comprendere. Il mio sacerdote?, ripetei.
Il buon padre McClelland, naturalmente.
Padre McClelland?..., gli feci eco. Ma io non sono
cattolica.
Forse non  molto devota, temo, disse lui, e lo vidi
sorridere con indulgenza, ma cattolica, s.
Non lo sono, non lo sono!, replicai con veemenza. Come
potrei essere cattolica e non saper nulla di questa religione, dei
precetti...
Lui mi guardava, estremamente preoccupato: mi prese una
mano tremante nella sua, e a quel contatto mi sentii pi sicura.
Lei non si sente bene, signora Landry. Lasci che l'accompagni
a casa in macchina, mi disse.
No, risposi. No... Con uno sforzo mi ripresi: Grazie,
ma sto benissimo.
Mentre percorrevo di nuovo il vialetto lo sentii dire: Se
posso esserle d'aiuto, signora Landry, la prego, venga pure a
trovarmi....
Charles stava gi cenando quando entrai in sala da pranzo e
scivolai silenziosamente al mio posto. Negli ultimi tempi aveva
preso l'abitudine di sedersi a tavola senza di me, dato che io
tornavo raramente a casa in orario, e lui era indispettito dalla
mia mancanza di puntualit. La cosa non aveva alcuna importanza,
perch in quei giorni fingevo soltanto di mangiare, ma
lasciavo il piatto quasi intatto.
Il pastore di St. John mi ha detto che sono cattolica,
dichiarai. Non  vero, eh?
Charles sollev per un istante gli occhi. Certo, perch
no?
Ma non  possibile, protestai. Io non so nulla della
religione cattolica.
Forse, non vai pi in chiesa abbastanza spesso.
Vuoi dire che, un tempo frequentavo la chiesa cattolica?
S, ma non assiduamente. Adesso, poi, ci vai solo quando
padre McClelland ti rimprovera per la tua scarsa assiduit.
Scossi il capo, sbigottita. Ma come  possibile...?
Lui si strinse nelle spalle, stanco dell'argomento. Comunque
sei cattolica, come me e Joanna.
L'indomani, mi recai alla chiesa di St. Joseph, ma non vi
entrai. Vidi un prete, che doveva essere padre McClelland, ma
non mi avvicinai a lui. Mi parve che fosse un uomo buono,
sereno, eppure non potevo parlargli. Ero certa che, se fossi
entrata in quella chiesa, mi sarei sentita un'intrusa. Avviai
di nuovo la macchina, lentamente, provando un senso di irreparabile
perdita.
Ripetei parecchie volte a Charles che desideravo farmi
visitare da un medico, ma lui trovava sempre una scusa per non
accompagnarmi in citt, e io ero troppo svogliata per andarvi da
sola. La confusione mentale, l'insonnia e la mancanza di
appetito contribuivano a cancellare in me ogni senso di iniziativa.
Vivevo di sigarette durante il giorno, di sigarette e di
whisky la sera.
Avevo gli occhi gonfi, cerchiati di scuro, gli zigomi sporgenti,
i capelli opachi e privi di vita. Non mi preoccupavo pi di andare
dal parrucchiere. Di tanto in tanto, mi facevo una sommaria
messa in piega, ma ormai mi disinteressavo del mio aspetto e dei
miei abiti. A volte, mi ricordavo di passarmi un po' di rosso
sulle labbra, ma pi spesso me ne dimenticavo.
Miss Rose dimostrava apertamente di disapprovarmi. Aveva
preso l'abitudine di entrare nella mia camera ogni mattina,
quando non la osservavo, e di posarmi sul letto l'abito adatto per
la giornata.
Anche Joanna mi disapprovava, ma nei suoi rimproveri
c'era un senso di perplessit.
Hai un pessimo aspetto, lisa. Se non ti senti bene perch
non vai a consultare un medico?, mi disse, un giorno.
Tuo padre mi accompagner in citt uno di questi giorni...
Sai, non dormo bene, mi giustificai.
Ma ti stai trascurando in un modo terribile, protest lei,
con sbigottito candore. Guarda i tuoi abiti... un tempo, tenevi
tanto all'eleganza.
Il suo sguardo esprimeva una cos sincera preoccupazione
che, dopo di allora, quando sapevo che sarebbe venuta a
trovarmi, mi sforzavo di curare un poco la mia persona. Ma lei ci
faceva visita spesso, e per me era uno sforzo preoccuparmi
dell'abbigliamento. Inoltre, notavo che Joanna era tutt'altro che
soddisfatta delle mie condizioni: cos, invece di aspettarla a casa,
presi l'abitudine di uscire quando lei era attesa. Questo non
le impediva di continuare a preoccuparsi per me, e di telefonarmi
quasi ogni giorno, da Londra, ma era pi facile fingere, al
telefono, e assicurarle che tutto andava per il meglio.
Avevo la sensazione che Charles avesse intuito, almeno in
parte, il mio stato d'animo. Non faceva mai alcun commento
sulla mia trascuratezza, per quanto fossi certa che la notasse.
Ora, non usciva molto o almeno, se lo faceva durante il giorno,
io non c'ero per vederlo. Ma ogni sera, al mio ritorno, lo trovavo
in casa. Dopo cena, mentre io mi aggiravo nervosamente per le
stanze, fumando e bevendo in continuazione, lui rimaneva
silenzioso, senza mai protestare per il mio comportamento.
Infine, compresi che mi osservava e attendeva. Mi ci volle
molto tempo per rendermi conto di quello che si nascondeva
dietro la sua calma passivit, per rendermi conto, cio, che
mentre i suoi occhi erano fissi sul televisore o sul libro, oppure
mentre giocava oziosamente al biliardo con se stesso, lui era
sempre cosciente di dove io mi trovassi e di che cosa facessi.
Non so come riuscissi a comprenderlo, perch lui non si
tradiva mai, con occhiate furtive, con un senso di irrequietezza,
o con altre manifestazioni esterne. Mi osservava e aspettava...
Ma che cosa?
Da principio, quella sensazione mi procur soltanto un senso
di vaga inquietudine, e io cercai di respingerlo, ma poi cominciai
a essere irritata della sua silenziosa sorveglianza. E ben presto,
non riuscii pi a tollerare di trovarmi nella stessa stanza con
lui.
Perch mi sorvegliava? Che cosa aspettava? Non bastava
che tutta la casa avesse occhi pronti a spiarmi? Prima mi sentii
irritata, poi furiosamente in collera, e infine confusa e terrorizzata.
Presi l'abitudine di coricarmi non appena rincasata. Mi
rannicchiavo sotto le coperte e giacevo al buio, affinch gli occhi
del soffitto azzurro non potessero vedermi. Miss Rose o Charles
mi portavano un piatto di minestra, e io cercavo di inghiottirne
qualche cucchiaio, per non discutere con loro. Poi, rimasta sola,
spegnevo la luce e fumavo nell'oscurit, fino a quando Charles
non mi raggiungeva.
Avevo troppa paura per analizzare i miei pensieri. La mia
unica difesa contro di essi era quella di concentrarli su Russ, su
ogni intonazione della sua voce, su ogni espressione del suo viso
e dei suoi occhi, sul ricordo della pace e della sicurezza che
avevo provato fra le sue braccia. E allora, lacrime irrefrenabili
mi colmavano gli occhi e scendevano a rigarmi le guance, il collo
fino a quando il cuscino non ne era bagnato.
Piangevo finch il mio corpo diventava troppo debole per
compiere qualunque altro sforzo e una spossatezza priva di
sonno si impadroniva di me.
Stavo impazzendo, me ne rendevo conto.
Era una giornata di novembre particolarmente mite. Il sole
splendeva ancora luminoso, e soltanto gli alberi spogli testimoniavano
che l'autunno era inoltrato. Il sentiero del bosco era
cosparso di foglie cadute che scricchiolavano sotto i miei passi,
tra le quali il sole creava sempre nuovi giuochi di luce.
Io camminavo da alcune ore, ma non mi sentivo affatto
stanca. Sapevo che, tra breve, il sole sarebbe tramontato. Il suo
calore era gi diminuito e le ombre incominciavano ad allungarsi.
Sarebbe stato buio prima che fossi giunta a casa, ma questo
non mi preoccupava. Non avevo alcuna fretta di tornare alla mia
. solitaria veglia nella stanza dal soffitto azzurro, non avevo fretta
di andare da nessuna parte.
Davanti a una piccola fattoria, starnazzavano alcune galline.
Attraverso una finestra, vedevo all'interno della cucina un
caminetto acceso. Una grossa scrofa mi si avvicin, e io mi
fermai per un istante a guardarla.
Mentre indugiavo, udii un bambino gridare. C'era qualcosa
in quel grido che turb la mia apatia: era stranamente tremulo,
flebile e, se non mi fossi fermata, non l'avrei udito. Subito dopo,
vidi una donna uscire di corsa dalla casa.
Mi dissi che non c'era motivo di rimanere l: il bimbo non era
solo, la donna si sarebbe occupata di lui.
Avevo fatto qualche passo, quando sentii la donna chiamarmi.
Era estremamente agitata e pallidissima. Mi pu chiamare
il dottore?, ansim. Si tratta di Jimmy, il mio bambino: 
caduto dalla soffitta e ha perduto i sensi. Temo che stia molto
male... Sono sola in casa, e non lo posso lasciare. Mio marito 
al mercato a Hardleigh e non torner prima di due ore...
Dove abita il medico?, la interruppi.
A Chadwell St. John.  il dottor Broderick.
Ma il villaggio  a sei o sette chilometri da qui. Non c'
nessuno che abbia telefono, da queste parti?
C' un telefono pubblico al crocevia, a un chilometro e
mezzo da qui. Se lei segue il sentiero, fino alla strada provinciale...
La prego, dica al dottore di venire subito... Mi pare che
Jimmy sia grave...
Incominciai ad ansare ancora prima di aver raggiunto la
strada. La donna aveva parlato di una strada provinciale, ma
diversamente dal solito, quella non era molto frequentata.
Percorsi mezzo chilometro senza che alcuno passasse.
Poi, udii il rombo di una macchina dietro di me, e mi posi
deliberatamente in mezzo alla strada per indurre il guidatore
a fermarsi. Non era un'auto nuova, ma speravo che avesse buoni
freni, perch, ormai, mi era vicinissima.
Che sciocchezza sta facendo?, esclam il conducente
abbassando il vetro del finestrino. Era una dichiarazione
tranquilla, non drammatica, come se l'uomo che stava parlando
avesse da lungo tempo cessato di stupirsi per le stranezze
altrui.
In quel momento, notai soltanto che lui aveva un mento
pronunciato, proprio il tipo di mento che non mi piaceva: Mi
potrebbe dare un passaggio... fino alla cabina telefonica? 
molto urgente..., ansimai.
Salga, rispose l'uomo, spalancando lo sportello.
Mi lasciai cadere sul sedile, ancora troppo affannata per
poter dire qualcosa di pi di un semplice: Grazie. Lui riprese
la marcia, veloce, guidando con quella sicura precisione che,
ne ero certa, caratterizzava ogni suo atto.
Poi, riuscii ad osservarlo meglio, a notare una bocca
energica, una mascella ferma e dei folti capelli castani. Sulla
guancia destra c'era una piccola cicatrice bianca che giungeva fin
quasi all'angolo della bocca. Il suo aspetto denunciava una
personalit tranquilla e decisa; anche le mani erano forti e
manovravano lo sterzo con perizia. Doveva avere quarant'anni,
ma io non ero molto abile nell'indovinare l'et della gente,
nemmeno quando le persone mi interessavano, e questo non era
il caso. Tuttavia, la sua voce aveva un timbro che attrasse subito
la mia attenzione: era calma e ispirava un'assoluta fiducia.
Avevo appena ripreso fiato, quando lui si ferm davanti alla
cabina del telefono, al crocicchio.
Grazie dissi. Mentre scendevo dalla macchina, rammentai
di non avere denaro con me. Scusi, potrebbe prestarmi i soldi
per il gettone?, gli chiesi, imbarazzata. Non ne ho con me, e si
tratta di una telefonata urgente. C' stato un incidente e...
Qualcuno  rimasto ferito?, m'interruppe lui con voce
brusca.
S, un ragazzo. Ha bisogno di un medico...
Ma che sta dicendo, signora Landry? Chi  il bambino?
Non so. Si chiama Jimmy...
Foster?
Non so, ripetei. Feci un gesto vago verso la direzione dalla
quale ero venuta. Abita in una piccola fattoria l in fondo... Il
bambino  caduto dalla soffitta e sua madre mi ha chiesto di
chiamare...
Salga, disse lui. Parlava con un tono di freddo disprezzo.
Obbedii senza replicare. In quella voce c'era qualcosa che mi
costringeva all'obbedienza.
Ha bisogno di un medico..., protestai debolmente, mentre
l'uomo voltava la macchina.
Sono il dottor Broderick, come lei sa benissimo, signora
Landry, disse in tono tagliente.
Non osai replicare. Qualcosa nella sua voce mi impediva
anche di giustificarmi. Broderick non parl pi fino a che non
arrivammo all'inizio del sentiero che conduceva alla fattoria.
Quella  la casa dei Foster.  l il bambino?
S, risposi, e lui imbocc il sentiero, facendo sobbalzare
violentemente la macchina.
Quando arrivammo alla casa, scese dalla macchina senza
una parola e senza lanciarmi nemmeno un'occhiata. La donna
gli corse subito incontro:  qui, dottore, grid, ho preferito
non muoverlo, senza sapere...
Bravissima, approv Broderick, prima di scomparire
all'interno della casa.
Io mi aggirai intorno alla fattoria, e infine vi entrai, poi mi
affacciai sulla soglia. Il sole ora era al tramonto e nella piccola
casa c'era poca luce. Esitai, incerta se potessi essere d'aiuto.
Senza voltare la testa, il dottor Broderick disse: Si sposti, mi
toglie la luce.
Aveva parlato con tono automatico, impersonale, dimostrando
che la sua mente era totalmente assorta nelle cure che
prodigava al bambino, che giaceva sul pavimento. In fretta, gli
obbedii.
Quando i miei occhi si furono abituati al buio, vidi le sue
mani muoversi e osservai la sicurezza, la dolcezza dei loro gesti.
La stessa dolcezza vibrava nella sua voce, mentre si rivolgeva
alla madre del bambino rassicurandola pi col tono che con le
parole. Non avevo mai udito una voce come quella ed essa mi
affascin contro la mia volont. Mi colp tanto, che non rimasi
per nulla offesa dal cambiamento di tono che notavo in essa,
quando egli si rivolgeva a me. Non ricordavo di averlo mai
conosciuto, quell'uomo, ma certo dovevo conoscerlo. E sapevo
di non essergli per nulla simpatica.
Lei guida, vero, signora Landry? Crede di poter condurre
la mia macchina? Allora torni al telefono pubblico e chiami
un'ambulanza, disse Broderick.
La signora Foster lanci un grido di terrore. Allora il medico
si volse a parlarle senza distogliere tuttavia la sua
attenzione dal bambino.
Non deve preoccuparsi, si tratta solo di una misura
precauzionale, disse. Jimmy si  rotto una gamba, come sa, e
forse c' anche una leggera commozione cerebrale, quindi,
dobbiamo fargli una radiografia. Non ci sono lesioni interne.  ancora qui, signora Landry?
Non so a chi devo telefonare per l'ambulanza, replicai.
Lui borbott qualcosa e scrisse in fretta un numero telefonico
su un pezzo di carta.
Era quasi buio, quando ritornai. Dalla porta aperta della
casa vedevo muoversi all'interno qualcuno con una torcia
elettrica. Non vi entrai: attesi l'arrivo dell'ambulanza, poi scesi
silenziosamente dalla macchina e mi avviai per il sentiero.
Certo sarebbe stato molto pi semplice tornare a casa,
percorrendo la comoda carrozzabile, ma l'istinto mi spinse a
scegliere il sentiero. Il dottor Broderick mi avrebbe senza
dubbio raggiunto sulla strada principale e, se non gli ero
simpatica, non desideravo affatto obbligarlo a offrirmi un
passaggio.
Si trattava di un ragionamento puerile e, quando arrivai a
casa, avevo quasi dimenticato lui e l'episodio.


Capitolo ottavo.

Pass una settimana, prima che mi ritrovassi in quella zona e
temo che, in quel periodo, il mio pensiero non fosse mai
tornato al piccolo Jimmy Foster. Giunta in vicinanza della casa,
mi ricordai di lui, e provai l'impulso di andare a chiedere sue
notizie.
Avevo percorso un centinaio di metri del sentiero, quando
vidi una macchina avanzare verso di me. Mi fermai e attesi,
facendomi da parte. Mentre la macchina mi passava davanti,
alzai gli occhi e dissi: Buongiorno.
Lui mi rispose immediatamente, per quanto avessi la netta
sensazione che se non l'avessi salutato io, per prima, non mi
avrebbe detto nulla. Poi, arrest la macchina, si protese ad
abbassare il vetro del finestrino, e si rivolse verso di me. Mi
parve di notare un vago tono di sorpresa, nella sua voce.
Va a trovare Jimmy?
Chiss perch, mi sentii pervadere dalla timidezza: mi
meravigliai tanto di provare quella sensazione che, per un
attimo, non riuscii a parlare. Mentre cercavo le parole notai che
quel momentaneo slancio di amicizia stava scomparendo.
Broderick stava gi rialzando il vetro del finestrino, come se
rimpiangesse l'impulso che l'aveva spinto a fermare la macchina
e si aspettasse una risposta scortese da parte mia.
Mi domandavo come sta, dissi infine.  tornato a casa?
Subito, il malumore di lui scomparve e la sua voce suon
gaia. Oh, sta bene.  tornato a casa gi da alcuni giorni.
Nessuna frattura del cranio, per fortuna. Vada a trovarlo lei
stessa. La signora Foster sar contenta di poterla ringraziare per
quello che ha fatto.
Scossi il capo, timidamente No, non voglio disturbarla,
ormai che ho avuto notizie del bambino.
Adesso notavo qualcosa che, l'altra volta, m'era sfuggita: i
suoi occhi, che mi erano sembrati azzurri, avevano invece uno
strano colore, un miscuglio di verde e di marrone, e un'espressione
di freddo senso critico e di calda cordialit, che mi
confuse.
Davvero non sapevo chi lei fosse, l'altro giorno, dissi a un
tratto.
Rimasi meravigliata quanto lui da quelle parole, perch non
avevo la minima intenzione di pronunciarle. Era come se
qualcuno mi avesse costretta a farlo.
Broderick mi sorrise, un sorriso simpatico, spontaneo, e
anche strano, vagamente irregolare perch la cicatrice che aveva
sulla guancia sollev un angolo della sua bocca un poco pi
dell'altro.
Pensavo che volesse semplicemente fare l'originale, osserv
candidamente, e allora anch'io gli sorrisi, confortata da quel
tono amichevole.
Dove  scomparsa l'altra sera? mi chiese. Le avrei dato
un passaggio fino a casa.
Sono abituata a camminare.
Ma era buio. Credevo di trovarla ad aspettarmi in macchina,
quando sono uscito.
Per chiss quale ragione il fatto che avesse pensato a me mi
commosse. Non ha importanza, mormorai. Lei aveva da
fare...
Be', mi permetta di darle un passaggio ora, se non vuole
andare a trovare la signora Foster.
Non ho alcuna meta, dissi.
Sciocchezze! Tutti ne abbiamo una, anche se non la
conosciamo esattamente. Salga.
Salii, perch, cosa strana, lo desideravo.
Lui mi offr la sua scatola di sigarette. Vidi che osservava le
mie dita macchiate di nicotina e, mentre prendevo una sigaretta,
me ne vergognai. Notai che avevo una smagliatura su una calza:
non credo che ci fosse, quando l'avevo infilata, comunque, in
caso contrario, non mi sarei preoccupata di cambiarla. Avevo i
capelli in disordine, e mi sembrava di non essermi data il rosso
sulle labbra, prima di uscire. Il completo di tweed che indossavo
era abbastanza in ordine, ma questo era dovuto alle cure di miss
Rose e non al mio interesse personale.
Incrociai le gambe per nascondere la smagliatura e misi le
mani dietro la schiena. Ma capivo che non potevo ingannare il
dottor Broderick.
Lui non fece l'atto di rimettere in moto la macchina, dopo
avere acceso le nostre sigarette. Rimase l a fumare, in un
silenzio amichevole, e dopo un minuto mi accorsi che la mia
tensione stava scomparendo.
Broderick poteva essere brusco fino al punto di apparire
rude, ma era la persona pi riposante che avessi mai incontrato.
Mi domandai perch non mi fossero mai piaciuti i menti
pronunciati. Su certe persone erano, anzi, molto attraenti.
Faceva piacevolmente caldo all'interno di quella macchina
un po' sgangherata, che non possedeva aggeggi lussuosi, ma era
comoda e quasi intima.
Dunque, disse infine lui mentre gettava il mozzicone della
sigaretta fuori dal finestrino, devo andare a trovare una vecchia
signora a Chadwell Alto. Se non ha una meta particolare,
perch non viene con me?
Mi resi conto subito che desideravo andarci. Quei dieci
minuti trascorsi in macchina erano stati i pi sereni delle ultime
settimane. Provavo una strana riluttanza a interrompere quel
momento cos eccezionale.
Se... se non la disturbo, balbettai.
Perch dovrebbe disturbarmi? C' un bel panorama a
Chadwell Alto, ma certo lei conosce bene la zona. Comunque,
pu venire a trovare la vecchia signora.  una specie di
megera: probabilmente cercher di convincerla a sposarmi, ma
non deve far caso a quello che dice.
Ah, lei non ...? Mi interruppi, arrossendo per la
confusione.
Non  che cosa? mi chiese. Sposato? No, adesso no.
Mormorai qualche parola di scusa, e lui inarc un
sopracciglio. Si scusa? Perch?
Perch... sono stata indiscreta.
Oh, santo cielo! esclam il dottor Broderick. Credo che
sia noto a tutti, per lo meno a tutti i miei pazienti, che sono
divorziato ormai da parecchi anni. E non mi dica, per l'amor del
cielo, che le dispiace.
Non avevo intenzione di dirlo, replicai.
Be', sembrava che ne avesse voglia, replic lui con
calma.
Non mi pare che il divorzio l'abbia fatta troppo soffrire,
azzardai, incoraggiata dalla sua sincerit.
Il Dottor Broderick mi lanci un'occhiata rapida, enigmatica.
Veramente si sbaglia, disse. Per essere sinceri, da
principio ne ho sofferto, e forse ne soffrirei ancora, se avessi il
tempo di pensarci. Ma tutto  accaduto molti anni fa. Non  il
caso di piangere su una situazione che non si pu modificare.
Del resto, non sono pi tanto certo che vorrei modificarla.
Probabilmente, tutto  successo per il meglio.
Che cosa non and tra voi? chiesi con una certa timidezza,
per quanto fossi quasi sicura che lui non si sarebbe offeso per la
mia curiosit. Anzi, avevo la sensazione che la provocasse.
Che cosa non and?, ripet, con tono indifferente. Prima
di tutto, eravamo innamorati, troppo innamorati per comprendere
che tra noi esisteva soltanto un'attrazione fisica. Cos ci
sposammo, ed eravamo anche troppo giovani, troppo poveri,
troppo intolleranti... Alla fine ci accorgemmo che non desideravamo
affatto che fosse la morte a dividerci, come dice la
formula della cerimonia nuziale. Cos, preferimmo affrettare i
tempi e la separazione. In fondo, sarebbe pi esatto dire che
fu mia moglie ad affrettare i tempi.  scappata con un americano
molto ricco, molto anziano e, sono certo, molto tollerante.
Mi lanci di nuovo una breve occhiata. Ho la sensazione,
signora Landry, che lei stia di nuovo per dirmi che le
dispiace. Be', non lo faccia!
No, no, protestai.
Ma certo che stava per dirlo! Allora viene con me o
no?
Con molto piacere, risposi, ed ero sincera.
Lui avvi la macchina. Mentre partivamo, trassi automaticamente
il mio portasigarette dalla tasca e l'aprii. Prima che avessi
la possibilit di porgerglielo, Broderick allung una mano, prese
l'astuccio e lo chiuse con gesto deciso.
Non ha bisogno di un'altra sigaretta. Ne ha appena fumata
una, disse, con un tono che non ammetteva repliche. Mentre
infilavo di nuovo l'astuccio nella mia tasca aggiunse: Fumare
 solo una sciocca abitudine. Se vuole, pu controllarla.
Per un momento, cercai di mostrarmi indignata ma non ci
riuscii, perch lui aveva ragione. Non avevo affatto bisogno di
un'altra sigaretta. Riposi timidamente anche l'accendino.
Quando la macchina raggiunse la strada principale, il dottore
disse: In una mattinata come questa si sente fino in fondo
quanto sia bella la professione del medico, soprattutto per chi
lavora in una condotta come la mia. Soltanto quando mi
chiamano in una fredda notte d'inverno, mi rendo conto di
quanto possa essere difficile.
Le piace il suo lavoro?
E chi parla di lavoro? Io penso a tutti quei poveretti,
rinchiusi durante il giorno in qualche ufficio soffocante, mentre
io me ne vado in giro per delle belle strade di campagna, in una
fresca mattina di sole, in compagnia di una donna molto
attraente.
Mi ha fatto un complimento molto carino, dottor Broderick,
esclamai. Poi, rimasi stupita delle mie parole.
S, vero?, rise Broderick. Lei  una donna strana, signora
Landry, aggiunse, subito dopo, gravemente.
Rimasi stupita dall'improvviso cambiamento del suo contegno.
In che senso?, chiesi.
Oh... Lui fece un gesto vago con la mano. Non  affatto
come io l'avevo giudicata.
Non risposi e. dopo un momento, egli continu: Dopo tutti
questi anni, durante i quali non ci siamo scambiati altro che
qualche cenno di saluto, quando le nostre strade si incrociavano,
mi riesce difficile credere che lei sia la donna fredda, sdegnosa
che ho disprezzato cordialmente.
La sua franchezza mi stup. Disprezzato..., mormorai.
Al cento per cento, conferm Broderick con una certa
rudezza. Lei rappresentava il simbolo di tutto quello che io
odiavo di pi: snobismo, freddo senso di indipendenza, sdegnosa
alterigia. Non era un essere umano, signora Landry, bens un
automa, indifferente, insensibile. Invece, non  affatto cos... E
ora mi domando se lo sia mai stata. Di solito mi vanto di saper
giudicare le persone piuttosto bene, ma o lei  cambiata
completamente, o io non ho mai commesso un errore pi grave
in vita mia.
Non ha il diritto di parlarmi cos, replicai.
Sciocchezze! Che cosa vuol fare? Scendere dalla macchina
e proseguire a piedi solo perch le ho detto qualche spiacevole
verit? Non sia cos infantile, mia cara. Ad ogni modo, so essere
molto pi spiacevole di cos, se lo desidero. Anzi, questa volta
non mi ero neppure messo di impegno. Cambi in fretta la
marcia, mentre la macchina scendeva una ripida collina. Non
riuscivo neanche a credere ai miei occhi, la settimana scorsa,
quando ho visto la sprezzante signora Landry correre affannata,
senza fiato, per portare aiuto a un bambino che non conosceva.
Ma il bambino era ferito, protestai.
Lo so. Comunque, non mi sarei mai aspettato che la
signora Landry si preoccupasse per lui. Piuttosto, avrei immaginato
che suonasse un campanello per ordinare a un domestico
d'incaricarsene.
Mi pare che lei sopravvaluti il grado di lusso nel quale io
vivo, dottor Broderick.
Molto peggio, signora: lei vive, disprezzando il suo prossimo,
mostrandosi eternamente a un livello superiore.
Ma no!, esclamai. Non sono cos. Le pare che lo sia?
Lui scroll le spalle. Non lo so... Non lo so davvero. E,
parlando sinceramente, da un punto di vista personale, non me
ne importa. Non viviamo nello stesso mondo, signora Landry. E
non m'interessa affatto sapere che tipo lei sia. Parlando da
un punto di vista professionale, ammetto che desideravo
scoprire se sarei riuscito a farla inquietare.
E perch?
Stavamo percorrendo un rettifilo, ed egli distolse brevemente
gli occhi dalla strada per scrutarmi in viso. Non riuscii a
decifrare il suo sguardo. C'era riflessa una espressione grave che
non potevo collegare che con un atteggiamento professionale.
Broderick lasci che un'altra macchina ci superasse prima di
riprendere a parlare. E sempre da un punto di vista strettamente
professionale, dichiar, le consiglio di farsi visitare
quanto prima dal suo medico.
Non gli risposi fino a che non raggiungemmo il gruppo di
villette annidate nella minuscola piazza di Chadwell Alto.
Broderick si ferm in uno spiazzo verde, di fronte all'ultima, e
stava scendendo dalla macchina quando io dissi, sottovoce: Lei
 un medico.
Egli tese un braccio per prender la borsa dal sedile
posteriore. Ma non il suo medico, signora Landry. Io mi
occupo soltanto della salute del suo personale domestico.
Potrebbe diventarlo insistetti.
S, potrei. Ma preferisco consigliarla di consultare il suo
medico, che gi la conosce e la comprende. Chiuse lo sportello
e si chin verso il finestrino per chiedermi: Vuole entrare,
signora Landry?.
No. Scossi il capo. Preferisco di no.
Come vuole. Pu darsi che questa visita duri a lungo. Ha il
tempo di salire fino alla cima dell'altura, se lo desidera. La vista,
se non  mai arrivata lass, merita una breve passeggiata.
Attesi fino a che non lo vidi scomparire nella villetta, poi mi
incamminai per il sentiero, che saliva a spirale dietro le case. Ero
gi stata lass e la vista non mi interessava in modo particolare,
ma la consueta inquietudine mi costrinse a muovermi, non
appena mi trovai sola, lontana dall'influsso calmante della
presenza di lui.
Giunsi in cima, ansimando, e mi lasciai cadere su una piccola
roccia. Tolsi di tasca l'astuccio delle sigarette, ne accesi una, e
osservai il fumo azzurro levarsi lentamente nell'aria tranquilla.
La vista era splndida, malgrado in distanza fosse velata da
una leggera nebbia di novembre. Il sole faceva risplendere il
chiaro nastro del fiume. Gli alberi, privi di foglie, possedevano
una loro aspra bellezza. I campi, invece, conservavano ancora il
morbido verde dell'estate.
Sedevo l, dimentica del tempo, quando udii dei passi dietro
di me, mi volsi e vidi il dottor Broderick che risaliva il sentiero.
Balzai in piedi, imbarazzata.
Mi scusi, l'ho fatta aspettare, dissi, ma lui mi fece cenno di
rimanere al mio posto.
Non c' fretta, replic. Immaginavo che l'avrei trovata
qui. Io salgo sovente quass, quando vengo da queste parti.
Si lasci cadere sulla roccia vicina alla mia. Notai che non era
affaticato da quella ripida salita. E, stranamente, mi sentii
di nuovo invasa da un senso di calma. Rimasi silenziosa, in attesa.
Avevo la sensazione che anch'egli stesse aspettando, sereno e
paziente.
Trascorse molto tempo prima che io parlassi. Lui non
m'invitava alla confidenza, anzi sembrava che facesse di tutto
per respingerla. Poteva non aver simpatia per me, ma avevo la
certezza che mi avrebbe ascoltato, e che in lui avrei trovato
quella comprensione che non potevo aspettarmi da Charles.
Temo che sto per perdere la ragione, dottor Broderick,
dissi, infine.
Egli mi lanci una breve occhiata indifferente. Che cosa
glielo fa supporre? chiese con calma. Di solito la persona che
sta per diventare preda di una malattia mentale non sospetta
mai che quaicosa in lei non funzioni.
Ma io non riesco a ricordare chi sono, replicai. So che
devo essere Lisa Landry, perch Charles  mio marito e Joanna
 mia figlia, ma non li conosco. Non conosco nessuna delle
persone con le quali vivo, e non ho riconosciuto lei, l'altro
giorno...
Un momento, signora Landry, m'interruppe con dolcezza.
Ha perso la memoria, e questo  un incidente comune.
Esistono molti elementi che possono provocarlo. Non deve
preoccuparsi, non deve temere di perdere la ragione, soltanto
perch soffre di una temporanea amnesia...
Ma  qualcosa di pi, non capisce? Io ho la memoria, ma
non quella giusta.
Che cosa vuol dire?
E allora rivolsi a lui la domanda che desideravo porre al
sacerdote, all'uomo di Dio, la domanda che avevo avuto troppa
paura di rivolgere a me stessa nell'oscurit delle mie notti
insonni. Parlai con fermezza, senza esitare, nel silenzio che
improvvisamente era caduto fra noi. Lei crede, dottor
Broderick, che l'anima di una ragazza morta quasi sedici anni
fa possa aver preso possesso del corpo di una perfetta sconosciuta?
Un uccello cantava su un albero vicino. Non lo vedevo, ma
le dolci note di quel canto colmavano l'aria. Quando il dottor
Broderick mosse un piede, sobbalzai nervosamente.
Lui sedeva in silenzio, non mi guardava, e il suo viso era cos
imperscrutabile che io non potevo decifrarne i pensieri. Infine,
quando parl, il suo tono esitante mi parve quasi patetico.
Ma cara signora, io non pretendo di sapere qualcosa
dell'anima, conosco soltanto il corpo umano. Un sacerdote
sarebbe pi adatto di me per rispondere a tale domanda. Mi
dica, piuttosto, perch me l'ha rivolta.
Trassi un profondo sospiro e lo guardai in viso. Perch
questo sta accadendo a me. Se cos non fosse, allora sarei certa
d'essere pazza. Scoppiai in una risata priva di allegria. Scelga
lei, dottor Broderick. Che cosa preferirebbe essere, se fosse
al mio posto? Posseduto da un'altra anima o pazzo?
Che cosa le fa supporre una cosa o l'altra?
Il fatto che l'unica vita che io ricordo  quella di una ragazza
morta da pi di quindici anni, dissi.
Presi la sigaretta che lui mi offriva e gli lanciai una breve
occhiata incerta. Broderick non mi stava guardando. Invece,
osservava il bosco, sotto di noi. Aspettava che io continuassi,
senza darmi fretta: quella sua calma non voleva significare che
l'argomento non l'interessava.
Cos incominciai a parlargli di Dorcas. Cominciai con frasi
mozze, a volte non del tutto coerenti, ma poi, sotto l'influenza
della sua attenzione, riuscii a proseguire con maggiore pacatezza.
Gli raccontai che era stata adottata da piccola, a tre anni,
cosicch non possedeva ricordi precedenti all'epoca in cui era
entrata a far parte della famiglia Mallory. Ma il ricordo della vita
trascorsa con Adrian Mallory era chiarissimo.
Gli parlai della infanzia nella casa di High Towers, un'infanzia
solitaria, forse, ma felice. Gli descrissi piccoli episodi
insignificanti che solo Dorcas poteva ricordare, quei fatti
comuni, quotidiani che non significano nulla per chi non li ha
vissuti. Rievocai la vecchia Henrietta, che forse non era tanto
vecchia come sembrava alla giovane Dorcas, il suo senso
materno, il suo delicato profumo di lavanda. Parlai a lungo di
Adrian Mallory, della sua timidezza, della sua bont, e allora mi
resi conto per la prima volta che non l'avrei visto mai pi, e che
forse non l'avevo mai conosciuto... So che parlai di lui con una
tristezza che scaturiva dal profondo del mio essere.
Ricordai gli anni di scuola, un periodo alquanto solitario.
Dorcas non aveva amiche intime, perch il riserbo di Adrian
Mallory si era comunicato anche a lei. Ma la ragazza non sentiva
la solitudine. Durante i giorni di vacanza era felice; li aveva
passati per la maggior parte a casa, prima per la riluttanza di suo
padre a viaggiare, e poi perch la guerra aveva reso i viaggi
impossibili.
Quando gli parlai di Russ, ebbi una certa difficolt a
mantenere il tono impersonale. C'erano troppe cose che non
riuscivo a esprimere, nemmeno di fronte a un uomo comprensivo
quanto il dottor Broderick. Come potevo descrivere a una
persona estranea l'amore che era esistito fra Russell Winslow
e Dorcas Mallory? La voce-mi si ruppe quando gli parlai del
matrimonio che non aveva mai avuto luogo, del viaggio di
Adrian e Dorcas a Londra, della felicit della ragazza alla vigilia
del matrimonio.
Poi rimasi in silenzio, col capo chino, osservando una foglia
secca che il vento faceva oscillare accanto ai miei piedi. Infine,
una folata pi forte la trascin via.
Il dottor Broderick mi chiese, piano: E poi?.
Sollevai lo sguardo, stupita, in certo senso, che lui non fosse
riuscito a seguire la direzione dei miei pensieri. E poi,
continuai, cercando di mantenere la voce ferma e priva di
espressione, il matrimonio non ebbe luogo. Dorcas e suo padre
morirono durante una incursione aerea.
La ragazza di cui mi sta parlando  lei. Il medico tacque
incerto. Immaginai che la sua ragione stentasse ad accettare le
mie fantastiche supposizioni.
Attesi che dicesse altro, ma poich continuava a tacere,
dichiarai: Mi sono svegliata il giorno del matrimonio di Joanna,
pensando che fosse il giorno delle mie nozze. Non sapevo dove
fosse n perch fossi l, ma gli ultimi avvenimenti di cui le ho
parlato erano tanto chiari nella mia memoria, che pensavo di
vivere ancora nell'aprile del 1944. Ho ripreso la vita di Dorcas
Mallory esattamente nell'istante in cui lei  morta.
Lui fece un cenno, come se volesse interrompermi, ma io
continuai: Non posso dirle nulla della vita di Lisa Landry prima
di quel giorno d'agosto, mentre posso raccontarle tutto di
Dorcas. Sono in grado di riferirle cose che nessuno, nemmeno
Charles, pu avermi detto. Sono Lisa Landry, ma il mio cervello
appartiene a Dorcas Mallory.
Charles  suo marito, vero
S.
Perch ha precisato: Cose che nemmeno Charles pu
avermi detto? Come sa che...
Charles era fratellastro di Adrian Mallory, risposi. Io...
cio Dorcas non lo vide mai fino a poche settimane prima...
prima di morire. Lui aveva passato la maggior parte della sua
vita al Canada.
E lei conosceva quella ragazza?
No.
Ma, forse, ha udito suo marito parlare di lei?
Charles non l'ha mai conosciuta veramente, replicai in tono
difensivo, ma non sapevo contro che cosa dovessi difendermi.
Gliel'ho detto, Dorcas lo incontr solo alcune settimane prima
di morire. Si videro poche volte. Charles non poteva assolutamente
conoscere tutti gli episodi che io le ho raccontato di lei.
Poteva conoscerne molti, disse Broderick con dolcezza.
Alcune di queste cose...  proprio certa di non essersele
immaginate?
No!, protestai, un poco risentita. Nessuno pu assolutamente
immaginare tutte le cose che so di Dorcas Mallory, ogni
particolare della sua vita, ogni avvenimento, giorno per giorno.
E Russ...
L'uomo che Dorcas doveva sposare?
S, l'ho riconosciuto non appena l'ho visto. Come potevo
riconoscere un uomo che non avevo mai incontrato?, chiesi in
tono di trionfo.
Lei ha visto quell'uomo? Recentemente? Cio, dopo
l'agosto?
Ho trovato i nomi di Dorcas e di suo padre sul registro
dell'albergo Darlton, dove erano scesi, a Londra. Fino ad allora
credevo che esistessero soltanto nella mia immaginazione. Ma,
quando ho visto i nomi, sono tornata ad Alderford per trovare
mio padre... per trovare Adrian Mallory e Russ. Ho visto Russ.
L'ho riconosciuto, per quanto nessuno me l'avesse mai descritto.
Charles non l'ha mai conosciuto. E quando abbiamo parlato,
ci siamo intrattenuti a discutere di cose che soltanto lui e Dorcas
potevano aver saputo. Nessun altro. Charles non pu avermele
dette, esclamai, quasi con veemenza.
 stata lei a ricordarsi di questi episodi o quell'uomo glieli
ha ricordati per primo?
L'una cosa e l'altra.
E lei gli ha detto che pensava di essere quella ragazza?
No.
Perch no, se ha fatto il viaggio espressamente a quello
scopo?
Allora ignoravo che Dorcas Mallory fosse morta e
che...
Che cosa?
Che Russ fosse sposato, dissi con voce atona.
E se non fosse stato sposato gliel'avrebbe detto?
Non so. Non credo. Come avrei potuto? La Dorcas che lui
conosceva era morta. Penso che l'avrebbe molto turbato il
pensiero che...
Che lo spirito della ragazza fosse entrato in lei?
Be', s.
Broderick mi lanci una breve occhiata. E perch dovrebbe
essere cos?
Non lo so. A meno che questo non sia avvenuto perch
la ragazza mor la vigilia del matrimonio. Era tanto felice al
pensiero di sposarsi che lei... il suo spirito... non poteva
sopportare che tutte le speranze e tutti i sogni terminassero.
Ma, in tal caso, perch attendere fino ad ora? La ragazza
mor pi di quindici anni fa. Senza dubbio, se il suo spirito aveva
tanto sofferto per quella tragica morte, avrebbe reagito molto
tempo prima...
Lo interruppi, irritata: Ho la sensazione che lei pensi che
queste mie confidenze siano scherzi, che mi diverta credere
d'essere perseguitata da quella ragazza. Probabilmente mi
scambia per una di quelle ciarlatane che si compiacciono di
riempire la testa del prossimo con un mucchio di sciocchezze a
proposito delle anime inquiete del Purgatorio.
Al contrario, cara signora, replic lui con calma, e io non
potei dubitare della sua sincerit. Non oserei mai scherzare
sulla vita futura, o su quello che pu accadere alle nostre anime,
dopo la morte del corpo. Non sono molto religioso, ma non mi
permetto di discutere quello che non capisco a fondo. Le ho
detto fin da principio che il pastore  la persona pi
adatta...
Lei pensa che io sia pazza? lo interruppi, bruscamente.
Penso che abbia vissuto in un suo piccolo inferno privato,
durante questi ultimi mesi, rispose Broderick. Solo molto pi
tardi mi resi conto come in quel modo avesse eluso una risposta
diretta.
Rimase a lungo in silenzio, e poi disse, parlando pi a se
stesso che a me: Sa, signora Landry, la mente umana  una
cosa molto curiosa. In momenti di estrema tensione riesce a
respingere qualunque ricordo non voglia accettare.
Dunque, io non ricordo perch non voglio ricordare?
In parte s, forse. Per quanto non mi sembri che, nel suo
caso, questo spieghi tutto. Ad un tratto mi chiese: Quanti anni
ha, signora Landry?.
Quaranta, replicai con una certa riluttanza.
E sua figlia? Diciotto?  giovane, graziosa e innamorata.
Tacqui, sentendo nascere dentro di me un senso di antagonismo.
Dopo un istante, egli si volse a guardarmi: Che sta
cercando, signora Landry? Che le manca nella vita?.
Non capisco che cosa voglia dire.
Invece, credo che lo sappia. Broderick aveva parlato in
tono pensoso, quasi interrogativo. Pu definire soddisfacente
la sua vita matrimoniale?, mi chiese, poi.
Non lo so, risposi con tristezza. Non ricordo nulla della
mia vita prima del giorno in cui si  sposata Joanna.
Be', e da allora? Lei e suo marito conducono una vita
normale? Felice?
Sentii che il sangue mi affluiva al viso. No, mormorai.
Lei pensa che questo dipenda dalla sua amnesia? O ha
l'impressione che la frattura tra voi si sia aperta molto prima
dell'agosto scorso?
Ebbi un gesto impaziente. Che legame ci pu essere tra i
nostri rapporti e il mio problema?
Lui alz le spalle. E chi lo sa, signora Landry?
Che cosa vorrebbe insinuare?
Broderick mi rispose lentamente, come se volesse soppesare
con cura ogni parola, prima di pronunciarla: Io penso che,
forse da molti anni, lei sta cercando qualcosa. Infine, la sua
ricerca  culminata nel desiderio d'identificarsi con questa
Dorcas Mallory, di amare profondamente, d'essere amata e
nuovamente giovane. Comprese che volevo interromperlo, ma
mi impose di tacere con un cenno: Lei ha visto sua figlia...
la ragazza possiede quella giovinezza, quella felicit che, invece,
sono sfuggite a lei. Pu darsi perfino che provi un'inconscia
gelosia.
Se la soluzione del problema fosse cos semplice, come
potrei sapere tante cose di Dorcas Mallory? gli domandai.
Come avrei potuto riconoscere immediatamente Russ, sapere
dove si trovava un tempo la mia casa, quale aspetto avesse la
citt?
Pu essere stata altre volte ad Alderford, dato che suo
marito era il parente pi prossimo di Adrian Mallory. Non 
escluso che lui abbia provveduto a tutto, dopo la morte del
fratellastro. Ci sar stato un testamento, un trapasso di propriet.
Il signor Landry avr dovuto trascorrere parecchio tempo in
quella cittadina per occuparsi di tutto, ed  molto probabile che
lei l'abbia accompagnato, che sia anche intervenuta ai funerali di
Dorcas Mallory e di suo padre.
No, no!, esclamai, balzando in piedi, sgomenta.
Il dottor Broderick mi prese una mano, inducendomi a
sedere sulla roccia. Con riluttanza, sotto quella pressione
rassicurante, obbedii. Dopo un istante, lui mi lasci la mano:
Non  il caso che si agiti tanto, mi disse.
Non credo di essere mai stata in quella citt con Charles,
replicai, con un tono forzatamente tranquillo. Se avessi assistito
al funerale, avrei incontrato Russ. E quando l'ho visto, un paio
di settimane fa, io ero per lui una perfetta sconosciuta.
Non mi ero resa conto di quanto le mie parole potessero
essere rivelatrici per Broderick. Comunque, non mi sfugg il
lampo di compassione che era passato nei suoi occhi. Esso
scomparve quasi immediatamente, e poi avvertii in lui un senso
di dolcezza che accolsi con gratitudine, perch era la cosa di cui
avevo pi bisogno al mondo.
 ancora innamorata di Russell Winslow, vero?, mi
chiese.
Cercai di dominare il tremito delle labbra. Lei penser che
sono soltanto una sciocca.
No, disse il medico, improvvisamente pensoso, come se in
quel momento avesse fatto una scoperta che lo sconcertava.
No, ripet, ma  passato tanto tempo, signora Landry.
Non per me, protestai. Quando mi sono svegliata, il
mattino del matrimonio di Joanna, credevo che quello fosse il
giorno delle mie nozze. Credevo di vivere ancora nell'aprile del
1944, e di trovarmi nella stanza dell'albergo Darlton. Il resto,
invece, mi era ignoto: la camera da letto, la casa, la servit,
anche il mio viso. Aggiunsi con un tono amaro che non riuscii
a frenare: Ha un'idea di che cosa significhi, dottor Broderick,
guardarsi in uno specchio e vedervi riflesso un volto
completamente sconosciuto? E poi, continuare a vederlo,
un giorno dopo l'altro?
Lei sa che aspetto aveva quella ragazza, malgrado sia
sicurissima di non averla mai conosciuta?
So che Dorcas Mallory non mi ha mai incontrata, dissi.
Anche se la parte di me che  Lisa Landry, pu aver
dimenticato l'incontro, la parte che appartiene a Dorcas Mallory
lo ricorderebbe. Eppure, io conoscevo bene i suoi lineamenti e i
suoi pensieri.
Potrebbe sbagliarsi, potrebbe soltanto avere immaginato
l'aspetto della ragazza...
No, non posso essermi ingannata. E poi, Russ ha confermato
ogni mio ricordo.
Lei vorrebbe essere Dorcas Mallory, vero, signora Landry?
S.
Anche se quella ragazza  morta?
Era felice, da viva. Questa  la cosa pi importante, dissi.
Inoltre, era una persona molto pi simpatica di me. Quello che
lei ha detto sul mio conto questa mattina,  perfettamente vero.
Coincide con quanto ho pensato io quando, per la prima volta,
ho visto il mio viso, senza riconoscerlo. Quella freddezza,
quell'aria sdegnosa...
 facile essere simpatici quando si  felici, osserv lui.
Ma io non mi sento n fredda, n sdegnosa. Certo, lo sono
stata, ma ora so di non essere pi quella donna. In altre
circostanze...
In altre circostanze, penso che anche lei, Lisa Landry,
sarebbe decisamente una donna simpatica. Per la prima volta,
Broderick guard l'orologio. Mi piacerebbe incontrare suo
marito e discutere con lui la situazione, concluse.
Scossi il capo, dubbiosa ed egli continu: Vorrei sapere
qualcosa di pi sul suo ambiente, su tutto quello che lei non
pu ricordare. Non deve preoccuparsi. Parlerei col signor Landry
soltanto della sua salute, gli chiederei se le  mai accaduto in
precedenza di perdere la memoria. Questo, naturalmente, se lei
desidera che io continui ad occuparmi del caso: non capisco
ancora se mi ha consultato come medico o perch le sono
sembrato un uomo col quale ci si possa confidare.
Io pure continuavo a pormi questa domanda, anche molto
tempo dopo, quando lui mi aveva ricondotto a Chadwell St.
John. Era mezzogiorno e, di solito, a quell'ora, non mi trovavo
mai vicino a casa. Comunque, vi feci subito ritorno. Mi sentivo
stranamente sollevata, come alleggerita di un peso che era
diventato insopportabile. Ero quasi felice di camminare lungo i
tortuosi sentieri di campagna, mentre il calore del sole mi
accarezzava il capo e le spalle.
Quella sensazione di sollievo mi accompagnava ancora
quando entrai in casa, e, per una volta tanto, non mi sembr che
le mura si rinserrassero intorno a me. Charles non c'era, ma
lasciai che miss Rose mi convincesse senza difficolt a mangiare
qualcosa. Poi bevvi il caff sul terrazzo. Mentre mi accingevo ad
accendere la seconda sigaretta, la gettai risolutamente lontano,
osservandola cadere.
 soltanto una sciocca abitudine. Puoi benissimo controllarti
ed evitare il fumo eccessivo, dissi ad alta voce.
Trascorsi il pomeriggio lavandomi i capelli, curandomi le
unghie, sfoltendomi le sopracciglia, improvvisamente consapevole
di provare il piacere tutto femminile della vanit. Cercai di
limitare al minimo le sigarette, e versai nel lavabo la bottiglia di
whisky che attendeva le mie veglie notturne.
Nel far questo, mi resi conto che, implicitamente, avevo
offerto un'incondizionata fiducia al dottor Broderick.


Capitolo nono.

Si era da poco fatto buio, quando udii Charles rincasare, ma
non lo vidi subito. Ero in bagno, allorch lui sal per
cambiarsi e, mentre io mi vestivo, sentii l'acqua della doccia
scrosciare nella sua toilette.
Indossai uno degli abiti nuovi che avevo ordinato a Londra:
era di seta pesante di un insolito volor verde, molto semplice e
attillato. Rimasi sorpresa, notando quanto fossi dimagrita. Mi
avvicinai alla specchiera e osservai le mie guance incavate e gli
occhi cerchiati di nero. La fede d'oro che avevo cercato
inutilmente di sfilarmi, quel mattino d'agosto, adesso scorreva
con estrema facilit sul dito.
Mi trovavo gi nel salotto dal tappeto grigio, quando Charles
scese. Nel vedermi, ebbe un'espressione di stupore, che si
accentu allorch rifiutai il Martini che mi offriva.
Ero abbastanza leale da ammettere che mi sarebbe piaciuto
bere l'aperitivo e che stavo cominciando a provarne veramente il
bisogno.  soltanto una stupida abitudine, mi dissi, puoi
controllarla benissimo.
Tuttavia, non mi sentivo piena di fiducia come avrei voluto
essere. Pensavo che, probabilmente, era molto pi facile al
dottor Broderick dare consigli che non per me metterli in
pratica.
Soltanto dopo il pranzo, parlai a Charles del dottor
Broderick. Fino allora, non avevamo conversato molto, anzi, quasi per
nulla. Pensai che lui fosse di cattivo umore. Forse, lo era da un
pezzo, ma io non ci avevo fatto caso, presa com'ero dai miei
problemi.
Del resto, neppure Charles poteva avere una vita familiare
felice. Una volta, tutto doveva essere stato diverso fra noi. Che
ci fosse in lui un rimpianto, un desiderio di qualcosa che non
esisteva pi? Era davvero indifferente come sembrava, o quella
era soltanto un'apparenza, dietro la quale si nascondeva una
profonda ferita?
Poteva darsi, che un giorno o l'altro, quando fossi guarita
dall'ossessione che mi possedeva, sarebbe potuta nascere una
comprensione fra noi, un senso di cameratismo? Quando fossi
diventata davvero Lisa Landry e il desiderio di Russ avesse
cessato di tormentarmi, non avrei forse accettato un'unione pi
intima con l'uomo che era mio marito?
A un tratto, fu Charles a parlare, interrompendo il corso dei
miei pensieri. Che cosa hai fatto ai capelli? mi chiese.
Automaticamente, sollevai una mano per toccarli. Li sentii
morbidi e leggeri, per via del recente shampoo. Li ho appena
lavati, risposi.
Con tono estremamente secco, Charles replic: S, lo vedo.
In questi tempi, si nota facilmente quando ti prendi un po' cura
della tua persona. Vers un cucchiaino di zucchero nel caff,
e mi guard pensoso mentre lo mescolava. Comunque, io
alludevo al colore dei capelli:  pi chiaro di prima. Quando
andavi regolarmente dal parrucchiere li facevi tingere in una
sfumatura pi calda, che io preferivo.
Mi avvicinai allo specchio, osservandomi. Non ci avevo mai
fatto caso, prima, ma adesso dovevo riconoscere che i miei
capelli si erano decisamente schiariti, assumendo una calda
tonalit dorata che non era affatto spiacevole. Tuttavia, guardandomi
con occhio critico, dovevo ammettere che quella
pettinatura morbida non mi si addiceva: era troppo giovanile,
adatta per una ragazza e non per una donna di quarant'anni.
Fatteli tingere di nuovo. Mi piacevano di pi quando erano
scuri, insistette Charles. Non ero d'accordo con lui, ma non
volevo discutere. Il colore dei miei capelli non era affatto
importante, mentre, forse, l'interesse di lui sarebbe potuto
esserlo, in avvenire.
Ho visto il dottor Broderick, oggi, dissi con aria indifferente.
Charles sollev bruscamente lo sguardo. Broderick? Il
medico del villaggio?
S.
Vuoi dire che sei andata da lui, dopo che ti avevo
espressamente detto che non dovevi consultare un medico
locale? C'era tanta asprezza nel suo tono che rimasi sconcertata.
L'ho incontrato per caso, replicai in tono difensivo. Non
sarei andata apposta da lui, ma quando...
E che cosa gli hai detto?
Mi sentii pervadere da una strana apprensione. Ero turbata
e, al tempo stesso, dispiaciuta di provare quell'irragionevole
senso d'inquietudine. A voce bassa, senza guardarlo, risposi:
Gli ho parlato della mia amnesia, del fatto che non so chi sono
e...
Veniamo al sodo. Che cosa ti ha detto Broderick?
Ben poco. Vorrebbe vedere te, Charles. Vorrebbe sapere
di pi sull'ambiente dove vivo, sulle cose che non posso
ricordare. Gli ho proposto di venire a trovarti domani. Mi 
parso che lui desiderasse aiutarmi, si  dimostrato molto
comprensivo..., aggiunsi in tono conciliante.
Sollevai lo sguardo, mentre parlavo, desiderosa di ottenere
la sua approvazione. Rimasi sconvolta e sbigottita, notando sul
viso di lui un'espressione di violenta collera: gli occhi avevano
una lucentezza metallica e i lineamenti si erano come irrigiditi.
Ti ho detto chiaramente che non devi farti visitare da un
medico locale, scand, cercando di controllare a fatica il tono
violento. Non voglio che un qualunque medico condotto
spettegoli sul nostro conto, e metta il suo naso...
Ma il dottor Broderick non  un pettegolo, protestai.
Tutti i medici condotti lo sono, e portano le loro chiacchiere
da una casa all'altra. L'ho conosciuto, il tuo prezioso dottor
Broderick... Non  diverso dagli altri, e a parte questo, mia cara
Lisa,  molto chiaro che la tua memoria  difettosa, altrimenti ti
ricorderesti che, quando io do un ordine, esigo che venga
eseguito.
Mi dispiace che tu sia adirato, Charles. Credimi, ho
incontrato Broderick proprio per caso. E ora che...
Ora che gli hai parlato, tutto  finito. Non voglio che tu
abbia pi a che fare con lui, e ti proibisco in modo tassativo di
tornare a consultarlo. Sono stato chiaro?
Rabbrividii appena. Certo, era solo frutto della mia immaginazione
il tono minaccioso che percepivo in quelle parole.
L'espressione di collera stava abbandonando il suo viso, ma
sentivo, cme avevo sentito altre volte, che c'era ancora della
violenza latente in lui. Ma la fiducia che avevo ritrovata in me
risvegli un senso di ribellione che non si lasciava tanto
facilmente intimidire. Cercai di parlare con calma, di non
lasciarmi sopraffare da lui.
Ho bisogno d'aiuto, non posso andare avanti cos. Il dottor
Broderick ha detto che ti telefoner domattina per sentire
quando puoi...
Non  il caso che si disturbi, replic Charles. Gli
telefoner io stasera per dirgli che tu non hai bisogno del suo
aiuto.
Sentivo svegliarsi in me una violenta vampata d'odio. Mi
alzai e uscii dalla stanza, tremando. Lo odiavo con tutto il cuore,
per il suo egoismo e la sua totale mancanza di umanit.
Quando, finalmente, mi calmai un po', decisi che, comunque
Charles la pensasse, non gli avrei ubbidito. Sentivo che il
dottor Broderick avrebbe potuto aiutarmi, e che qualunque cosa
Charles dicesse non mi avrebbe impedito di continuare a
chiedere il suo aiuto.
Ma sbagliavo. Non sapevo quanto sbagliassi.
Fumai lentamente una sigaretta, finch non fui abbastanza
calma da poter affrontare Charles, e allora scesi di nuovo le
scale. Mi sentivo pronta a combattere contro la sua collera, la
sua violenza, contro qualunque cosa, pensavo.
E invece non ero preparata a nulla.
La porta che dava sull'atrio era socchiusa e, prima ancora di
varcarla, udii Charles mormorare qualcosa. Rimasi un istante
perplessa, mentre spingevo la porta per aprirla del tutto.
Pensavo che fosse arrivato un ospite ed ero dispiaciuta di dover
rimandare il mio colloquio con Charles. Ma non c'era alcun
visitatore. Lui stava parlando al telefono posto all'altra estremit
della hall. Mi volgeva le spalle e le sue dita battevano
nervosamente sul tavolo. Non mi vide, e io non sarei rimasta ad
ascoltare la conversazione se non avessi subito capito che stava
parlando al dottor Broderick di me.
Non parlava a voce alta, ma le parole mi giungevano
distinte, solo interrotte di tanto in tanto dal suo interlocutore.
... Se avessi saputo che intendeva consultarla, l'avrei
preavvertita. Non ho nulla di personale contro di lei, capisce, ma
mia moglie  gi stata visitata dai migliori medici del paese. La
signora Landry non se ne ricorda, naturalmente... No, non si
pu far nulla... Sua madre soffriva delle stesse allucinazioni,
mor in una casa di cura. S'intende che quanto le dico  del tutto
confidenziale... S, naturalmente... No, non credo sia il caso che
io le faccia il nome dello specialista... Non pu fare nulla,
Broderick. S, capisco...  molto gentile da parte sua, ma non
sar necessario. Se vuol mandarmi la parcella... Oh, faccia
come crede, naturalmente. E, a proposito, come le ho detto,
la signora Landry non ricorda affatto di essere stata visitata in
precedenza... Mi posso fidare che, se mia moglie cercasse
nuovamente di consultarla, lei non... Certo, certo so di potermi
fidare. Mi dispiace di averla disturbata, dottore. S,
s...
Rimasi immobile, come pietrificata; quando Charles pos il
ricevitore, si volse e mi vide.
Non so che cosa mi aspettassi da lui: comprensione,
gentilezza, rimorso, affetto... Ero troppo confusa e sconvolta
per potermi aspettare qualsiasi cosa. Certo, non avrei previsto
uno scoppio di collera da parte sua. Charles cercava di
controllarla, cos come aveva fatto prima, ma lo sforzo gli
rendeva la voce incerta. Come hai osato ascoltare una mia
conversazione privata? Da quanto tempo sei qui?
Scossi il capo, sbigottita.  vero, dunque?, chiesi, ansiosamente.
Charles scoppi in una risata cattiva. Quanto hai ascoltato
della conversazione?
Di mia madre... degli specialisti che mi hanno visitato...,
balbettai. Vidi una bottiglia di brandy nel bar: dovevo bere
qualcosa... Non importava che ne pensasse il dottor Hugh
Broderick di quell'abitudine. Dovevo bere qualcosa.
Riuscii a trascinarmi fino all'altra estremit della stanza, e
versai il brandy con mani tremanti. Un po' del liquido si vers
sul mio abito verde, ma quello che riuscii a inghiottire valse a
controllare il senso di terrore che provavo.
 vero?, chiesi di nuovo.
Avevo sperato che lui mi offrisse almeno un briciolo di
dubbio, ma la delusione fu completa, bruciante.
S, tutto, rispose. Tua madre era pazza, pazza. E tu
finirai come lei. Purch naturalmente, aggiunse, mentre la mia
mano si avvicinava, tremante, alla bottiglia del brandy, purch
tu non voglia affrettare i tempi, finendo alcolizzata.
Non potevo rimanere chiusa in casa ad attendere che la
pazzia si impadronisse di me. E tuttavia, per alcuni giorni rimasi
cos, con la bottiglia di brandy come unico conforto, e la
speranza che la previsione di Charles si avverasse. Certo, feci
tutto quanto era in mio potere perch questo avvenisse. E alla
fine il brandy mi aiut, ma in modo indiretto.
Durante i primi giorni, non mi alzai quasi dal letto. Fumavo
e bevevo incessantemente ma, sebbene per la maggior parte del
tempo fossi ben lungi dall'essere sobria, non ero nemmeno del
tutto in preda ai fumi dell'alcool. Neppure una volta dimenticai
il motivo per cui bevevo: quella paura terribile sembrava spiarmi,
ghignando, annidata in fondo a ogni nuovo bicchiere.
L'unica persona con cui parlavo era miss Rose, e le parlavo
solo per rifiutare con brevi parole il cibo che cercava di farmi
ingoiare, o per domandarle un'altra bottiglia di brandy, che lei
mi concedeva con riluttanza.
Penso che fosse al corrente di quanto mi angosciava. Forse,
Charles l'aveva avvertita che aveva a che fare con una potenziale
demente. La cosa non mi interessava, fin tanto che continuava
a fornirmi i due elementi dei quali avevo bisogno.
A Charles non parlavo affatto, n lui parlava con me. Si
vestiva e si svestiva nel suo spogliatoio, e usava la camera da
letto solo per dormire.
Sapevo che mi odiava. C'era stato odio nella sua voce
quando mi aveva rivelato la verit. Soltanto l'odio poteva averlo
spinto a parlare cos.
Ma non perdevo tempo ad analizzare i suoi sentimenti.
Avevo gi abbastanza problemi miei, e Joanna era uno di essi.
Rifiutavo di parlarle al telefono e di vederla quando veniva a
casa, ma ero molto turbata, rendendomi conto del pericolo che
poteva costituire per lei una malattia mentale ereditaria. E se
questo era il motivo per cui Charles mi detestava, non potevo
biasimarlo, perch anch'io odiavo me stessa.
Non riuscivo a dissuadere Joanna dalla sua decisione di farmi
visita. Un mattino, la sentii bisticciare con miss Rose, proprio
fuori della mia stanza, ma sapevo che la donna non le avrebbe
mai permesso di entrare e di vedermi in tali condizioni.
Il brandy fin verso il quarto giorno. O forse, era il quinto.
Non lo sapevo con certezza.
Quando miss Rose me lo comunic, ebbi l'impressione che
ci fosse un tono soddisfatto nella sua voce. L'ha bevuto tutto,
signora Landry. Non ce n' pi nemmeno una goccia, in
casa.
Mi porti una bottiglia di whisky, le ordinai.
Ha finito anche quello. Ce ne verr consegnato un altro
quantitativo domani, e fino allora...
Telefoni al negozio e raccomandi di portarlo oggi.
Non vorrei intromettermi, signora, ma come lei sa,  il
signor Landry che provvede personalmente a ordinare i liquori...
Oh, santo cielo... Respinsi le coperte e scesi dal letto.
Andr io stessa al villaggio e me lo procurer.
Vuol farlo davvero, signora Landry? Per una volta tanto,
il suo viso sempre privo d'espressione tradiva una certa ansia.
Povera donna. Probabilmente, non sapeva che cosa fosse
meglio o peggio: se vedermi girare per la campagna tutto il
giorno, o ubriaca a letto.
Presi la macchina, perch non mi piaceva pi camminare.
Uscita dal calore costante della mia cmera, fui colta da brividi,
finch il freddo riusc a schiarirmi un po' le idee. Ero perfettamente
in grado di guidare. Durai fatica a imboccare il cancello
del giardino, ma questo fu l'unico inconveniente.
Per prima cosa, cercai di procurarmi da bere al Royal
Oak. La porta esterna del locale era chiusa, ma io entrai e
battei rumorosamente un pugno sul banco, fino a quando non
comparve il proprietario. Lui mi spieg che non poteva
vendermi alcoolici, a quell'ora. Me lo disse con fermezza,
ripetutamente, e infine con disgusto. Visto che non riuscivo a
ottenere quanto volevo, uscii, sbattendo la porta, incollerita.
Poco dopo, giunsi davanti alla drogheria del paese, e fermai
la macchina con una frenata cos brusca da fare concorrenza a
quelle di Charles. Il piccolo negozio era pieno di gente, e io
attesi con impazienza di essere servita, rabbrividendo di nuovo
per il freddo.
Quando venne il mio turno, il proprietario fu ugualmente
deciso, anche se pi gentile, di quello del Royal Oak. La
vista delle bottiglie allineate sugli scaffali mi fece addirittura
infuriare. Litigai violentemente per alcuni minuti, finch non
mi resi conto che il mio atteggiamento non faceva che irrigidire
di pi l'uomo. I clienti assistevano, sconcertati, alla scena.
A un tratto, interruppi la discussione, mi avvicinai a uno
scaffale, presi una bottiglia e gettai una banconota da cinque
sterline sul banco.
Il piccolo gruppo di persone che attendevano d'essere servite
si mossero per lasciarmi passare. Mentre uscivo, udii mormorare
parecchie parole, ma quella che ricorreva pi frequentemente
era: ubriaca.
Il proprietario mi segu, con la moneta da cinque sterline in
mano. Io salii in macchina, ma non riuscivo a chiudere la
portiera perch lui la teneva aperta.
Signora Landry, devo domandarle...
L'ho pagata, lo interruppi, stizzita.
Non  questo, ma lei sa benissimo che, secondo il
regolamento, a quest'ora non posso...
Ma  ridicolo avere la merce in negozio e non poterla
vendere perch l'orologio  indietro di cinque minuti sull'ora
prevista, esclamai.
Non sono io che stabilisco i regolamenti, signora Landry. E
insisto...
Oh, si occupi degli affari suoi, dissi io, furibonda. Quanta
agitazione inutile... Mi pu chiudere lo sportello?
No, finch non mi avr restituito la mia bottiglia di
whisky.
Non  la sua bottiglia. L'ho pagata e l'ho pagata pi di
quanto vale!
Egli gett la moneta sul sedile della macchina.
Ecco il suo denaro, signora Landry. Rifiuto di accettarlo e
la prego di restituirmi quello che mi appartiene...
Non so come sarebbe continuata la discussione. Certo,
avevo perduto a tal punto il controllo di me che sarei stata
capace di mettere in moto la macchina con lo sportello aperto.
Ma in quel momento, il dottor Broderick si fece strada in mezzo
alla piccola folla che si era raggruppata intorno a noi.
Forse, credeva che ci fosse stato un incidente, che qualcuno
fosse svenuto. Certo, non si aspettava di trovarsi di fronte due
persone che altercavano per una bottiglia di whisky. Rimase
muto e immobile mentre il negoziante, indignato, gli spiegava
l'accaduto.
Quando ebbe finito, il dottor Broderick disse, calmo: Mi
dia quella bottiglia, signora Landry.
Tese la mano, e io esclamai, irritata: Non far niente di
simile. Poi, a un tratto, magnetizzata dalla forza di quello
sguardo, ubbidii.
Da un po' di tempo in qua la signora Landry non sta bene,
disse lui sottovoce, al proprietario. E beve whisky per mio
consiglio. Nessuno, naturalmente, gli credette, ma Broderick
aveva fatto del suo meglio.
Se avesse spiegato che si trattava di una prescrizione
medica..., mormor l'uomo, tendendomi la bottiglia, ma
ormai io non avrei pi potuto toccare quel whisky.
Rimasi ferma, con la testa alteramente girata dall'altra parte,
per quanto dentro di me sentissi uno strano senso di vuoto che
mi faceva prevedere come pi tardi, senza la mia compagnia
abituale, avrei rimpianto quel gesto sprezzante.
Si sposti, disse il dottor Broderick e si chin per salire al
posto di guida.
Sono perfettamente in grado di guidare, dissi, gelida,
resistendo alla sua pressione, mentre lui sedeva al volante.
Non ne dubito, replic, ma ho sempre avuto voglia di
vedere come funziona uno di questi mostri. Mi lasci un po' di
spazio, signora Landry, altrimenti andremo a sbattere contro la
prima vetrina.
Mi scostai, ma egli non fece molta strada: si ferm ben
presto davanti a una casa piuttosto squallida, di mattoni rossi
situata appena dietro l'angolo. Aveva urgente bisogno di essere
restaurata e il cancello che limitava il vialetto di ingresso era
rotto, ma stranamente non si aveva la sensazione che tanto
squallore fosse dovuto a trascuratezza o a indifferenza. C'era
una tale atmosfera di calore e di solidit nell'edificio che,
osservandolo, si aveva l'impressione di aver incontrato
inaspettatamente un caro amico, che indossa un abito molto
vecchio, e che, tuttavia, non dispiace.
Quando il dottor Broderick mi fece entrare, provai la stessa
sensazione all'interno della casa e volsi in giro lo sguardo con
vivo interesse.
L'atrio era quadrato, con porte aperte sui due lati. Una bella
scala di quercia conduceva al piano superiore. Il tappeto turco
steso sul pavimento era molto usato, mostrava quasi la trama,
ma era caldo e allegro, proprio come la stanza dove il dottore mi
introdusse.
Quella stanza aveva il soffitto piuttosto basso, un grande
caminetto e profonde poltrone di pelle. Anche qui, tutto
appariva consumato dall'uso, ma dovunque c'era un che di gaio,
di intimo. Sul pavimento era steso un altro tappeto turco. Il
mobilio in legno di quercia, per nulla eccentrico, mi piacque
subito, e mi piacquero le pentole di rame appese in un angolo
e il grosso gatto fulvo che se ne stava acciambellato su una
poltrona, nel vano della finestra.
Quello  Salomone, mi disse il dottor Broderick, invitandomi
a sedere su un'alta poltrona accanto al caminetto. Forse,
non l'avr notato, ma a Chadwell St' John c' una sovrabbondanza
di gatti fulvi.
Si fece sulla porta chiamando: Signora Hale... C', signora
Hale?.
Vengo!, rispose una voce di donna.
Si ud un rumore di passi e, poco dopo, comparve la signora
Hale. Dal tono della sua voce, mi ero aspettata di vedere una
donna alta, massiccia, ma a parte un seno decisamente matronale,
lei era piccola, magra, e si muoveva con gesti rapidi,
mentre faceva scorrere da me a Broderick i suoi piccoli occhi
penetranti.
Mi osserv impassibile, e mi resi conto che nessun particolare
del mio aspetto le era sfuggito. Sospettai, anzi, che fosse in
grado di calcolare quasi con esattezza quanti bicchierini di
liquore avessi bevuto quel giorno.
Nessuna esclamazione usc dalle sue labbra, alla fine di quell'esame,
ma qualsiasi commento sarebbe stato meno espressivo
del suo sguardo. E dottor Broderick osservava, palesemente divertito.
Doveva essere abituato al suo atteggiamento critico.
Questa  la signora Hale, disse, infine, che mi dirige con
pugno di ferro, e senza la quale sarei un uomo finito. Ha guidato
i miei primi passi, e ancora continua a guidarli, anche se di tanto
in tanto mi d qualche calcio sugli stinchi. Conosce la signora
Landry, signora Hale?
L'ho vista in giro per il paese, replic la donna, senza
compromettersi, e io decisi che non doveva essersi fatta
un'opinione favorevole di me nel corso di quegli incontri.
Desidera il t, dottore?
Grazie, rispose Broderick, ma preferiremmo un caff.
Il caff? A quest'ora?
S, a quest'ora, per favore, insistette lui con fermezza.
Forte, nero e abbondante.
La signora Hale mi lanci un'occhiata significativa, accusandomi
d'essere la responsabile di quell'innovazione. Quello
sguardo diceva anche che lei conosceva le donne del mio
tipo.
Quando fu uscita, il dottor Broderick avvicin un'altra
poltrona al fuoco e sedette di fronte a me.
Non deve far caso alla signora Hale, disse.  sempre
stata sulla difensiva, sin da quando io ero piccolo, e credo che
non cambier mai. Vive sempre nella speranza di poter
acquistare un certo prestigio, se riesce a dominare i miei
ghiribizzi. Tuttavia, non  riuscita a far s che io avessi paura di
lei.
Il gatto abbandon il suo posto presso la finestra, e venne a
fare le fusa sulle ginocchia del dottore, che lo accarezz
affettuosamente dietro le orecchie.
E ora, disse, che cos' questa storia?
Sapevo che alludeva all'incidente, per quanto avessi sperato
che non vi avrebbe fatto cenno.
Volevo bere qualcosa, risposi.
Me l'immaginavo, replic seccamente il dottore, ma
certo non era una necessit cos urgente da obbligarla a fare una
scenata in pubblico.
Mi sembrava una cosa tanto sciocca..., incominciai.
Il fatto che non si possa comperare una bottiglia di liquore
quando la si desidera, o il fatto che lei non voleva aspettare?
 facile biasimarmi, replicai. Che ne sa delle ragioni per
cui certe persone cercano di dimenticare?...
Oh, per l'amor del cielo!, esclam lui con impazienza. La
smetta di atteggiarsi a vittima e di piagnucolare.
Ero troppo furibonda per domandarmi se l'osservazione
fosse, o meno, giustificata. Stavo cercando ancora una risposta
convincente, quando la signora Hale rientr col caff. Pos il
vassoio su un tavolino accanto a noi, con un gesto abbastanza
energico per dimostrarci in silenzio la sua disapprovazione.
Il dottor Broderick attese che la donna fosse uscita, prima di
sollevare gli occhi. Ha usato il servizio migliore, disse. Forse,
la signora Hale non la trova simpatica, ma certo ha voluto far
colpo su di lei. Vuole versarlo?
Grazie, no. Non voglio bere nulla, risposi brusca. Mi alzai
con tutta la dignit che mi riusc di raccogliere. Credo sia
meglio che me ne vada.
Lui non si cur nemmeno di guardarmi, mentre versava il
caff.
Si sieda, disse in tono indifferente. Lo beva. E quando
finalmente sar passato l'effetto dell'alcool... cerchi di rimanere
sobria!
Dottore ignorante!, esclamai. Rimasi a fissarlo, irritata dal
suo tono calmo, divertito, ben decisa ad andarmene. Ma dopo
un istante, sedetti di nuovo in poltrona. Broderick sembrava
indifferente al fatto che rimanessi o me ne andassi, e io non
riuscii a capire perch avessi deciso di restare.
Presi il caff che mi veniva offerto. Non ha il diritto di
offendermi, dichiarai.
Certo che ne ho! Che cosa vuol fare di se stessa, signora
Landry?
Non capisco che cosa intende dire.
Ma non faccia la sciocca! Mi ha capito benissimo. Mi porse
un pacchetto di sigarette, poi se ne accese una, e continu a
scrutarmi con sguardo enigmatico attraverso il fumo. Gett il
fiammifero nel fuoco, prima di riprendere a parlare. E allora mi
chiese: Ha mai visto un alcolizzato, signora Landry?.
Non so... Credo di s...
Ne dubito, ne dubito fortemente. Non intendo parlare di
qualcuno che si trovi in pietose condizioni per aver bevuto
qualche bicchiere di troppo. Alludo a un vero alcoolizzato.
Aspir profondamente una boccata, osservando la spirale di
fumo che saliva verso il soffitto. Non  una vista piacevole.
Direi che  la condizione pi pietosa, pi miserabile cui possa
ridursi un essere umano. Se lei pensa che costituisca la migliore
delle due alternative che mi ha proposto l'altro ieri...
Non ne esiste una terza, mormorai.
Mi lanci una breve occhiata. Ah s?
E con la stessa voce atona, io replicai: Sto diventando
pazza, dottor Broderick.
Ha l'aria d'esserne proprio convinta. Posso chiederle che
cosa la rende tanto sicura?
Per caso, ho udito quanto mio marito le diceva al telefono,
l'altra sera.
Lui rimase a lungo senza parlare, impassibile. Stava facendosi
buio e le fiamme del caminetto erano luminose e calde. In
questo caso, disse infine, sa che suo marito non desidera che
lei mi consulti dal punto di vista professionale.
Annuii. Credo che non servirebbe a nulla consultarla, le
pare? Mi spiace di averle rubato tanto tempo, ma non sapevo di
essere gi stata in cura da altri medici, da specialisti...
Le dispiacerebbe dirmi chi l'ha visitata? Immagino che si
tratti di un medico di Londra.
Non lo so. Non ricordo..., risposi in tono di scusa.
S, capisco. Pensavo soltanto che suo marito gliene avesse
fatto il nome. Crede che potrebbe informarsene?, mi chiese
con aria indifferente, mentre si chinava per riempirmi la tazza di
caff.
Non ne sono certa. Dovrei chiederlo a Charles... Ma
perch vuol saperlo?
Broderick alz leggermente le spalle. Una semplice curiosit,
rispose. Interesse professionale... Ma non ha importanza.
Il suo tono indifferente mi raggel un poco, per quanto non
ce ne fosse motivo. Continuavo a fissare il fuoco. Era strano,
pensavo, ma quell'uomo che riusciva facilmente a irritarmi, era
anche l'unica persona che riuscisse a infondermi un po' di pace.
Malgrado un improvviso brivido di freddo, in quella stanza
avevo conosciuto un calore che non aveva nulla a che fare col
caminetto acceso o col caff bollente. Broderick poteva essere
brusco, rude, curioso, ma sapeva confortarmi, sapeva darmi un
senso di forza. Non ero nemmeno certa che mi fosse molto
simpatico, ma questo non mi sembrava importante.
Non sapevo perch, ma a un tratto lui mi ricord in modo
incredibile Russ, e subito mi sentii travolgere da una nuova
ondata di ricordi. Non riuscivo a capire come una donna, in
possesso delle sue facolt mentali, avesse potuto abbandonare
Broderick, e mi domandavo che tipo fosse stata la sua ex
moglie. Non c'erano fotografie di lei, nella stanza. Invece, ne
notai una che raffigurava una coppia anziana.
Mia madre e mio padre, disse il medico, che aveva seguito
il mio sguardo. Ma io l'avevo gi immaginato dalla somiglianza
che esisteva fra l'uomo anziano e lui.
Le altre fotografie ritraevano un giovane in uniforme, i
componenti una squadra di calcio, un bambino vestito alla
marinara che doveva essere senza dubbio il dottore stesso in
tenera et, due ragazzi, il pi giovane dei quali era di nuovo il
dottor Broderick.
Lui conferm le mie supposizioni.
Quello  mio fratello maggiore, David, disse accennando
al ragazzo e poi al giovane in uniforme. Fu ucciso durante
la guerra, in Normandia. Mi addit un'altra foto che non
avevo osservato perch si trovava dietro di me. Questa 
Sarah, sua moglie, o, per meglio dire, la sua vedova, con i
due bambini. Ora, naturalmente, i miei nipoti sono cresciuti.
La ragazza frequenta ancora il liceo e il ragazzo studia medicina.
Diventer medico come lei?
Come me, come suo padre, come suo nonno. Sembra che
la professione medica sia una malattia contagiosa nella nostra
famiglia. Anche Valery, mia nipote, vorrebbe seguirla, ma non
so ancora... Spero, piuttosto, che si tratti di una passione
passeggera.
Non ha fiducia nella carriera professionale delle donne?,
chiesi, incuriosita.
Mah, certo, si tratta solo di una questione economica...
C'era una sfumatura di diffidenza nella sua voce. Tuttavia,
penso che se tra un paio di anni Valery sar dello stesso parere,
troveremo il denaro necessario. Merita il meglio,  una brava
ragazza. Sono tutt'e due bravi ragazzi, per dir la verit.
Sembra che lei sia molto affezionato a loro.
Costituiscono la mia famiglia, disse Broderick, e allora
credetti di comprendere perch la casa e l'automobile fossero
cos antiquate, il motivo per cui la povert aveva contribuito
a spezzare il suo matrimonio.
Abitano con lei?, chiesi.
No. Sarah possiede un piccolo appartamento. Adesso
lavora. Da principio, s'intende, quando i bambini erano piccoli,
non poteva farlo, ma ora tutti e due sono lontani da casa per la
maggior parte del tempo, e lei ha potuto impiegarsi. Verranno
a trovarmi, per Natale. Faccia un salto qui: li conoscer.
Sono certo che le piaceranno. Sarah  una donna in gamba,
proprio in gamba.
Mormorai, confusa, che non sapevo quali fossero i programmi
di Charles, per Natale. Be', faccia come vuole, disse lui.
L'invito rimane valido. Non faremo nulla di straordinario, ma
forse la nostra festicciola le piacer.
Perch  tanto gentile con me?
Lui mi guard, meravigliato. Gentile? Santo cielo! Non mi
pare di essere stato particolarmente gentile. Inviterei qualunque
animaletto sperduto che si trovasse fuori, al freddo.
Cos mi giudica, dunque? Un animaletto sperduto?
Penso che lei si sia smarrita molto tempo fa, Lisa Landry.
Ed  ora che qualcuno le tenda una mano e le offra una tazza di
latte.
Credevo di non esserle simpatica. L'ultima volta che ci
siamo visti, lei ha detto che mi disprezzava, che io ero una donna
snob, altera, un automa...
Le ho anche detto che incominciavo a credere di non aver
mai commesso un errore pi grave in vita mia, nel valutare
qualcuno.
Oggi mi ha chiamata sciocca. Ha detto che piagnucolavo.
Lei ricorda solo le cose negative. Spero che ricorder anche
il consiglio che le ho dato, oltre gli insulti.
Quale consiglio?
Vede che ho ragione? Sapevo che lei si sofferma soltanto
sulle osservazioni rudi. Le ho detto, mia cara, di non bere
pi.
Oh, quello..., sospirai, tristemente.
S, proprio quello! E gi che ne stiamo parlando, cerchi di
consumare qualche pasto normale ogni giorno. Il cibo fa molto
meglio che una bottiglia di whisky.
Non ho pi whisky, dissi io. Mi ha costretto a restituirlo.
E come giudica il signor Landry il fatto che lei beve? Non le
tira le orecchie ogni volta che la vede prendere una bottiglia?,
mi chiese in tono aspro.
Charles  per lo pi fuori di casa, replicai, evasiva.
E sua figlia?
Non m'incontro con Joanna, se posso evitarlo. Sebbene sia
convinta che tra noi non ci sia mai stata una vera intimit, penso
che la turberebbe... insomma, non voglio che mi veda in questo
stato.
Neppure se riuscisse ad aiutarla? Potrebbe avere un'ottima
influenza su di lei.
Non voglio che mi veda in questo stato, insistetti. 
giovane, impressionabile... Non voglio che veda quello che
potrebbe diventare lei stessa, un giorno o l'altro.
Broderick rimase a guardarmi, in silenzio. Mi sembr che
fosse indeciso, come se trovasse difficolt a porre ordine tra i
suoi pensieri. Ma non vi era n confusione n incertezza nella
sua voce quando, infine, parl: solo una pacata convinzione,
contro la quale non osai avanzare dubbi.
Penso che non debba preoccuparsi del fatto che Joanna
possa ereditare qualunque tara mentale lei abbia, signora
Landry. Ho visto sua figlia, le ho parlato in varie occasioni.
 una cara ragazza, equilibrata e di buon senso. Credo che sia
difficile trovare una giovane donna pi normale e pi
tranquilla, o scoprire in lei un germe di pazzia.
A un tratto, balz in piedi, lasciando scivolare a terra il gatto,
che miagol, risentito.
E ora, mi dispiace signora Landry, ma temo di dover
uscire. Ho ancora un paio di visite da fare. La macchina ha
avuto un guasto e stavo andando al garage per ritirarla quando
l'ho incontrata. Sorrise, eliminando dalle sue parole qualunque
traccia di rimprovero.
 stato molto coraggioso a prendere le mie difese davanti a
quella gente. Non l'ho ancora ringraziata per quanto ha fatto,
dissi.
Non credo che, in quel momento, lei provasse alcuna
riconoscenza nei miei confronti. Anzi, mi sembrava tutt'altro
che grata.
Comunque, adesso lo sono. E la ringrazio per il caff.
Sulla porta mi voltai e gli tesi la mano: Posso venire ancora, se
le prometto di avere bisogno soltanto di una tazza di t?.
Senza dubbio, rispose lui. Venga in qualunque momento
lo desideri. E non attenda fino a Natale.
Non potevo vedere il suo viso, che era in ombra, ma la
fiducia che mi infuse la sua stretta di mano valse a confortarmi
per lungo tempo.


Capitolo decimo.

Trascorse una settimana, durante la quale lottai con me
stessa, immaginando che la gentilezza di lui fosse stata
rivolta soltanto a un animale sperduto. Fu una settimana di
inutili ansie, perch continuavo a ripetermi che il suo consenso
al mio autoinvito era stato spontaneo. Se non avesse desiderato
che tornassi a trovarlo, avrebbe potuto farmelo capire con un
contegno evasivo, reticente, o addirittura con brusca sincerit.
In quel periodo, ripresi a fare lunghe passeggiate, e a
cavalcare regolarmente ogni giorno, nello sforzo di rimandare
il momento in cui sarei ricorsa ai liquori. Ma le giornate che
si accordavano mi costringevano a rientrare sempre prima e le
serate sembravano interminabili. Sotto lo sguardo cinico di
Charles, cercavo di mangiare un poco, a cena, e poi guardavo
un breve programma alla televisione. Ma infine, non sopportavo
pi di stare seduta e, dopo essermi aggirata per la casa, mi
avvicinavo al bar, sedevo su uno sgabello di cuoio rosso, e
incominciavo a bere whisky.
Per lo meno, ero riuscita a diminuire un po' il quantitativo
giornaliero di alcool. Ma non c'era nessuno che mi aiutasse,
convincendomi ad opporre a quel vizio una resistenza pi
energica.
Io stessa rimasi stupita della felicit che provai una sera,
verso la fine della settimana, quando, nel rispondere a una
telefonata, udii la voce del dottor Broderick.
Ero appena rientrata, stanca, depressa e per di pi bagnata
dalla pioggerella caduta al tramonto, ma in quel momento ogni
traccia di malessere scomparve, di colpo.
Ah,  lei dottor Broderick?
Pensavo che mi sarebbe venuta a trovare, disse lui. L'ho
attesa tutta la settimana per il t.
Non ero proprio sicura che lei lo desiderasse..., replicai.
Io non dico bugie. Sa benissimo che lo desideravo. Ormai,
dovrebbe conoscermi.
Desideravo tanto venire, dissi, con semplicit.
E che cosa ha fatto in tutto questo tempo?
Scoppiai in una breve risata nervosa: Ho fatto ogni sforzo
per riuscire a modificarmi, ma non ho avuto molto successo,
temo.
Mia cara signora, spera forse in un miracolo? Comunque,
non le ho telefonato per parlare di questo. Volevo chiederle se
le piace la buona musica. Ho due biglietti per il concerto che si
terr a Hardleigh domani sera e vorrei offrirgliene uno. Il
pianista non  una celebrit mondiale, ma siccome suona il
concerto n 2 di Rachmaninov, deve avere un certo talento. Che
cosa ne dice?
Ne sarei felice... S, s..., replicai, balbettando per la
gioia.
Allora d'accordo, disse lui. Desidera che venga a prenderla
o pensa che la sua macchina funzioni meglio della
mia?
Passo io da lei, risposi in fretta. Non volevo che Charles
sapesse che sarei uscita col dottor Broderick. Lui mi aveva
proibito soltanto di vederlo dal punto di vista professionale, ma
dubitavo che mi avrebbe permesso di frequentarlo amichevolmente.
Posai il ricevitore e salii in camera per cambiarmi.
L'invito di Broderick mi aveva comunicato un profondo senso di
felicit.
Quella sera, riuscii a bere soltanto tre bicchieri di liquore.
Il mattino seguente, feci una lunga galoppata, e poi trascorsi
il pomeriggio cercando di eliminare dal mio viso i segni delle
devastazioni che vi si erano prodotte nelle ultime settimane.
Mai, per quanto ne sapessi, avevo trascorso tanto tempo ad
occuparmi del mio aspetto e del mio abbigliamento come quella
sera. Avrei desiderato sfoggiare uno degli eleganti abiti da
cocktail che erano appesi nell'armadio, ma pensavo che non
fossero adatti per l'occasione: cos, alla fine, giunsi a un
compromesso, indossando una semplice toilette nera con una
stola di visone. Come unico ornamento, scelsi una spilla di
brillanti e per la prima volta usai il profumo che avevo
decisamente rifiutato quel mattino d'agosto.
Quando mi fermai davanti alla vecchia casa di Broderick, mi
sentii improvvisamente inquieta, temevo che la serata non
avrebbe avuto successo e che io, in qualche modo, avrei finito
per sciuparla. Rimasi seduta in macchina alcuni minuti, ansiosa
e indecisa, prima di premere un paio di volte il clacson.
Broderick usc quasi immediatamente. Poi, di fronte alla semplice
cordialit del suo saluto, la mia inquietudine scomparve.
Non rammento bene quella serata: nel ricordo, la ritrovo
come un'oasi di pace durante la quale non fui n Dorcas Mallory
che era morta, n Lisa Landry che stava impazzendo. Ero
semplicemente una donna che trascorreva qualche ora piacevole
con un simpatico compagno.
Non parlammo molto, lungo il percorso, e non parlammo
affatto al concerto. Il dottor Broderick era incantato dalla
musica quanto me.
E tuttavia, sapevo che non era soltanto la musica a turbarmi,
a placare temporaneamente il caos della mia mente. Tutto
questo, come avevo gi compreso altre volte, era dovuto
soprattutto alla straordinaria influenza che esercitava su di me
l'uomo seduto al mio fianco.
Quando uscimmo nella strada, faceva freddo. Rabbrividii e
mi strinsi la stola intorno alle spalle. Andiamo a bere un caff,
mi propose il dottor Broderick. Servir a riscaldarla per il
viaggio di ritorno.
Ci trovammo proprio di fronte a un bar, scintillante di luci
al neon. Una ventata d'aria calda ci accolse, e noi prendemmo
posto su due sgabelli liberi davanti al banco.
Mentre avvicinava un fiammifero alla mia sigaretta, lui disse:
 molto elegante, signora Landry, stasera. Certo, il suo abito
dev'essere molto costoso.
Arrossii leggermente di piacere, anche se quel complimento
conteneva un'ombra di ironia.
Non volevo farla sfigurare, risposi dato che lei  stato
tanto gentile, invitandomi. Grazie per il concerto, dottor
Broderick.
Non mi capitano molte occasioni come questa. C' sempre
qualcosa che mi impedisce di realizzare i miei progetti. Sono
contento che nulla sia accaduto questa sera, mi sarebbe
dispiaciuto dover rinunciare al nostro incontro. Penso che anche
lei non esca molto, vero?
Scossi il capo: No.
Perch no?, mi chiese. Le farebbe molto meglio che non
lo starsene a gironzolare per la casa.
Non  piacevole uscire da soli, mormorai. E, a quanto
pare, non ho troppi amici.
E suo marito? Se non sbaglio, eravate soliti uscire insieme,
almeno di tanto in tanto. L'ho vista al campo di golf, e a un
ballo del club...
Probabilmente  colpa mia, dissi. Forse, non  facile
vivere con me.
E non ha i genitori? O dei fratelli?
Lo guardai in modo strano. Mia madre  morta, come lei
sa. Anche mio padre, credo, per quanto non ricordi nulla n
dell'una n dell'altro. E non ho mai avuto n fratelli n
sorelle.
Dove abitava prima di venire qui?
Abbiamo girato molto, sostiene Charles. Lui mi ha detto
anche che sono nata e cresciuta a Ottawa. Ma io non so...
A Ottawa, nel Canada?
S. Mio padre era un canadese di origine francese, e mia
madre inglese. Per un istante mi parve che lui fosse sconcertato,
ma poi quell'espressione spar e pensai di essermela semplicemente
immaginata.
Si  sposata nel Canada? E dove?
In tono incerto replicai: Non ne sono sicura, a meno che...
S, ricordo di aver visto il certificato di matrimonio. Mi pare che
si trattasse di Montreal.
Dove abitava, allora? Dice di essere nata a Ottawa...
Non so molto di quel tempo, dottor Broderick. Se non
sbaglio, Charles mi ha detto che mi trovavo in quella citt,
tuttavia...
Con i suoi genitori? Erano vivi allora?
No... Charles dice che erano morti...
E sua madre  morta a Montreal o ad Ottawa?
Non lo so. Forse in nessuna di quelle due citt. Charles ha
parlato... di un manicomio... Mi esprimevo con difficolt. Mi
sarebbe piaciuto cambiare argomento, ma sembrava che il
dottor Broderick ci prendesse gusto a mettermi a disagio.
Conosce la data della sua morte?
Risale a circa un anno prima del matrimonio. Doveva
essere nel 1938, suppongo. Non conosco la data esatta e non
credo che Charles me l'abbia detta.
Ricorda il cognome che aveva da ragazza? Quello di sua
madre o quello di suo padre?
Naturalmente non li ricordo. Ma li conosco perch ho visto
il mio certificato di nascita. Mi chiamavo Elise Constance
Fournier, e i miei genitori erano Elisabeth Mary e Dominique
Fournier. Io, dottor Broderick, io...
D'accordo, disse lui, scoppiando inspiegabilmente a ridere.
L'interrogatorio  finito.
E perch mi ha rivolto tante domande?
Be', diciamo che era solo un tentativo per vedere se,
parlando di quegli avvenimenti passati, lei avrebbe potuto
ricordarli davvero. Non ha mai pensato di tornare l dove aveva
trascorso l'infanzia? Forse, trovandosi in quei luoghi, riuscirebbe
a ricordare qualche fatto, e un ricordo genera l'altro.
No, quel passato non mi sembra parte della mia vita. Mi
pare che tutte queste cose siano accadute a una persona
completamente diversa da me. Ho la sensazione che un viaggio
nel Canada riuscirebbe soltanto a sconvolgermi di pi.
Forse ha ragione. Beva il caff, signora Landry, e poi sar
meglio tornare a casa. Suo marito sa che lei  con me?
Non gliel'ho detto, perch dubitavo che m'avrebbe permesso
di uscire. Charles voleva che io non la vedessi pi, sa?
Solo da un punto di vista professionale, immagino?
Immagino anch'io. Forse non gli importerebbe se... Non si
interessa mai di dove vado e di che cosa faccio.
Dunque, disse lui allegramente, mentre scivolava gi dallo
sgabello e mi tendeva una mano per aiutarmi a scendere dal
mio, finch mi astengo dal prescriverle una cura, saremo liberi
d'incontrarci, vero?
Mi pare che parlassimo poco anche durante il viaggio di
ritorno. Chadwell St. John era immerso nel buio e nel silenzio,
sebbene non fosse molto tardi. Soltanto nella casa del dottore le
luci erano accese.
Venga a prendere il t, uno di questi giorni, mi disse lui, al
momento del congedo. Di solito sono a casa per le cinque, ma
se non ci fossi, pu aspettarmi, ascoltando qualche disco. Ne ho
una discreta collezione. Dir alla signora Hale di tenere sempre
pronto per lei il sorriso del benvenuto.
Non capisco perch sia tanto gentile con me, cominciai,
ma Broderick stava gi allontanandosi.
Quando arriv al cancello, si volse per dirmi: Soltanto, la
prego, non rompa i dischi. Acquistarli  l'unico lusso che mi
concedo, senza badare a spese.
Star molto attenta, gli promisi, ma penso che non mi
avesse udito. Si era gi avviato lungo il vialetto. Io misi in moto
la macchina e partii.
Lasciai trascorrere due giorni prima di recarmi da lui: e le
ore trascorrevano con una lentezza quasi intollerabile. Infine, il
terzo giorno decisi che avevo aspettato abbastanza. Dopo tutto,
se il dottore non avesse desiderato veramente invitarmi, avrebbe
dovuto non farmi quella proposta.
Avevo progettato di indossare uno dei miei abiti nuovi e una
pelliccia, ma scrosci di pioggia, accompagnati da violente
raffiche di vento, mi costrinsero a mutare programma. Non
desideravo prendere la macchina, perch avevo la sensazione
che non dovesse giovare a Hugh Broderick il fatto che in paese
tutti fossero informati della mia visita. Cos, indossai una gonna
a pieghe e una pesante giacca di lana, senza soffermarmi
nemmeno per un attimo a pensare che avrei potuto benissimo
rimandare quella passeggiata a un giorno pi favorevole.
Prima di uscire presi un mazzo di crisantemi che mi ero fatta
mandare dalla serra. Ma quando spinsi il cancello cigolante e
sgangherato della casa del dottore, i fiori erano fradici quanto me.
La signora Hale mi apr la porta. Non ne fui certa, ma
credetti di notare nel suo sguardo un'espressione meno ostile nei
miei confronti. Forse, questo avveniva soltanto perch io
desideravo che lei fosse meglio disposta verso di me.
Le porsi i fiori. Sono per lei, signora Hale, dissi e per un
momento mi accorsi di averla messa in imbarazzo. Purtroppo,
il vento e la pioggia li hanno sciupati.
Molto gentile da parte sua, signora Landry, rispose lei. La
sua voce profonda rimbombava nell'anticamera. Dev'essere
tutta bagnata.  venuta a piedi con questa pioggia? Mi dia la
giacca e vada subito vicino al fuoco. Il dottore non  ancora
tornato, ma arriver tra breve.
Mi fece entrare nel salotto, continuando a sgridarmi per la
mia imprudenza. Nel caminetto, le fiamme guizzavano, riempiendo
la stanza dei loro bagliori. Nemmeno questa volta notai
lo squallore del mobilio: subito, mi sentii avvolta da quella
calda, cordiale atmosfera.
La signora Hale avvicin una poltrona al caminetto. Aveva
ripreso il suo atteggiamento rigido, ma ero ormai certa che non
provava pi alcuna ostilit nei miei confronti; forse perch non
avevo bevuto, oppure perch il dottor Broderick le aveva
parlato di me. Probabilmente, le ispiravo piet, pensai con
amarezza.
Ci sono delle riviste su quel tavolino, mi disse, mentre io
mi sedevo.  certa di avere i piedi asciutti? Quelle soprascarpe
non mi sembrano molto pratiche. Ci vorrebbe un bel paio di
stivaloni, in una giornata come questa, lo dico sempre io. Be', se
lei  proprio certa... Porto la sua giacca in cucina per asciugarla.
Tra pochi minuti il t sar pronto, a meno che lei non desideri
aspettare il ritorno del dottore.
Risposi che, infatti, preferivo aspettarlo. Lei usc, per
riaffacciarsi subito dopo e dirmi: Oh, il dottore mi ha detto di
indicarle dov' il giradischi, ma immagino che lei sia in grado di
vederlo da sola. Comunque,  l. I dischi sono nello scaffale
al fianco. Immagino che sappia farlo funzionare.
Stavo ascoltando il Primo Concerto per Piano di Brahms,
quando il dottor Broderick entr. Non l'avevo sentito arrivare
e mi accorsi della sua presenza soltanto perch, improvvisamente,
venne accesa la luce. Balzai in piedi, confusa.
Mi scusi, l'ho spaventata?, mi chiese lui.
No, risposi. Spero che non le dispiaccia...
Che lei sia qui? Ma no, certo. Perch dovrebbe dispiacermi
se sono stato io ad invitarla? Avrebbe dovuto accendere la luce.
Non sapevo che ci fosse qualcuno nella stanza fino a che non
ho udito la musica. Non ho visto la sua macchina fuori.
 venuta a piedi?
Sedette in poltrona, di fronte a me, e si rilass contro lo
schienale, traendo un sospiro. Aveva un'aria strana, preoccupata.
Ancora una volta, mi domandai se davvero si fosse aspettato
che accettassi il suo invito. Notai che era stanco e depresso;
chiss come, questo mi meravigli, perch non avrei mai
immaginato che anche lui potesse cadere in preda a un simile
stato d'animo.
Vuole che fermi il giradischi?, gli chiesi.
Che cosa? Sollev lo sguardo, come se avesse dimenticato
la mia presenza. No, lo lasci pure acceso. Ha preso il t,
spero.
Ho aspettato lei. La signora Hale desiderava prepararlo,
ma io...
Lui ebbe un piccolo gesto di irritazione. E allora, per
favore, la chiami e le dica di prepararlo subito.
A volte, non mi sente arrivare.
Chiamai la signora Hale e la voce di lei rimbomb nel vuoto
della casa. Subito dopo, ci raggiunse, reggendo il vassoio del t.
Anche questa volta, aveva usato il servizio elegante. Depose
sul tavolino la teiera d'argento e un piatto colmo di biscotti caldi.
Poi, lanci un'occhiata un poco ansiosa a Broderick. Cerchi di
convincere il dottore a mangiare qualcosa, signora Landry. Oggi
non ha pranzato, mi disse.
Oh, la smetta di preoccuparsi, Hale, la interruppe lui,
bruscamente. Incontr il mio sguardo e ruppe in una risatina
imbarazzata. Ho un pessimo carattere, signora Landry. E
questa  una delle giornate in cui tutto  andato storto...
Pensavo che fosse di cattivo umore perch c'ero io. Temevo
di averle dato fastidio..., dissi, non appena restammo soli.
Ma no!
Con un profondo senso di sollievo, constatai che appariva
sinceramente meravigliato dal mio dubbio. Arrossii di piacere,
mentre aggiungeva: Per dire la verit,  molto piacevole
trovare qualcuno che ti aspetta, al ritorno. Avevo dimenticato
che cosa volesse dire.... Non preds che cosa avesse dimenticato,
ma lo potevo indovinare.
Versai il t senza attendere che mi sollecitasse a farlo, dato
che sembrava sovrappensiero. Lui prese la tazza che gli porgevo
e sorrise maliziosamente.
Di nuovo il servizio buono, vedo. Emise un breve,
sommesso fischio. E la teiera d'argento. Santo cielo! La
vecchia Hale ha perso la testa per lei.  la gelosa custode
dell'argenteria di famiglia. La esibisce soltanto a Natale e a
Capodanno.
La signora Hale rientr, mentre lui parlava, portando un
vaso pieno di crisantemi. Lo pos sul tavolino, poi aggiust i
fiori e fece un passo indietro per ammirarne l'effetto.
Erano tanti, signora Landry, e ho pensato di portarne qui
qualcuno per il dottore. Stanno bene, no? A me piacciono
molto i crisantemi, disse.
Stavo raccontando alla signora Landry, che la teiera
d'argento viene utilizzata solo quando abbiamo in visita la
famiglia reale. Negli occhi di Hugh c'era ancora un'espressione
divertita e la donna si volse, fulminandolo con lo sguardo.
La gente non deve pensare che lei non possiede qualche
oggetto di valore, dichiar bruscamente. Il fatto che io non le
permetta di usarli tutti i giorni non significa che non si possano
utilizzare quando ci sono ospiti. E non era assolutamente il caso
che lei facesse questi commenti davanti alla signora Landry. Che
cosa penser dei suoi modi, davvero non lo so.
Usc dalla stanza con grande dignit, e io mi volsi a guardare
il dottor Broderick, il cui sorriso malizioso si era accentuato. Ero
contenta di notare che aveva cambiato umore.
Capisco che lei ha cercato di blandire la signora Hale,
portandole i fiori, comment lui.
Non  vero. Ne abbiamo tanti nella serra, e ho pensato che
le avrebbe fatto piacere riceverne in dono un mazzo.
Il disco fin. Questo  uno dei miei pezzi preferiti, disse
Broderick. Glielo regalo, se le piace, a meno che non l'abbia
gi nella sua collezione.
Forse c', ma io non ho mai suonato dischi, a casa,
confessai. Temo che non mi interessasse troppo...
Allora, bisogna che cominci ad interessarsi di queste cose,
mi interruppe lui. Il guaio, con le donne come lei,  che hanno
molto tempo da perdere e non sanno mai che farne. Cos, finisce
che si occupano unicamente di se stesse, e dimenticano che
esistono altre persone al mondo. Inoltre, non sapete neppure
amare.
No, no, protestai, un poco risentita. Io amo qualcuno,
qualcuno al di fuori di me, e lo amo molto.
Davvero? E chi? Broderick mi rivolse uno sguardo
scettico al di sopra della tazza.
Russ, risposi, sottovoce. E dopo un momento, dato che lui
taceva, aggiunsi: Forse, le sembrer assurdo che io ami un
uomo che non posso conoscere e che ho incontrato solo una
volta. Comunque,  vero.
Lo guardai, intimorita, aspettandomi una frase di scherno,
ma sul suo viso si leggeva solo un'espressione pensosa, mentre
poneva di nuovo la tazza sul vassoio.
 molto reale per lei, no? Quell'altra vita, intendo.
S, lo , e in particolare Russ. A volte...
A volte che cosa?
Oh, niente, risposi con tristezza, mentre mi rendevo conto
con profonda meraviglia che per due intere giornate non avevo
pensato a Russ. Le ultime due notti, invece di piangere per lui,
mi ero sentita calma.
Rimasi tanto colpita da quella rivelazione che, non appena
possibile, mi congedai.


Capitolo undicesimo.

Ero ancora turbata da quel pensiero, una sera di alcuni giorni
pi tardi, quando incontrai Hugh al ballo organizzato dal
club locale. Nello sforzo di seguire i suoi consigli, infatti, avevo
chiesto a Charles di condurmi a quel ricevimento. Dopo una
leggera esitazione, lui aveva acconsentito. Senza dubbio, si
aspettava che avrei trascorso tutta la serata al bar.
Dopo aver fatto un ballo di dovere con me, lui mi
accompagn al bar e l restammo. Cercai di non bere troppo, ma
non mi riusciva facile dominarmi.
Vidi il dottor Broderick apparire nel grande specchio
luminoso sistemato dietro il banco, che rifletteva tutta la sala,
prima che egli potesse vedere me, ma la piacevole sorpresa che
provai non valse a diminuire la mia inquietudine.
In abito da sera, lui era molto pi attraente di quanto non mi
fosse sembrato, prima d'allora. Un gioco di luci metteva in
evidenza la piccola cicatrice bianca che gli solcava la guancia
sinistra. Non mi ero mai resa conto che sorriso attraente avesse,
fino a quando non lo vidi salutare qualcuno che conosceva.
Mi si avvicin, non appena mi vide, e io mi volsi. Credo che
il mio viso si fosse illuminato per la gioia. A un tratto, fui lieta di
aver indossato la toilette di broccato bianco, che mi donava
molto.
Charles si gir, quando ud che ci stavamo salutando. Non
doveva essere troppo soddisfatto dell'incontro, ma cerc di
mostrarsi cordiale.
Vuole bere qualche cosa, Broderick?, domand, mentre
si stringevano la mano.
No, grazie. Mi sono avvicinato soltanto per chiedere alla
signora Landry di concedermi questo ballo, rispose lui. I suoi
occhi si posarono sulla fila di bicchieri allineati davanti a me, ed
ebbero uno sguardo divertito.
Scivolai gi dallo sgabello e mi diressi con lui verso la pista da
ballo. Per un momento, mi parve che Charles volesse intromettersi
fra noi, ma poi egli scroll leggermente le spalle e si volse di
nuovo verso il bar.
Non mi aspettavo di trovarla qui, signora Landry, mi disse
il dottor Broderick.
Seguo i suoi consigli, replicai in tono allegro. Cerco di
interessarmi a cose nuove.
E come funziona il sistema?
Non troppo bene.
Non l'ho vista ballare.
 qui da molto?
Mezz'ora pi o meno, e in questo frattempo lei non  mai
comparsa sulla pista da ballo.
Nessuno mi ha invitato finora, dissi. Immagino che
questo succeda perch tutti sono abituati a vedermi sempre
seduta al bar.
C'era una bella serie di bicchieri vuoti davanti a lei,
comment Broderick.
Sono gli altri che mi obbligano a bere, mi giustificai. Si
avvicina qualcuno, insiste per offrirmi un whisky, poi tocca a
Charles ordinare a sua volta... e si va avanti cos all'infinito.
Non  facile, eh?, mi chiese Hugh, e io avvertii una nota di
comprensione nella sua voce. Speravo che sarebbe tornata a
bere una tazza di t e a prendere in prestito qualche disco.
Avevo paura di recarle disturbo, spiegai timidamente.
Sciocchezze! Perch? Io non ricevo molte visite, salvo
quelle di Sarah e dei ragazzi, di tanto in tanto. Mi fa piacere
discorrere con qualcuno.
Non credo che lei sia sincero. Mi invita solo per gentilezza.
Io dico sempre esattamente quello che penso, signora. La
gentilezza, da parte mia,  accidentale.
La pista era affollata e riusciva difficile ballare. Noi due non
andavamo molto d'accordo. L'orchestra stava suonando un
valzer lento, il mio ballo preferito, ma che non si adattava
ai movimenti sempre un po' scattanti di lui. Pensai che se la
sarebbe cavata molto meglio con un ritmo veloce.
Broderick mi teneva saldamente nel cerchio delle sue
braccia, con quella tranquilla sicurezza che caratterizzava tutti i
suoi gesti. Mai prima d'allora gli ero stata tanto vicina, mai
avevo sentito il piacevole profumo che si sprigionava da lui: un
leggero miscuglio di sapone, di sigarette, di lozione.
Quando la musica termin, ebbi la strana sensazione che
qualcosa mi fosse venuta a mancare: una sensazione che rimase
in me anche dopo che egli mi ebbe riaccompagnato da Charles,
ringraziandomi cortesemente, e si fu allontanato. Mi sentivo
oppressa dalla solitudine, una solitudine non desolata come nei
mesi passati, ma profonda e melanconica.
Avevo ormai perduto la speranza che Hugh mi invitasse a
fare un altro ballo, quando finalmente lo vidi avvicinarsi di
nuovo. Charles, invece, non lo vide, perch era assorto in una
conversazione con un amico, e io scivolai via, senza che lui lo
notasse.
L'orchestra stava suonando un cha-cha-cha, un ballo che io
non conoscevo, e mi sarei allontanata dalla pista, se Broderick
non avesse insistito per trattenermi, stringendomi una mano con
forza.
 semplicissimo, disse. Se sono riuscito a impararlo io, lo
imparer anche lei.
Credevo che lei non ballasse molto.
Infatti  cos, ma i ragazzi di Sarah vogliono che io mi
adegui ai tempi, che non li faccia sfigurare quando esco con loro.
Non lo creder, ma ballo abbastanza bene anche il rock and
roll.
Era buffo. Non immaginavo che fosse tanto divertente
danzare, anche se la mia mente ritornava ai tempi felici in cui
Dorcas Mallory volteggiava su una pista da ballo con Russ.
Poco dopo, mentre applaudivamo per indurre l'orchestra a
suonare un nuovo ritmo, il dottor Broderick osserv: Vede?
Gliel'ho detto che era semplice.  gi diventata pi abile di
me.
Mi piace, sorrisi, mi piace molto il ritmo. Poi aggiunsi,
con una certa esitazione: Mi piace sentirmi giovane e spensierata.
 logico.
Mentre la musica riprendeva, soggiunse: Nessuno le ha
detto che questa sera  molto bella, signora Landry?.
Persi il tempo e quasi inciampai. Per un istante, le braccia di
lui si strinsero protettive intorno a me. Ero di nuovo confusa, e
sapevo di essere avvampata.
Cercai i suoi occhi, tentando di trovare una risposta brillante,
disinvolta, ma non vi riuscii. Cara signora, non se la prenda
tanto a cuore per qualunque sciocchezza, disse lui. La sua voce
aveva un tono vagamente divertito.
Non sono abituata a sentirmi rivolgere dei complimenti da
lei, dottor Broderick, replicai timidamente.
N io sono abituato a rivolgerne, ma spero di saperli fare
con grazia, anche se lei non  capace di riceverli.
Di solito, si esprime in modo molto rude, dissi brusca, e lui
arrovesci la testa, ridendo.
Sapevo che l'avrei colpita sul vivo. Le piace montare in
collera, vero?
No, non  vero!
Invece, s. Comunque, quando si adira, riesce anche a
risvegliarsi alla vita. Altrimenti, si adagia nell'apatia, ed  pronta
ad accettare qualunque cosa le offra il destino, con un'aria di
eterno martirio. Quando  arrabbiata, tutto  diverso, dimentica
d'essere una martire e di porgere l'altra guancia. Io la preferisco
cos.
Mio malgrado, fui costretta a ridere. Non riesco a capire
come mai sopporto tutte le cose sgarbate che lei mi dice.
Ma, cara signora, non  che lei le sopporti. Anzi, s'infuria
a tal punto che quasi vorrebbe prendermi a schiaffi.
Lei mi provoca deliberatamente.
Certo, conferm Hugh. Se l'ira  l'unica emozione di cui
lei  capace, meglio questa che nulla. Esca dal suo mondo di
sogno, Lisa Landry. Impari a provare simpatia per la gente,
impari a vivere con gli altri, con tutti gli altri, i buoni e i cattivi.
Non viva soltanto con se stessa e con un sogno d'amore vecchio
di quindici anni.
Cercai di liberarmi dalla sua stretta, ma egli me lo imped
con tanta forza che mi sentii prigioniera.
Mi lasci andare!, sussurrai, esasperata.
La lascer andare quando avremo finito di parlare, replic
con calma, e io non ho ancora finito.
Non voglio pi sentire...
A me non importa se vuole ascoltarmi o no. Parler
egualmente. La sua stretta non accennava ad allentarsi, e il suo
viso aveva un'espressione impassibile. Esca dal suo guscio e
faccia qualcosa di buono al mondo. Abbia un po' di piet per gli
altri, invece di volerla tutta per s. Non ne ha il monopolio, sa?
Si guardi intorno, guardi se il povero fermo all'angolo della
strada non soffre molto pi di lei. Dia qualcosa di s, Lisa
Landry, anche se questo dovesse spezzare il suo piccolo cuore
avaro.
Questa volta, riuscii a liberarmi dalla sua stretta, indifferente
agli altri che ci guardavano. D'accordo, disse lui, ecco tutto.
Adesso pu andare.
Non tutto, dottor Broderick, replicai, senza riuscire a
controllarmi. Non voglio che lei se ne vada senza darle la
soddisfazione di sapere che...
Lui sorrise. So che cosa sta per dirmi: che mi odia con tutto
il cuore.
Spero... Spero... Mi sentivo soffocare dalla collera. Spero
di non vederla mai pi, conclusi prima di tornare in fretta
verso il bar.
Molto pi tardi, mentre stavo per addormentarmi, lo odiavo
ancora. Ma per la prima volta, dopo tanti mesi, quella notte
scivolai in un sonno tranquillo e vuoto di sogni.
Gli tenni il broncio per due giorni. Il terzo, mentre
attraversavo in macchina il villaggio, nel tardo pomeriggio,
fermai l'auto di fronte alla vecchia casa. In quel momento mi
sembr di cedere a un impulso improvviso, ma poi mi resi conto
che, fin da quando mi ero svegliata, avevo deciso di andare da
lui.
Non mi preoccupai perch qualcuno avrebbe veduto la mia
macchina davanti al suo cancello. Non provavo alcuna emozione,
tranne quella piacevole di camminare lungo il sentiero del
giardino, di premere il campanello della porta, di udire la voce
profonda della signora Hale. Mi giunse un complesso odore di
dolci appena sfornati e di lavanda, misto a quello, inequivocabile,
di un ambulatorio medico. Lo aspirai profondamente,
mentre la signora Hale chiudeva la porta dietro le mie spalle.
Entrai trepidante nel soggiorno, domandandomi come mi
avrebbe accolta lui, ma Hugh mi ricevette cordialmente.
Sembrava che ci fossimo lasciati da buoni amici.
La signora Hale apparve subito dopo con una tazza di t.
Broderick sorrise, quando la vide.
Niente teiera d'argento, oggi, disse.
Non sapevo che la signora Landry sarebbe venuta, quando
ho preparato il t per lei, pochi minuti fa. Dunque, non mi
sembrava necessario farne dell'altro. Sono convinta che alla
signora questo non importer per nulla, concluse con fermezza
la donna.
Io la rassicurai con enfasi, dicendole che, effettivamente, la
cosa mi era del tutto indifferente.
Non ero certa che lei fosse in casa, dissi a Broderick. Non
ho visto la macchina, fuori.
La vecchia carcassa  di nuovo in garage. Ho paura che
dovr eliminarla - acquistarne un'altra, per quanto non sappia
proprio dove trover il denaro necessario. Parlava con tono
indifferente. Ma non ci si pu fidare di una macchina che si
ferma di continuo, e proprio nei momenti critici, quando non
dovrebbe.
Potrei prestarle la mia, gli proposi, oppure potrei accompagnarla
io stessa nei suoi giri di visite.
Ottima idea! La prendo in parola. Che ne direbbe se la
chiamassi a met della notte per pregarla di condurmi in tutta
fretta a qualche chilometro di distanza, al capezzale di una
signora che sta per mettere al mondo un bambino?
Ero felice d'aver ristabilito una cordiale amicizia con lui, di
sedere ancora davanti al caminetto, in quella stanza accogliente,
e dimenticare ogni altra cosa.
Da quel giorno, presi l'abitudine di fargli regolarmente
visita. Non andavo da lui ogni pomeriggio, per quanto lo
desiderassi, ma abbastanza spesso. Se non lo trovavo in casa, mi
godevo ugualmente quell'ora di pace, bevendo una tazza di t,
servita col servizio di semplice maiolica, un particolare questo
che mi commoveva, perch dimostrava che la signora Hale mi
aveva accettato come un'amica, e non sentiva pi il dovere di
mettere in mostra per me la teiera d'argento.
Presto riuscii a conoscere molto bene Broderick, a comprendere
che i suoi scoppi di intolleranza nascondevano una estrema
capacit di comprensione, e che il suo tono brusco celava una
profonda sensibilit. Poteva essere rude, sgarbato, ma non era
mai maligno, e non sapeva serbare rancore. Diceva esattamente
quello che pensava e pretendeva dagli altri la stessa franchezza.
Mi irrit parecchie volte, di tanto in tanto mi offese, ma seppe
infondermi la forza di combattere, e, infine, la speranza che
anche per me esistesse un avvenire.
Non discuteva mai della mia situazione - forse perch
Charles l'aveva messo sull'avviso in questo senso - e non
riuscivo a capire il motivo per cui volesse incoraggiarmi e
dedicarmi tanto tempo. Quando non andavo a casa sua, ero
irritata e nervosa per tutto il giorno, mi abbandonavo a pensieri
e a presentimenti morbosi, ma non bevevo pi molto.
Avevo ancora paura di dormire, e riuscivo a prendere sonno
solo grazie alle pastiglie di sonnifero che lui mi aveva
prescritto, perch spesso ripiombavo negli incubi, e mi svegliavo
madida di sudore, costretta a liberarmi con l'alcool dalle oscure
ondate di terrore che sembrava mi dovessero sommergere. Ma
questo non accadeva pi ogni notte.
Col passare del tempo, pensavo sempre meno a Russ.
Dapprima non me ne resi conto, e quando, infine, me ne
accorsi, provai uno strano senso di mutilazione. Mi sembrava
quasi di aver perduto una parte di me. Poi mi rimase soltanto
una vaga malinconia. Il desiderio angoscioso di Russ era sparito
e il ricordo di lui mi procurava appena una dolce tenerezza.
Charles era perplesso e sorpreso del cambiamento che si
verificava in me. Mi aveva visto scivolare gradatamente verso la
degradazione, e io non potevo criticarlo se non aveva avuto la
forza di aiutarmi. Non era colpa sua se non provava il desiderio
di farlo, e non era colpa sua se io non riuscivo a confidarmi in
lui. Per me, infatti, quell'uomo non significava assolutamente
nulla e non riuscivo a immaginare che, un tempo, ci fosse stato
un vero legame tra noi.
Infine, cominciai a pensare che era giunto il momento di
porre termine alla strana vita che dividevamo solo in parte. Se
poteva esserci un avvenire per me che non mi conducesse alla
pazzia, sarebbe stato assurdo rassegnarmi a trascorrerlo in quel
modo inutile. Volevo una vera casa, volevo una calma attiva
sicurezza, uguale a quella di Hugh. Volevo godere dell'umana
collaborazione di una donna come la signora Hale, invece che
servirmi della fredda efficienza di miss Rose. Volevo conoscere
molta gente, provare simpatia per qualcuno, avere degli amici, e
non essere pi sola.
Allora non capivo che, in realt, desideravo veramente
un'unica cosa e che tutto il resto ne era solo la cornice. Non avrei potuto essere pi cieca di cos.


Capitolo dodicesimo.

Avevo cominciato ad attendere con ansia di poter trascorrere
parte del Natale con Hugh e la sua famiglia. Sarah e i
suoi figli sarebbero arrivati l'antivigilia, ma gi una settimana
prima la signora Hale aveva cominciato freneticamente a pulire,
a lustrare, a preparare vassoi di biscotti. Tutta l'argenteria e tutti
gli oggetti di rame erano stati lucidati con cura, e io avevo
trascorso un pomeriggio ad aiutarla. Credo che fosse stato quel
gesto a conquistarmi definitivamente la sua simpatia e la sua
approvazione. Io, per, non l'avevo aiutata per calcolo, ma
soltanto perch mi faceva piacere partecipare a quei preparativi.
Per la prima volta provai la piacevole soddisfazione di avere
molto denaro da spendere, quando mi recai in citt ad
acquistare i regali, e trascorsi un intero pomeriggio girando per i
negozi. Non conoscevo ancora i parenti di Hugh, ed era difficile
scegliere i doni per loro. Infine, comperai un morbido scialle di
lana bianca per Sarah, una valigetta da trucco per Valery e un
boccale da birra per Keith che, secondo quanto mi aveva detto
Broderick, aveva iniziato una raccolta di tali oggetti. Per Hugh
scelsi un microsolco di Lieder di Schumann e per la signora Hale
una spilla di smalto.
Avevo gi detto a Hugh che intendevo portare io il tacchino
come mio contributo al pranzo, e lui aveva accettato allegramente
l'offerta. Inoltre, mi ero impegnata a provvedere alle
decorazioni della sala da pranzo. Trascorsi una serata felice,
adornando l'albero di Natale e il soffitto della stanza con festoni
di carta dai vivaci colori.
Gli unici altri Natali che io ricordassi, appartenevano alla vita
di Dorcas Mallory, e per quanto fossero stati felici, non avevano
avuto un tono troppo festoso. Cos mi sembrava di essere
veramente tornata una bambina in attesa del primo Natale.
Gli oggetti di rame scintillavano, l'albero era luccicante di
lumi, di festoni, di palloncini, i grandi vasi traboccavano di
sempreverde e di agrifoglio: non mi sembrava di aver mai visto
nulla di pi bello in vita mia.
Alla fine dei nostri preparativi ero stanca, ma di una
stanchezza felice, e Hugh mi accompagn a casa con la sua
macchina, lasciandomi al cancello.
Gli avevo detto che non sarei andata da lui la sera seguente,
dato che Sarah e i ragazzi erano attesi solo per il pomeriggio, e
non desideravo turbare il loro primo incontro Ma dopo cena
ero cos ansiosa e irrequieta che non riuscii a rimanere in
casa.
Era una serata fredda e limpida e, per quanto non ci fosse la
luna, le stelle brillavano nel cielo. Chiamai Candy, il cane, e
decisi di fare una breve passeggiata, ma in realt sapevo
perfettamente da che parte mi sarei diretta. Quella casa mi
attirava come una calamita.
Non avevo alcuna intenzione di fare una visita a Broderick,
ed ero decisa a rimanere ferma nel mio proposito, ma dopo aver
attraversato il villaggio, seguita dal cane, mi fermai davanti alla
sua casa.
Le finestre erano tutte illuminate, come immaginavo, e io mi
sentivo felice per il semplice fatto di starmene l fuori a guardare:
lontana, eppure vicinissima a lui. Riuscivo a vedere perfettamente
nell'interno del soggiorno che aveva un aspetto pi che
mai caldo, festoso e intimo. C'era Broderick, Sarah, una donna
bruna, alta e snella, con un viso pi dolce che bello, e i figli di lei.
Il ragazzo era alto e bruno come la madre, la ragazza somigliava
molto a Hugh. Non udivo le loro parole, ma immaginavo che
egli stesse scherzando con la nipote: nel suo sguardo c'era una
luce di affetto e d'orgoglio.
Provavo un poco di solitudine e anche una sfumatura
d'invidia, ma soprattutto provavo una profonda felicit. Quello
era il tipo di vita che io sognavo.
Custodivo ancora in me il senso di calore che quella scena
familiare mi aveva comunicato, mentre mi avviavo verso casa. E
proprio allora, presi la decisione di porre termine alla vita che
dividevo con Charles. Era un pensiero assillante: sapevo che,
ormai, volevo arrivare a quella conclusione, e il pi presto
possibile.
Dopo aver riportato Candy al canile, entrai in casa e notai il
contrasto fra il calore delle stanze e il freddo della notte. Charles
era seduto davanti al bar. Deposi la pelliccia su una sedia e poi
mi avvicinai a lui.
Egli mi indic la bottiglia di whisky con gesto interrogativo,
ma io scossi il capo. Stiamo diventando astemi? mi chiese
mentre si riempiva il bicchiere.
No, risposi. Soltanto, adesso non ne desidero.
Lo osservai versare la soda e poi bere un sorso. Ancora una
volta fui colpita dal senso di assoluta inutilit che aveva la nostra
vita in comune. Non c'era nulla in quella vita, assolutamente
nulla. Certo, Charles non poteva desiderare che un simile stato
di cose continuasse.
Non avevo preparato alcun discorso da tenergli perch, fino
allora, non sapevo nemmeno se avrei affrontato l'argomento
proprio quella sera. Cos, quando lo iniziai, lo feci d'impulso,
goffamente.
Vorrei parlare di divorzio con te, Charles, dissi.
Subito mi accorsi di averlo colpito: non riuscivo, tuttavia, a
interpretare l'espressione dei suoi occhi. Egli pos il bicchiere
sul banco del bar e giocherell per un momento con esso,
facendolo girare fra le dita.
Immagino che tu alluda al nostro?, chiese infine.
Ma certo!
E, posso domandarti, come mai ti  venuta l'idea di
divorziare?
Aveva parlato con tono indifferente, tuttavia mi rendevo
conto che mi stava osservando con attenzione sotto le ciglia
abbassate.
Abbozzai un piccolo gesto con la mano: La nostra vita mi
sembra cos inutile, cos vuota di significato, dissi. Non
abbiamo nulla in comune, salvo il fatto che abitiamo sotto lo
stesso tetto. Non abbiamo alcun interesse reciproco, siamo
come due estranei, e non cerchiamo nemmeno di adattarci l'uno
all'altro. Tu non sai che cosa penso io, che cosa faccio e che cosa
spero, cos come io non so che cosa passa nella tua mente.
Dunque...
Al contrario, mia cara Lisa, m'interruppe lui, io so
perfettamente quello che tu pensi e fai e anche quello che speri,
immagino.
Non ero affatto certa che avesse ragione, ma non lo
smentii.
Be', forse  cos, ma non ti importa...
Sono costretto a contraddirti anche questa volta. Certo che
mi importa... e molto. Mi interessa quello che pensi e quello
che fai. Per me, questo  molto importante.
Lo guardai stupita, imbarazzata dal suo atteggiamento, ma
l'espressione di lui era indecifrabile. Continuava a giocherellare
col bicchiere e pareva distratto. Dopo alcuni istanti, per, mi
resi conto che malgrado quell'atteggiamento, era presente alla
situazione.
Non credo che sia vero, dissi, e anche se cos fosse, il
motivo per cui ti interessi a me certo non  dovuto a un legame
di affetto tra noi. Non c' nulla che ci tenga uniti. Se mai c'
stato qualche cosa, a parte Joanna... e se abbiamo perduto
questo qualcosa per colpa mia, Charles, ne sono veramente
addolorata, ma non credo che il divorzio ti potrebbe offendere
o turbare...
E si pu sapere, disse lui piano, qual  il motivo per cui
desideri divorziare?
Ho cercato di spiegartelo ora.
Ma io vorrei conoscere la vera ragione.
Non ce ne sono altre, oltre a quelle che ti ho detto.
Charles si volse e, per la prima volta, incontr il mio
sguardo. Credetti di scorgere nei suoi occhi un lampo di ira.
Immagini che io ti creda? Se hai accettato questa situazione
per tanti anni...
Non so nulla degli ultimi anni, lo interruppi. So soltanto
come sono andate le cose in questi mesi...
Be', te lo posso dire io. Te lo posso dire io, cara Lisa, come
abbiamo passato questi anni. Pronunciava ogni parola con
estrema chiarezza, quasi sillabandola. Posso farti un breve
riassunto della situazione. Questi anni sono stati privi di gioia,
privi di scopo, privi di frutto, privi di amore.
Dietro tanta spietata freddezza, si nascondeva un miscuglio
di sentimenti indecifrabili. Se non fosse stato troppo assurdo, vi
avrei riconosciuto anche una sfumatura di amaro divertimento.
Mi dispiace, dissi, ed ero assolutamente sincera.
Te ne dispiace? Dispiace a te? esclam lui, e allora seppi di
non essermi sbagliata. La sensazione che avevo avuto altre volte
era esatta. Charles rideva, segretamente e senza allegria, rideva
di s. Mia cara Lisa, perch dovrebbe dispiacerti? Tu forse non
lo sai, ma  un bello scherzo.
Prese in mano il bicchiere, lo vuot e lo depose di nuovo sul
tavolo con un movimento brusco. Niente divorzio, disse.
Ma perch, Charles? Perch andare avanti cos?
Dimentichi che sei cattolica e non puoi ottenere il divorzio?
Ma non so nulla del cattolicesimo! Come posso saperne
qualcosa...
Sei cattolica come lo sono io. E io non divorzier da te,
Lisa, n permetter che tu svolga le pratiche.
Lo fissai, improvvisamente assalita dalla collera.
Potrei benissimo chiedere il divorzio, dato che tu hai
ammesso di non essermi stato fedele, dichiarai.
Mia cara Lisa, devi dimostrarlo, e questo ti riuscir pi
difficile di quanto tu non creda. Pensi che io sia stato tanto
sciocco da mettermi in una posizione tale che sia tu a dettar
legge?
Non puoi obbligarmi a vivere con te, replicai. Non puoi
trattenermi qui.
Lui alz bruscamente gli occhi, Ti accorgerai che lo posso.
Tu non hai un soldo, Lisa, oltre a quelli che io ti do. Se dovessi
lasciarmi, pensi che continuerei a darti del denaro?
Potrei lavorare. Molta gente lavora.
Charles incresp le labbra in una smorfia. E come pensi di
poter trovare un lavoro? A che cosa ti sei mai dedicata, in vita
tua, se non allo sforzo d'essere bella e decorativa? Non potresti
vivere nemmeno un giorno coi tuoi guadagni, e spero che tu
abbia abbastanza buon senso da non volerlo tentare. Socchiuse
gli occhi e aggiunse: Oppure, pensi di non dover contare solo
su di te e sulle tue risorse?.
Se vuoi insinuare che ci sia un altro uomo... ebbene, non
c', dissi con sincerit.
Per la prima volta, Charles mi scrut a fondo negli occhi.
Non so se quello che vi lesse riusc a soddisfarlo. Sul suo viso non
c'era altra espressione che una spietata durezza.
Allung una mano, prese la bottiglia e si riemp di nuovo il
bicchiere.
Non parliamone pi, Lisa, mai pi. Forse tu non lo ricordi,
ma io te l'ho detto pi di una volta, negli anni scorsi: per nessuna
ragione ti permetterei di lasciarmi.
Mi alzai, avviandomi alla porta, perch mi ero resa conto
dell'inutilit di quella discussione. Avevo gi attraversata la
stanza, quando lui mi disse: Domattina partiamo per trascorrere
il Natale a Londra.
Mi fermai, assalita da un'improvvisa collera per il modo
indifferente con cui si permetteva di dirigere la mia vita.
Non vengo, risposi con freddezza. Non voglio passare il
Natale a Londra.
Non ti ho chiesto se lo volevi o no, ribatt Charles, sempre
con tono indifferente. Partirai con me alle undici.
Mi voltava le spalle. Per lui l'argomento era chiuso.
Non vengo! Perch dovrei accompagnarti a Londra?,
esclamai.
Perch ho deciso cos. E anche perch chiudo la casa e
concedo qualche giorno di libert alla servit.
Non vengo! insistetti con tenacia. Non puoi costringermi
a seguirti.
Ci verrai, disse lui, tranquillo. Ci verrai. Il tono della sua
voce non era mutato, mentre continuava: Se ci saranno altre
discussioni e nuove proposte di divorzio, mi far rilasciare un
certificato medico che ti far internare in una casa di cura per
malattie mentali.
Ansimai, sconvolta da quelle parole e dalla indifferenza con
cui Charles le aveva pronunciate. Adesso, egli non mi terrorizzava
pi come un tempo, ma ero egualmente spaventata dalla
sua fredda risolutezza.
Non puoi farlo, balbettai.
Perch no? Lui rise, una risata aspra, sgradevole. Fui
percorsa da un brivido di apprensione. Cara Lisa, hai idea di
quanto possa essere facile ottenere un simile certificato? Non
avrei alcuna difficolt, dati i precedenti che ci sono nella tua
famiglia. E poi, tu stessa mi hai aiutato notevolmente col tuo... -
come dobbiamo chiamarlo? - col tuo contegno piuttosto strano
delle ultime settimane. Non vorrei essere io a farti rinchiudere in
una casa di cura, quando, dopo tutto, si tratta soltanto di
tempo... Ma ti garantisco che lo far, mia cara, se non ti
comporti come si deve. Ed  molto pi difficile uscire da quelle
cliniche di quanto non lo sia entrarvi. Dunque, cerca di
difendere la tua libert finch l'hai.
Ma perch mi odi tanto? Che cosa ti ho fatto... io?,
balbettai.
Odiarti? Charles si volse a guardarmi con uno scatto tanto
brusco che urt il bicchiere, rovesciando il liquore sul pavimento.
Mi guard a lungo, fissamente, e infine mormor, come
sopra pensiero: S, ti odio. Ma il guaio  che non ti ho mai
odiata abbastanza.
La delusione di non poter trascorrere il Natale come avevo
desiderato mi parve quasi intollerabile. La vigilia vidi brevemente
Joanna e suo marito. L'indomani, trascorsi quasi tutta la
giornata passando da un bar all'altro e bevendo oltre misura.
Ma ero troppo infelice per preoccuparmene.
Nel pomeriggio del giorno di Santo Stefano compresi che,
qualunque cosa Charles dicesse o facesse, dovevo assolutamente
tornare a Chadwell St. John. Mentre lui era fuori, mi allontanai
dall'albergo, salii in macchina e feci il viaggio di ritorno a tempo
di primato, sotto una pioggia scrosciante. Per la prima volta da
quando la ricordavo, la casa era fredda, e per un istante il senso
di vuoto e l'oscurit mi paralizzarono. Accesi le luci, ma il senso
di vuoto rimase intatto. Non mi ero mai resa conto di quanto
fosse grande quella villa.
La cucina mi era quasi sconosciuta, ma in mezzo a tutti i suoi
aggeggi luccicanti riuscii a trovare la chiavetta per aprire l'acqua
e, dopo aver acceso il bollitore, mi preparai una tazza di t e
fumai una sigaretta.
Sapevo gi che vestito avrei indossato: una toilette di taffet
blu, con la gonna ampia. Non misi alcun gioiello, tranne gli
orecchini di perle. Mi spazzolai i capelli fino a che non li vidi
ricadere, luminosi e morbidi, intorno al viso. Quando mi
avvicinai allo specchio per un'ultima rapida occhiata, rimasi
sbigottita, turbata da quello che vi vedevo riflesso. Per un
istante, mi aggrappai freneticamente a un ricordo: un pensiero
informe, ondeggiante, che mi affascinava. Poi l'emozione della
serata che mi attendeva mi riprese e io abbandonai quel
pensiero. Dopo aver raccolto la borsetta e i pacchi dei regali,
corsi gi per le scale.
Fu Hugh stesso ad aprire la porta. La spalanc addirittura,
quando mi vide.
Dove si  nascosta per tutto questo tempo? Credevo che
avesse deciso di abbandonarci del tutto.
Charles ha voluto che andassi a Londra, gli dissi, e non
ho potuto informarla.
Ormai non importava pi. Ero felice. Mi sentivo avvolta in
quell'atmosfera calda, affettuosa, quasi intossicante. Non faceva
caldo all'ingresso, ma io non sentivo il freddo. Ero l, ferma, e gli
sorridevo, come una bimba che partecipa alla sua prima festa,
eccitata e timida insieme.
Mentre mi prendeva la pelliccia, Hugh disse lentamente, con
una nota di incredulit nella voce: Ma che cosa si  fatta?.
Niente, risposi. Perch?
Lui mi aiut a raccogliere i pacchi. Dimostra pi o meno
sedici anni, disse poi, mentre apriva la porta del soggiorno e si
ritraeva per lasciarmi passare.
Fu una riunione deliziosa. Tutto and come avevo previsto,
e io facevo parte di quella casa, di quell'atmosfera: non ero
un'estranea che spiava dal di fuori.
Non posso dire che si trattasse di una vera e propria festa.
Non facevamo niente di speciale, ma io mi sentivo
profodamente, assolutamente felice.
Pranzammo con gli avanzi freddi del tacchino e la signora
Hale venne a sedersi in mezzo a noi. Dopo la cena, andammo
tutti in cucina per aiutarla a lavare i piatti. Eravamo in troppi e ci
urtavamo l'un l'altro, ma era molto divertente e nessuno se ne
preoccupava.
Non mi era difficile capire perch Hugh volesse tanto bene a
Sarah e ai ragazzi, e loro ricambiassero il suo affetto. Mentre li
osservavo insieme, pensai che era un vero peccato che lui non
avesse mai avuto dei figli.
Pi tardi, consegnai loro i miei regali. Avevo qualche dubbio
in proposito, speravo che non si sentissero in imbarazzo per il
fatto di ricevere un dono che non potevano ricambiare, ma non
c'era motivo di preoccuparsi. Anche tutti loro avevano qualche
cosa per me: Sarah un grazioso foulard di seta, Valery e Keith
una bottiglia di sali da bagno.
Chiesi a Sarah: Come faceva a sapere della mia esistenza?
Lei rise. Oh, Hugh mi ha scritto qualche settimana fa che
sarebbe stata con noi a Natale, rispose.
Ma se non lo sapeva neppure lui!, protestai.
Certo che lo sapeva, ribatt Sarah con la stessa schiettezza
di Hugh.
Il regalo della signora Hale era una scatola di fazzoletti.
Quello di Hugh fu l'ultimo che ricevetti: era semplice, non
costoso, e mi tocc il cuore.
Si trattava di uno di quei globi di vetro che racchiudono un
piccolo ingenuo paesaggio campestre: quando si agita la sfera, la
neve scende dolcemente, silenziosa. Una volta, gli avevo
descritto uno di quei buffi oggetti, ricordando di averlo posseduto
a High Towers e gli avevo parlato della felicit che provava
la piccola Dorcas Mallory, quando lo scuoteva. Ora toccavo con
la stessa infantile meraviglia questa palla, e osservavo affascinata
lo sfarfallio dei minuscoli fiocchi candidi.
Temo non sia un dono molto bello! disse Hugh. C'era una
nota di scusa nella sua voce, ma io mi volsi verso di lui con gli
occhi scintillanti di gioia.
 splendido, esclamai.
Ho pensato che le sarebbe piaciuto, replic Hugh,
tranquillamente. Compresi che era rimasto compiaciuto per il
mio entusiasmo.
Pensai al prezioso braccialetto di diamanti che avevo trovato
vicino al mio piatto, la mattina di Natale: un regalo freddo e
impersonale da parte di Charles che sembrava il simbolo della
nostra vita comune.
 bellissimo, ripetei e scossi di nuovo la sfera per veder
cadere la neve.
Valery desiderava andare a ballare ma, sebbene al momento
della votazione, io decidessi di astenermi, fui lieta che la
proposta venisse bocciata a schiacciante maggioranza, perch
volevo rimanere in quella casa.
Dopo aver ascoltato il nuovo disco di Schumann, chiacchierammo
e ci dedicammo a qualche gioco di societ, che secondo i
ragazzi doveva essere di gran moda. Ballammo anche un poco,
ma senza troppo entusiasmo, dato lo spazio ristretto, al ritmo
degli ultimi dischi che Valery e Keith avevano portato con s.
Sarah e io preparammo qualche sandwich e il caff, senza
permettere alla signora Hale di aiutarci, perch Sarah disse che
nei due giorni precedenti lei non aveva fatto altro che cucinare
per loro.
Mentre eravamo in cucina, la cognata di Hugh mi diede il
suo indirizzo e m'invit ad andarla a trovare, una sera o un
week-end, quando fossi stata a Londra. Le dissi che avrei
accettato senz'altro il suo invito. Mi chiesi fino a che punto Hugh
le avesse parlato di me, ma non mi sarebbe importato che lei
conoscesse tutta la mia storia. Somigliava molto a Broderick,
cio apparteneva a quel tipo di persone con le quali mi era facile
discorrere. Rimasi dispiaciuta nell'apprendere che sarebbe
ripartita l'indomani pomeriggio.
Lavoro, sa, mi disse Sarah con un sorriso. Hugh  stato
meraviglioso con noi, dopo la morte di David, ma non posso
lasciare sulle sue spalle tutto il peso della famiglia.
Bisogna che cerchi di aiutare anch'io.
Ma lui non vi considera un peso, replicai.
Sarah continuava a spalmare con sicura rapidit il burro sulle
fette di pane. Sono certa che non ci considera un peso, rispose
allegramente, tuttavia mi rendo perfettamente conto che lui
non si  pi sposato per causa nostra.
C' qualcuno..., incominciai, prima di riuscire a controllarmi.
Qualcuno in particolare?, disse lei, completando la mia
frase. Che io sappia, no. Ma dovrebbe esistere, per un uomo
come Hugh. Lui ha la stoffa del marito, e del marito ideale.
Prima o poi, dovr pur incontrare una ragazza e innamorarsene...
Pensa che queste fette di pane bastino o dobbiamo
prepararne delle altre?
Indugiammo a chiacchierare cos a lungo che, infine, Hugh
entr a chiederci che cosa stavamo facendo.
Dobbiamo rassegnarci a morire di fame mentre voi due
restate qui a conversare?, chiese.
Stavo chiedendo a Lisa di trascorrere il Capodanno con
noi, disse Sarah. Credi che ti sar possibile venire a Londra,
Hugh?
Far il possibile. In genere c' molto lavoro subito dopo
Natale. La gente mangia troppo e, poi, soffrono tutti di
stomaco.
La metto in guardia, Lisa: la mia casa pulluler di ragazzini.
Tutti gli amici di Valery e di Keith vanno e vengono a ogni ora
del giorno.
A Lisa piacer moltissimo, intervenne Hugh. Del resto,



000000
questa sera, sembra una ragazzina anche lei!
Proprio cos. Hugh si era dimenticato di dirmi che lei 
giovane e graziosa.
Per essere sincero, non l'avevo notato nemmeno io prima
di stasera, dichiar Broderick con tono indifferente. Via, non
 il caso di arrossire. Ormai, dovrebbe sapere che io dico sempre
quello che penso. Ho educato Sarah e i ragazzi a comportarsi
nello stesso modo. Se domani avr un aspetto sciatto e vecchio
non sar meno sincero.
Hugh sa essere veramente terribile, quando  di cattivo
umore, osserv Sarah, ma senza dubbio se ne sar accorta
anche lei. Non vorrei essere una sua paziente! E, a proposito,
Hugh, temo proprio che Val non abbia alcuna intenzione di
cambiare idea:  pi decisa che mai a studiare medicina. Sar
una faccenda piuttosto complessa, no?
Parlava in tono gaio, ma la sua voce tradiva una certa ansia.
Mi piacque il modo con cui Hugh le pass un braccio intorno
alle spalle e le rivolse un sorriso affettuoso, rassicurante. Ce la
faremo, mia cara. Ce l'abbiamo sempre fatta. Ed ora che ne
direste di mangiare qualcosa?
Anche il resto della serata fu allegro, e mi parve che il tempo
volasse. Non credevo che le ore potessero trascorrere cos in
fretta. Avrei voluto afferrare ogni minuto e non lasciarmelo
sfuggire mai pi.
Hugh mi accompagn fino alla macchina, quando mi
congedai. Fuori tutto era freddo, buio e silenzioso. Sembrava
che il paese dormisse. Attraverso le finestre vedevo Sarah e la
signora Hale riordinare il salotto, sprimacciare i cuscini, vuotare
i posacenere. Le luci erano sempre accese sull'albero e i globi di
cristallo riflettevano decine di stanze in miniatura, in ognuna
delle loro sfaccettature.
Hugh chiuse lo sportello della macchina, mentre io sedevo al
posto di guida.  sicura che tutto andr bene? mi chiese.
Non mi piace lasciarla tornare, sola in quella casa vuota. Se mi
permette di accompagnarla, non impiegher pi di un minuto a
prendere la macchina.
Non sono affatto inquieta, lo rassicurai. Ed era la verit.
Ero troppo felice per essere nervosa.
D'accordo, se lei  proprio sicura..., mormor Hugh,
ancora un po' dubbioso.
Al cento per cento!, esclamai con assoluta convinzione.
C' una cosa che volevo chiederle, aggiunsi. Cercai di parlare
con disinvoltura, con indifferenza, ma non riuscivo a eliminare
un leggero tremito dalla mia voce. Charles mi ha detto l'altra
sera... so che era soltanto una minaccia e che non intendeva
metterla in atto... ma nel caso...
Che ha detto?, m'incalz lui parlando col tono pi gentile
che gli avessi mai sentito.
Ha detto che, se non mi comporto come devo, mi far
chiudere in una casa di cura. Lo so che non intende farlo,
cercava solo di spaventarmi, ma lei non glielo permetterebbe,
vero Hugh? Lei potrebbe impedirglielo.
Certo che potrei! replic lui con un'intensit che la voce
sommessa non riusc a nascondere.
Non mi pare di comportarmi in modo... violento, n di fare
qualcosa che non va, insistetti io.
Hugh pos con forza una mano sulla mia, che gi stringeva
lo sterzo. Ma, cara, lei  sana di mente come me, e non
permetta a suo marito di convincerla del contrario.
Volevo che lei lo sapesse... nel caso che...
Che si provi! disse lui in tono brusco. Si sta preoccupando
per questa faccenda?
Un poco, ma adesso che gliene ho parlato non me ne
preoccupo pi.
Suo marito l'ha minacciata?
Oh, cos... Non so nemmeno io, replicai, evasiva. Mi
sentivo imbarazzata all'idea di rivelargli che avevo chiesto a
Charles di concedermi il divorzio. Stavamo... litigando,
aggiunsi, incerta.
Sapevo che Hugh non riusciva a distinguere la mia faccia, ma
avevo la netta sensazione che cercasse di intuire che cosa stavo
pensando. Avevo anche la sensazione che, in quel momento,
mentre l'oscurit ci isolava dal resto del mondo, lui sarebbe
riuscito a comprendermi meglio di quanto non mi capissi io
stessa.
 stata una splendida serata, Hugh, mormorai.
Temevo proprio che ci avesse abbandonati del tutto,
rispose lui, sottovoce. Sono contento che abbia potuto venire.
Mi diede un'ultima rassicurante stretta di mano. Come le ho
detto, domani avr molto da fare, probabilmente, ma le
telefoner nel tardo pomeriggio. Non si preoccupi di nulla.
D'accordo, promisi.


Capitolo tredicesimo.

Il ritorno a casa, coi fari della macchina che creavano un
canale luminoso nel buio della notte, fu la continuazione
dell'incanto di quella sera. Non avevo fretta. Guidavo lentamente,
assaporando ogni istante della mia felicit. Il ritorno in quella
casa vuota era solo un breve interludio che, ben presto, sarebbe
terminato.
Spensi il motore e i fari, e decisi di lasciare la macchina
davanti all'ingresso principale. Era troppo faticoso riportarla in
garage.
Le luci della villa mi diedero il benvenuto, mentre aprivo la
porta a vetri, e il calore dei locali mi avvolse, piacevolmente.
Avevo gi percorso qualche passo nell'atrio, quando mi resi
conto che non avrei dovuto trovare n luci, n calore, ad
accogliermi e che non avrei nemmeno dovuto aprire la porta
d'ingresso con una semplice pressione della maniglia.
Mi fermai, stupita, ma non allarmata. Probabilmente,
sapevo gi che cosa mi aspettava prima ancora di voltarmi e di
entrare nel salotto.
Charles era seduto l, al centro della stanza, immobile, col
viso freddo e imperscrutabile alla luce della lampada da tavolo,
che accentuava la linea folta delle sue sopracciglia e le rughe che
gli segnavano le guance. Se non fosse stato per il rapido pulsare
delle tempie, si sarebbe detto che quel volto fosse scolpito nella
pietra.
Mi fermai, perplessa, sulla porta, fuori da quel cerchio di
luce. Assurdamente, mi augurai che nulla accadesse a turbare la
felicit che portavo ancora chiusa in me. Avrei voluto non udire
la voce di lui e ignorare i suoi pensieri.
L'assoluta immobilit di Charles mi metteva a disagio, e mi
ripugnava l'idea che nuove emozioni potessero alterare il mio
stato d'animo. Quando, infine, egli parl, la sua voce era rauca,
carica di violenza repressa.
Dove sei stata?, mi chiese.
Esitai, pi perch ero riluttante a rivelargli come avevo
trascorso la serata, che non per paura di espormi alla sua
disapprovazione.
Sono stanca, Charles, dissi. Preferirei che ne riparlassimo
domattina.
Mentre mi voltavo e uscivo dalla stanza, lo udii chiamarmi,
ma non gli prestai ascolto. Arrivata nella mia camera, accostai le
tende e gettai la pelliccia sul letto. Poi, tolsi con cura dalla carta
la sfera di vetro e la deposi sulla toilette: la neve prese a scendere
dolcemente sul paesaggio. Indugiai a guardarla, tutta presa da
quel godimento infantile, perduta in un mondo lontano.
Intuivo che la sottile scorza di autocontrollo si era spezzata in
lui e che, ben presto, la sua collera sarebbe esplosa, violenta.
Attesi con calma, cos come sapevo di avere atteso tante altre
volte in precedenza. Mi sentivo sostenuta dalla felicit che
provavo e che quasi mi isolava da Charles.
Quando voltai il capo a guardarlo, non seppi decifrare
l'espressione dei suoi occhi. Era impossibile definirla. Lui se ne
stava l, immobile, ricambiando il mio sguardo. Infine, trasse un
profondo sospiro. Mio Dio!, mormor. Mio Dio!
Poi, disse, scandendo le sillabe, come se ritenesse che quello
fosse l'unico modo per controllare la voce: Dove sei stata?.
Scossi il capo. Non volevo parlare.
Sei stata con un uomo, no?
Mi preparai a negare, ma Charles m'interruppe. Non
mentire. Credi che non si legga la verit sul tuo viso? Chi 
lui?
Non c' alcun uomo... almeno nel senso che intendi tu...,
mormorai.
Lui scoppi a ridere, una risata vuota di gaiezza. Immagini
che potrei crederti, anche se tu continuassi a negare per
l'eternit? Pensavi che non l'avrei scoperto, vero? Pensavi
proprio che saresti riuscita a ingannarmi?
Non c' nulla che tu debba sapere, dissi con fermezza.
Soffocai un piccolo grido, mentre Charles mi afferrava per le
spalle. Le tempie gli pulsavano con violenza e lui m'affondava le
dita nella carne, mentre parlava, come per dare risalto a quanto
stava dicendo.
Con chi sei stata? Me lo confesserai, prima o poi...
Mi fai male, protestai, cercando inutilmente di liberarmi
dalla sua stretta. Lo odiavo anche perch stava sciupando il
ricordo della mia bella serata. Tutto era stato cos tranquillo,
cos sereno. Involontariamente, gridai di dolore mentre le sue
dita si facevano pi dure: Charles, ti prego... Ti sbagli. Non c'
nessuno... Ho passato la serata in casa di Hugh Broderick...
Broderick! Quel nome esplose dalle sue labbra. Continui
a vederlo, ad andare da lui, malgrado te l'abbia proibito...
Cercai ancora, inutilmente, di liberarmi. Adesso mi sentivo
anch'io pervadere dall'ira. No, esclamai, non sono andata da
Broderick come paziente. Noi due siamo amici, lui  stato
gentile con me quanto tu non riusciresti mai a capire...
Gentile con te? Torni qui di corsa, hai bisogno di vederlo, e
poi, per tutta spiegazione, mi dici che lui  stato gentile con te!
Io userei un'espressione diversa, cara Lisa. Ma forse non ti
piacerebbe.
Ti sbagli. Non si tratta di questo.
Mi sbaglio, eh? Charles rise di nuovo. Da quanto tempo
dura questa storia? Quante volte sei stata da lui?
Non sono stata da lui come tu vuoi insinuare, protestai
appassionatamente. Non c' stato nulla di simile fra noi.
Broderick mi ha aiutata, e Dio sa se avevo bisogno di aiuto. Non
riuscir mai a farti capire che cosa  stato per me Hugh...
Pensi che io ti creda? Pensi che sia tanto sciocco? Torni a
casa con gli occhi luminosi, come chiusa in un tuo sogno, col viso
che riflette tutto quello che hai fatto, e mi chiedi di credere che,
in queste ore, hai avuto soltanto comprensione da lui?
I suoi occhi si posarono sulla piccola palla di vetro. A un
tratto, egli mi lasci libera per raccoglierla. La sua bocca si curv
di nuovo in una piega ironica, mentre l'osservava.
Ti ha regalato questo?
S. Lo dissi in tono difensivo e feci l'atto di togliergli di
mano il globo. Lui mi guard, e poi, con gesto selvaggio, lo
gett lontano. Io lanciai un piccolo grido vedendo l'oggetto
rimbalzare contro il muro e cadere sul tappeto presso il letto.
Ma non si era rotto: la neve cadeva turbinosamente sul
paesaggio.
Mi passai le mani sulle spalle che Charles aveva stretto con
tanta violenza. In quel momento, lo odiavo di un odio gelido.
Sapevo che se la piccola palla di vetro si fosse rotta l'avrei
picchiato.
Nel silenzio, sentivo il suo respiro affannoso. Poi, lui disse:
Lo ami, vero?.
Rimasi ad osservare i fiocchi di neve che sembravano
riflettere la confusione dei miei pensieri. Quasi non sentii alcun
dolore, quando Charles mi riafferr alle spalle.
Lo ami, ripet.  cos?
Lo guardai senza quasi vederlo. S, esclamai, s. E a un
tratto, provai un senso di stupore di fronte alla mia cecit.
Questa, naturalmente, era la spiegazione di tutto: la spiegazione
della pace, della felicit che avevo trovato in quella vecchia casa.
Non si trattava della casa, ma di Hugh. Lo amavo, lo amavo
appassionatamente, intensamente.
Fui richiamata alla realt dal viso di Charles che era a pochi
centimetri dal mio. Donnaccia, bisbigli lui a denti stretti.
Donnaccia!
Ero furibonda perch rendeva meschini i sentimenti che
provavo per Hugh. Ero cos furibonda che trovai la forza di
svincolarmi dalla sua stretta.
Non so di che cosa stai parlando, dissi. Non hai alcun
diritto...
Non spetta a te dirmi quali sono i miei diritti, m'interruppe
lui. Non credi che abbiamo vissuto abbastanza insieme perch
io possa sapere esattamente che cosa devo aspettarmi da te? La
fredda, distante Lisa! Lisa l'intoccabile, la donna pura, gelida...
Per me non hai mai avuto quest'aspetto. Come ha potuto
Broderick essere capace di rimandarti a casa con un'espressione
di completezza, di felicit?
D'improvviso, mi resi conto come la sensazione che avevo
provato, quando lui era apparso nella stanza, fosse esatta. La
collera non era nulla in confronto alla cieca, irragionevole
gelosia che lo soffocava. La vedevo nei suoi occhi, nella smorfia
delle labbra, la sentivo nell'amarezza della voce.
Poi, di colpo, la mia collera spar sopraffatta da una specie di
rimorso. Non sapevo se, prima d'allora, avessi mai provato piet
per lui, ma ora la provavo. Gli posai una mano sulla spalla con
gesto quasi amichevole. Mi dispiace, dissi dolcemente.
Charles allontan la mia mano con un gesto tanto brusco da
farmi cadere sul letto.
Mi dispiace, ripet, imitando la mia voce. Ti dispiace per
la lunga tortura che hai inflitto a un uomo, oppure perch ti sei
accorta di aver perduto, per anni, troppe cose? Ti dispiace! 
tardi per i pentimenti!
Provai un senso di terrore, vedendolo avvicinarsi a me, e fui
assalita da un'intensa nausea. Mi drizzai a sedere, aggrappandomi
alla coperta di seta.
Charles... Cercai inutilmente di mantenere ferma la voce.
L'ironia del suo sorriso mi terrificava. Ti prego... lo implorai.
Ti sbagli... aspetta...
Sono stanco di attendere, cara Lisa.  un pezzo che mi fai
aspettare...
Mi sentivo stringere la gola da una morsa di paura. Tentai
ancora di parlare, ma dalle mie labbra usc soltanto un bisbiglio:
Non puoi, non puoi, Charles....
Lottai con tutte le forze contro di lui, ma sembrava che la
mia resistenza lo lasciasse indifferente. Muovendosi, il suo piede
urt la palla di vetro e vidi di nuovo un turbinio di neve
abbattersi sul paesaggio. A un tratto, mi parve che il piccolo
globo diventasse immenso e che tutta la stanza fosse invasa dai
fiocchi di neve. Piombai, soffocata dal terrore, nell'oscurit. E
allora, compresi che il volto sfigurato dalla gelosia e dal
desiderio che avevo visto riflesso nello specchio, poco prima, era
una visione che avevo gi avuta in precedenza.
Uscii lentamente, quasi con riluttanza, da quell'oscurit, per
aprire gli occhi di fronte alla luce dell'alba che filtrava attraverso
le tende. Nella penombra, distinguevo vagamente i contorni dei
mobili, la lunga toilette, le sedie ricoperte di seta, la porta
scorrevole dietro la quale si nascondeva l'armadio, e la piccola
sfera di vetro, remota nella sua immobilit. Non avevo bisogno
della luce completa per capire dove mi trovavo.
Con straordinaria chiarezza compresi esattamente dove fossi
e chi io fossi. Rimasi immobile, e gli anni si rovesciarono su di
me, procurandomi un senso di amarezza quasi insopportabile.
Ignoravo che in una persona si potesse annidare tanta amarezza.
La camera si andava lentamente illuminando, ma io ero
lontanissima, in un'altra epoca, in un'altra stanza, dove il sole
d'aprile, penetrando dalla finestra, inondava una ragazza che
giaceva su un letto, confusa e perplessa, meravigliata di trovarsi
in un luogo sconosciuto. Ricordavo ancora lo smarrimento di
quella ragazza, il principio del terrore, perch nella sua mente
non c'era altro che il vuoto completo. Il passato non significava
nulla per lei. L'unico ricordo che aveva era la sensazione confusa
di essersi svegliata in un altro luogo per pochi minuti, e le
sembrava che questo non fosse avvenuto molto tempo prima.
Durante quei brevi periodi di lucidit, c'era un viso che
ondeggiava davanti ai suoi occhi, un viso che apparteneva a un
uomo, a uno sconosciuto. Da quel momento, aveva avuto inizio
per lei una solitudine completa che non l'avrebbe pi abbandonata.
Fu il ricordo di quella solitudine, che fece riaffiorare in me il
senso di amarezza. Non sarebbe dovuto essere cos... Tutto
sarebbe potuto essere diverso...
Adesso, avrei ricordato per sempre il terrore impotente della
ragazza costretta ad accettare una vita che non aveva alcun
significato per lei, la violazione di un'innocenza di cui solo un
profondo istinto le dava coscienza. Ancora una volta, provai la
ripugnanza con cui lei si era adattata ad accettare un marito del
quale non possedeva alcun ricordo.
Se, almeno, ci fosse stato un poco di tenerezza, di comprensione,
un po' di tempo per adattarsi alla situazione. Invece,
c'erano state soltanto una bocca esigente e delle mani avide.
Non l'aveva aiutata affatto il sapere che c'era una bimba, una
bimba di tre anni.
Nulla l'aveva aiutata, salvo il passare del tempo, che aveva
portato con s una graduale rassegnazione, e infine, molto pi
tardi, quando in lei era rimasta solo un'assoluta freddezza,
anche un senso di distacco. Ormai, a quell'epoca, i sentimenti di
Lisa Landry si erano ridotti unicamente a un'altezzosa indifferenza.
Nessun medico, nessuno specialista aveva mai affermato che
lisa era malata di mente. Questo ricordo acu in me l'amarezza
di fronte a tanta inutile crudelt.
Cerano stati dei medici, s, all'inizio, quando lei provava
ancora un senso di speranza. Tutti avevano affermato che, un
giorno o l'altro, avrebbe ritrovato il ricordo del tempo perduto.
Non doveva angustiarsi, le ripetevano: prima o poi...
Ma il tempo era passato, i mesi erano diventati anni.
Poi, il matrimonio di Joanna aveva risvegliato i ricordi, era
riuscito a fare quello che il trascorrere del tempo non aveva
fatto. Ma, intanto, erano passati quindici anni. Quindici anni
sciupati, pensai.
Non gli avrei mai perdonato quegli anni sterili, inutili. Non
avrei mai dimenticato, perch non avrei voluto dimenticare. Se
avessi corso il rischio di dimenticare, non avrei dovuto far altro
che rammentare la ripugnanza, le implorazioni patetiche e
ignorate, le menzogne, la solitudine...
Mi alzai e presi la vestaglia. Il letto accanto al mio era vuoto.
Aprii le tende e lasciai che la pallida luce del sole entrasse nella
stanza.
Una leggera nebbia velava le colline lontane, ma quel panorama
non mi interessava affatto. Pensavo soltanto che dovevo
lasciare per sempre quella casa, e al pi presto possibile. Nemmeno
la vista del globo di cristallo riusc a commuovermi. Non c'erano
ricordi nostalgici in me, ma soltanto quella violenta amarezza.
Mi chinai a raccogliere automaticamente la sfera e, mentre la
posavo sul ripiano della toilette, entr Charles. Reggeva il
vassoio del t. Lo guardai, stupita, finch non ricordai che, in
casa, non c'era servit. Lui mi lanci una breve occhiata
interrogativa, e io continuai a fissarlo, chiusa in un gelido
silenzio. Charles vers il t e me ne offr una tazza, ma io rifiutai
con un gesto.
Va bene, va bene, come vuoi tu.
Presi una sigaretta e la accesi. Perch l'hai fatto?, gli
domandai d'improvviso. Lui sedeva sul bordo del letto, sorseggiando
il t, e mi guard con indifferenza.
Possiamo attribuire la cosa al tuo fascino irresistibile, mia
cara, rispose in tono ironico, ma, per favore, non assumere
quell'aspetto tragico da regina offesa. Sembra quasi che io ti
abbia usato violenza.
Come definiresti altrimenti l'accaduto?, replicai. E come
definiresti ci che hai fatto quella volta, tanti anni fa, quando mi
hai detto d'essere mio marito e non mi hai lasciato alcuna
possibilit di scelta?
Charles pos di colpo la tazza. I suoi occhi, ora, avevano uno
sguardo attento e turbato. Dunque lo sai?
S, lo so. Perch l'hai fatto?, gli chiesi ancora.
Non avevo alcuna intenzione di interrogarlo, ma mi accorsi
che desideravo sapere tutto. Avevo il diritto di sapere.
Che cosa ricordi?, mi domand Charles con cautela, e io
scossi la cenere della sigaretta con un movimento brusco.
Ricordo tutto. Tutto, salvo il modo come l'hai fatto.
Non esiste un modo, rispose lui. Aveva di nuovo un'espressione
imperturbabile, dopo quell'attimo di turbamento.
In realt, cara Lisa, non ho dovuto fare nulla. Tutto si  fatto
da s.
Che cosa pensi di guadagnare negando la verit, ora?
Niente. Prese la tazza del t, la guard per un attimo, e poi
bevve un sorso. Qual  il tuo ultimo ricordo di quella sera, a
Londra? mi chiese.
Lentamente dissi: Dopo aver lasciato Russ alla stazione, ci
incamminammo verso l'albergo. Ero molto eccitata e molto
stanca: ne ho un ricordo vago, impreciso... Dunque, pap e io
ritornammo all'albergo. No, un momento. Ti abbiamo incontrato
all'angolo della via...
Esatto, conferm lui. Sapevo da che parte sareste venuti,
e immaginavo che avreste percorso il tragitto a piedi, perch non
era facile, a quel tempo, trovare un tass.
Hai insistito molto, dicendo di voler parlare a pap. Lui era
spazientito, perch avevate gi parlato durante il pranzo. Non so
cosa tu volessi dirgli, perch non prestavo ascolto alla vostra
discussione.
Non prestavi ascolto, vero? La voce di Charles aveva un
tono speciale, che mi parve carico di risentimento. Non hai mai
badato a me, vero, cara Lisa?
Non mi eri simpatico, dichiarai schiettamente.
Per un istante, lui mi sembr sconcertato, poi rise.
Be', almeno sei sincera. Non mi ero reso conto che la tua
antipatia fosse incominciata gi da allora. Comunque, ti dir che
cosa chiedevo a tuo padre. Volevo che mi prestasse diecimila
sterline. Oh, non meravigliarti tanto, cara. Forse, non te ne sei
resa conto, giudicando dal modesto tenore di vita che conducevate,
ma il tuo padre adottivo era un uomo straordinariamente
ricco. Diecimila sterline erano un'inezia per lui. Avrebbe potuto
prestarmele e non accorgersi nemmeno che gli mancavano.
E non l'ha fatto?
No, per quanto io potessi garantirgli che avrei triplicato la
cifra.
Avr avuto le sue buone ragioni per rifiutare.
Lui mi lanci un'occhiata di sottecchi che sembrava divertita.
Senza dubbio. Non gli piaceva il modo in cui volevo impiegare
il denaro. E poi, credo che anche Adrian non abbia mai avuto
molta simpatia per me. Comunque, mi pare che ci stiamo
allontanando dall'argomento principale. Per quanto, a pranzo,
mi avesse rifiutato il prestito, pensavo che fosse il caso di fare un
ultimo tentativo prima che lui tornasse ad Alderford.
Perch desideravi quel denaro?
Abbozz un gesto vago con la mano. A quei tempi, si
poteva fare una fortuna col mercato nero. L'unico guaio era
che, all'inizio, bisognava disporre di un certo capitale, e io non
avevo nemmeno una sterlina. Adrian era un vecchio sciocco,
ligio alle leggi, ma se io gli fossi piaciuto, forse avrebbe messo da
parte i suoi scrupoli. Purtroppo, le cose non andavano cos...
Comunque, ho aspettato il vostro ritorno all'albergo, per quanto
immaginassi gi quale sarebbe stata la sua risposta. Ricordi che
cosa  accaduto dopo?
Non esattamente.  tutto molto confuso... Ricordo che ci
siamo incamminati lungo la strada. Abbiamo percorso solo un
breve tratto e poi sono squillate le sirene d'allarme...
Ecco. Rammenti d'essere scesa nel rifugio?
S. Era situato vicino all'albergo. Mi sentivo troppo stanca
per aver paura, sebbene le incursioni aeree fossero un'esperienza
nuova per me... nel rifugio c'era un forte odore di muffa...
Non vi rimanemmo a lungo, credo.
No, fu un'incursione molto breve. Ma ricordi una ragazza
pi o meno della tua et che sedeva vicino a tuo padre?
Non mi pare.
Be', lei era spaventata davvero, anche se tu non lo eri.
Aveva freddo. Le hai prestato il tuo cappotto. Quando suon la
sirena del cessato allarme, Adrian si offr di accompagnarla a
casa. Tu eri vicino all'albergo, e lui sapeva che non ti sarebbe
potuto accadere nulla di male. Inoltre, c'ero io con te.
Ricordi?
Mi passai una mano sulla fronte. No, non mi pare...
Non rammenti quella bomba che esplose improvvisamente,
mentre tuo padre e quella ragazza attraversavano la strada? Tu
sei stata gettata a terra dal violento spostamento d'aria e hai
perso i sensi. Io ero ancora nascosto dietro i sacchi di sabbia
all'ingresso del rifugio, e sono rimasto incolume, ti ho riportata
nel rifugio e ti ho fatto riprendere i sensi. Mi accorsi subito che
nella tua mente s'era aperto il vuoto. Quando cercai di
riaccompagnarti all'albergo, la strada era in fiamme, piena di
autoveicoli dei vigili del fuoco, e cos decisi di condurti nel mio
appartamento. Lungo il tragitto sei svenuta nuovamente. Non
potevo trasportarti a braccia, quindi ti lasciai l e tornai indietro
per vedere che cosa fosse accaduto a tuo padre. Fino a quel
momento, non sapevo dove la bomba fosse esplosa. Me lo disse
il portiere dell'albergo, quando gli chiesi notizie di Adrian. Mi
disse, cara Lisa, che Adrian Mallory e sua figlia erano morti
tutt'e due in seguito allo scoppio della bomba. Era rimasto cos
poco di loro da rendere difficile l'identificazione...
Il mio cappotto, bisbigliai, quella ragazza...
Quella ragazza, continu Charles, fu sepolta come
Dorcas Mallory.
Ma tu... tu lo sapevi.
Certo che lo sapevo, conferm lui, quasi allegramente.
Ma perch, perch?, balbettai. Fino ad allora, avevo
creduto che in me fosse rimasta soltanto l'amarezza. Invece,
m'ingannavo: ora provavo un senso di nausea, un malessere
fisico violento, al ricordo di come mio padre era morto e di
come era morta quella ragazza che sarei potuta essere io...
Perch non hai spiegato che c'era stato un errore?, gli
chiesi. Avresti potuto sistemare tutto facilmente...
Oh, avevo le mie ragioni, cara. Ottime ragioni. Erano due
per essere precisi, e te le enumerer in ordine d'importanza.
Mi sorrise, a un tratto, un sorriso che era quasi una smorfia:
Prima di tutto, quella mi sembr un'occasione meravigliosa per
impadronirmi del denaro, non soltanto delle diecimila sterline,
ma di tutto il patrimonio. Ero l'unico parente di Adrian e
immaginavo che, nel suo testamento, lui non si fosse ricordato di
me. Infatti, avevo ragione. Cos per far valere i miei diritti,
dovevo eliminare te. Non saprai mai, cara Lisa, quanto mi sia
seccata la tua adozione. Tu eri l'unico elemento che si frapponeva
tra me e il denaro di Adrian e non eri nemmeno sangue del
suo sangue. Per quanto io non gli fossi simpatico, oltre a te non
aveva nessun altro al mondo al quale lasciare il denaro. Quindi,
l'avrei ereditato io, alla sua morte. Lui era molto pi anziano di
me, ed io avevo la possibilit di diventare ricco senza dover
attendere troppo. In quel momento, con la tua scomparsa
organizzata in modo cos opportuno per me, tutto mi sembr
semplicissimo.
Ma come potevi sapere che io non avrei recuperato la
memoria entro pochi giorni, o poche settimane? Speravi forse
che la mia mente rimanesse per sempre ottenebrata?...
No, da principio, no. Poi, col passar del tempo, la
possibilit che tu ricordassi sembrava diventare sempre pi vaga.
Ma, all'inizio, ti tenni isolata nel mio appartamento. Ero
rientrato da poco in Inghilterra, quasi nessuno mi conosceva
e, di conseguenza, mi riusciva facilissimo farti passare per mia
moglie davanti a chiunque. Tu eri molto docile, sai? Mi lanci
un'occhiata di sottecchi, e io rabbrividii. Capivi che non era
prudente farmi inquietare, vero?
Ma che cosa sarebbe accaduto se avessi riacquistato la
memoria? insistetti.
Lui mi guard fisso negli occhi. In tal caso, mia cara Lisa,
avrei dovuto liberarmi di te. La cosa non sarebbe stata troppo
difficile, durante un'incursione aerea.
Rimasi muta per l'orrore.
Non assumere quell'aria scandalizzata, rise Charles. Non
hai idea di come fosse quel periodo; la gente moriva, moriva a
tutt'andare, un giorno dopo l'altro.
Ti avrei dato il denaro bisbigliai.
Oh,  facile dirlo, adesso, Charles abbozz un gesto
impaziente con la mano, ma credi proprio che, allora, saresti
stata tanto generosa? O che i tuoi avvocati te l'avrebbero
permesso? Comunque, tu non ricordavi nulla e il problema non
si present mai. Ma io avevo anche un altro motivo per
comportarmi cos. Non t'interessa conoscerlo?
No, sussurrai. No.
Bene, te lo dir egualmente. Charles accese una sigaretta
e arrovesci il capo, appoggiandolo alla testata del letto. Ti ho
detto, qualche giorno fa, che il guaio era che non ti ho mai
odiato abbastanza. Questa  la verit. Vedi, sarei stato mille
volte pi tranquillo nel saperti morta, invece che dover fare
assegnamento su un'amnesia che sarebbe potuta passare da un
momento all'altro. Ma, purtroppo, ero anche innamorato di te.
Tu... tu... ansimai.
Ti  difficile crederlo? Non  difficile, invece: eri una
ragazza molto carina, Lisa, eri pervasa da una dolce, rugiadosa
innocenza che mi affascinava. Ti desideravo, ti desideravo
quanto il tuo denaro. Forse un po' meno, ma quasi. E quando
ebbi la possibilit di ottenere tutti e due non esitai.
Lo guardai, disgustata. Quanti anni mi hai fatto sciupare...
Sciocchezze!, replic lui, bruscamente. Non li hai sciupati.
Ti ho sempre dato una parte generosa del denaro e, del resto,
dovunque ti fossi trovata, il tuo cervello sarebbe rimasto sempre
avvolto dall'oscurit.
Se mi fossi trovata in un posto noto, con persone che
conoscevo e amavo... I medici affermavano che quello era
l'unico mezzo per aiutarmi a ricuperare la memoria. E anche se
non avessi ricordato, sarei sempre stata con Russ...
S, ammise lui. C' sempre stato Russ, vero? Ricordo di
averti parlato, a pranzo, la sera prima della morte di Adrian...
Non mi ascoltavi nemmeno. Nei tuoi occhi c'era uno sguardo
sperduto, lontano. Lo sai che cosa significa odiare e, insieme,
amare una persona? Adesso, la sua voce era involontariamente
piena di amarezza.
Dopo aver aspirato la sigaretta, osserv la voluta di fumo
snodarsi verso il soffitto. Penso che in me si agitasse anche un
certo desiderio di vendetta per il modo con cui tu mi avevi
ignorato. Allora non sapevo d'esserti antipatico, ma in ogni caso
il mio atteggiamento non sarebbe stato diverso. Dunque, ti ho
presa e ti ho modellata. S, ti ho modellata, cara Lisa, come
avrei potuto fare con un pezzo di creta. Protese le mani con
gesto di possesso, e io mi ritrassi, rabbrividendo.
Non avevi un pensiero, un'emozione, una simpatia o
un'antipatia che non fossi stato io a instillarti. Ti ho trasformata
in un'altra donna, ho plasmato la tua mente, diretto i tuoi
pensieri. Ti ho modificata all'esterno e all'interno, ma per lo pi
 stato l'interno a modificare il tuo aspetto esteriore. Non c'era
bisogno della pettinatura diversa, della nuova linea delle
sopracciglia, o dei capelli pi scuri: avevo preso questa precauzione
solo per evitare che qualcuno potesse riconoscerti. Mi ha
procurato una viva soddisfazione poterti plasmare
completamente. A nessuno  mai accaduto di poter lavorare su un
materiale pi duttile. Oh, s, sono stato io a crearti, mia cara
Lisa. Rise, senza allegria. Ma tutto and a mio discapito,
perch, dopo averti creata, non mi sei piaciuta pi. Non c'era
nulla in te che io potessi amare. Poi, ieri sera... il tuo aspetto era
uguale a quello che avevi tanto tempo fa, per Russ. Ma non era
per me, vero, nemmeno questa volta?
No, dissi con voce aspra, non era per te! Non potrebbe
mai essere per te!
Vidi apparire nei suoi occhi una espressione di collera e
compresi di avere toccato una ferita aperta, ma non me ne
importava. Credo che solo in quel momento, per la prima volta,
mi rendessi conto di non essere sposata con lui.
Mi hai mostrato un certificato di matrimonio..., dissi.
Oh, certo: il certificato di nascita e di matrimonio appartenevano
a mia moglie, Lisa. L'unica cosa che non ti mostrai fu il
suo certificato di morte. Lo distrussi, per essere tranquillo. Lisa
mor un anno prima del mio ritorno in Inghilterra.
E Joanna?, chiesi. Sa tutto?
Oh, santo cielo, no! Lei era troppo piccola per ricordarsi di
sua madre. Quando venni in Inghilterra, non la portai a Londra
con me, per via delle incursioni aeree. Joanna si trovava in
campagna, con persone che non sapevano nulla del mio passato.
Quando fui abbastanza certo che la tua amnesia non era una
cosa di breve durata, comperai una casa e portai mia figlia a
vivere con noi. La servit che avevo assunto era composta da
persone che non ci avevano mai conosciuti. Tutto, dunque, era
sistemato alla perfezione.
Avresti potuto concedermi il divorzio, dissi io. Ricordo di
avertelo chiesto anche molti anni fa...
No, mia cara, non potevo correre quel rischio, anche se non
ti desideravo pi. Cera sempre la paura, capisci, che un giorno
o l'altro tu potessi ricordare tutto.
Infatti, ho ricordato, il mattino del matrimonio di Joanna.
Hai rammentato solo una parte della tua vita, e non
sussisteva alcun rischio finch l'altra parte del tuo passato fosse
rimasta oscura. In realt, durante questi mesi, tu hai lavorato
a mio vantaggio. Col tuo strano comportamento dimostravi
chiaramente a tutti che stavi diventando pazza. Pensi che la
gente non se ne sia resa conto? Cos, collegando questo fatto alla
tua abitudine di bere, cominciai a pensare che, alla fine, avrei
potuto ottenere con molta facilit un certificato medico e farti
internare in una casa di cura. E una volta che vi fossi entrata,
non mi sarebbe pi importato che tu ricordassi o meno. Potevi
dire d'essere Napoleone o la regina di Saba, o Dorcas Mallory.
In quelle cliniche sono abituati a udire storie d'ogni genere.
Sei astuto, senza cuore..., balbettai.
Questo  un mondo difficile, mia cara Lisa. Bisogna essere
un po' spietati, un po' astuti, per tenersi a galla.
Adesso non potrai pi ottenere il certificato medico,
esclamai, ansando. Hugh non te lo permetterebbe mai.
Hugh? Lui inarc le sopracciglia con aria interrogativa.
Ah gi, il tuo dottor Broderick! Sembra proprio che me lo
render impossibile. Che peccato! Forse avresti preferito cos.
Immagino che tu gli abbia raccontato ogni cosa, vero?
S, Hugh sa tutto di me.
Tuttavia non puoi avergli detto che sei Dorcas Mallory, mia
cara, continu Charles in tono cortese. Infatti, l'hai appena
scoperto tu stessa. Anche se lui avesse deciso di svolgere delle
indagini ad Alderford, avrebbe potuto scoprire soltanto che
Dorcas Mallory  ben sepolta e molto, molto morta.
Ma ora posso dimostrarlo, replicai. Posso andare ad
Alderford, cercare Russ e dirgli chi sono, parlare con gli
avvocati di mio padre. Ora che ricordo tutto, posso...
Non andrai da nessuna parte, mia cara, mi interruppe
lui.
Sollevai bruscamente il capo, spaventata. Che cosa intendi
dire?
Intendo dire, mia cara Lisa, che se ti permettessi di andare
ad Alderford mi procureresti troppi guai. Ti sembrer buffo, ma
cominci perfino ad assomigliare a Dorcas Mallory. Sono certo
che il tuo caro Russ, oggi come oggi, noterebbe per lo meno una
notevole somiglianza fra voi due. No, tu vorresti sistemare la
faccenda a modo tuo, ma per me le cose non si metterebbero
bene. Dovrei perdere buona parte del denaro e non mi piace
pensare di che cosa potrei essere accusato in tribunale. Non ho
mai sentito parlare di un caso analogo e non so prevedere quale
pena mi toccherebbe. Ma non sono affatto disposto a correre
tanti rischi.  abbastanza spiacevole non avere mai avuto
denaro, ma sapere che cosa significa possedere un ingente
patrimonio e poi perderlo... capirai, mia cara, quale pericolo tu
rappresenti ora per me.
Non puoi farmi nulla, proprio nulla, gli dissi in tono di
sfida.
Pu darsi che ti sbagli, sorrise lui. Si chin, protendendo le
mani sotto il tavolino che divideva i due letti. Quando si drizz,
reggeva il telefono.
Aggrottai la fronte, sorpresa. Che cosa fai?
Lui si diresse alla porta. Ho tagliato il filo, cara. Non vorrei
assolutamente che tu telefonassi al dottor Broderick.
Se pensi che, in tal modo, m'impedirai di mettermi in
contatto con lui, ti sbagli. Andr a trovarlo tra poco.
Se ben ricordi, cara Lisa, ti ho detto che non andrai da
nessuna parte, replic lui. La sua voce non tradiva alcuna
emozione.
Non puoi impedirmelo, esclamai.
Charles tolse la chiave dalla serratura e la inser dalla parte
esterna della porta.
Non so che cosa speri di guadagnare, facendo questo, gli
dissi.
Non spero di guadagnare nulla, rispose lui con calma.
Provvedo soltanto a non perdere nulla.
Poi chiuse la porta dietro di s e fece girare la chiave nella
toppa.


Capitolo quattordicesimo.

La giornata pass lentamente. Ero divorata dall'impazienza.
Dopo quasi sedici anni, mi riusciva intollerabile dover
aspettare ancora un minuto. Volevo vedere Hugh e parlargli.
Ma non c'era via d'uscita: le due stanze da bagno e lo
spogliatoio comunicanti con la camera da letto non avevano
porte che dessero sul corridoio. Le finestre erano troppo alte
perch potessi calarmi nel giardino.
Due volte, durante la mattinata, udii squillare il telefono
nell'atrio e, dalla durata dello squillo, compresi che Charles non
si era presa la briga di rispondere. Non sapevo nemmeno se lui
fosse in casa o fuori. Pi tardi, lo vidi mentre spostava la
macchina da dove l'avevo lasciata io, presso l'entrata principale,
e poi guidarla in direzione del garage. Certo non si preoccup di
fornirmi del cibo.
Questo mi lasci del tutto indifferente, perch non desideravo
mangiare. Feci il bagno e mi vestii, pronta ad andarmene
non appena mi avesse liberata. Senza dubbio, lui non poteva
tenermi rinchiusa l per lungo tempo. Non sapevo che cosa
sperasse di guadagnare con quell'internamento, che mi sembrava
assolutamente ridicolo.
A met mattina, bevvi un whisky. Lo sorseggiai lentamente
e poi accesi una sigaretta, guardando fuori della finestra. C'era
un senso di squallore nella campagna invernale che mi deprimeva.
Ma l'atmosfera della stanza non mi comunicava certo una
maggiore allegria.
Presi ad aggirarmi, inquieta, muovendo un cuscino, raddrizzando
gli oggetti da toilette. La piccola palla di vetro era sul
tavolo. Ora, che potevo rammentare tutta la mia vita, il ricordo
del piacere che un oggetto identico a quello mi aveva procurato
da bambina, mi sembrava molto lontano.
A un tratto, pensai che non avevo quarant'anni, bens
trentacinque, non ancora trentasei. Dunque, ero ancora una
donna giovane. Ma non abbastanza giovane, pensai amaramente.
Non mi poteva venir restituito nulla di quegli anni sciupati.
Mi guardai allo specchio. L'aspetto radioso della sera innanzi
era scomparso. Non era pi la giovane Dorcas Mallory che mi
guardava, riflessa nel cristallo: adesso vedevo il principio di una
Dorcas pi anziana. L'amarezza che provavo offuscava la
somiglianza tra le due immagini e accentuava le rughe sul mio
viso, ma sotto tutto questo, credetti di poter distinguere quale
sarebbe dovuto essere l'aspetto di Dorcas a quest'et, se nella
sua vita non fosse mai entrata Lisa Landry. Una volta che quelle
ombre fossero scomparse di sotto gli occhi, che le guance si
fossero un poco riempite...
Ma in quel momento, non mi interessavo eccessivamente al
mio aspetto. Nel primo pomeriggio i miei nervi erano sul punto
di cedere, e io mi versai un altro whisky. Non ne bevvi molto,
perch la bottiglia stava vuotandosi, ma quel poco bast a
rinfrancarmi.
Charles entr verso le due. Proprio allora, udii di nuovo
squillare il telefono nella hall, prima che lui richiudesse la porta a
chiave. Quanto dovr ancora continuare questa storia?, gli
chiesi, adirata.
Senza rispondere, Charles depose sul tavolo una bottiglia di
whisky e un pacchetto di sigarette. Ho pensato che dovevi aver
finito le provviste, disse.
Era molto vicino a me, e io notai con sorpresa un piccolo tic
nervoso all'angolo della sua bocca. Quello era l'unico segno che
tradisse in lui un turbamento e, per un'ignota ragione, ne fui
preoccupata. Fino a quel momento non avevo provato altro che
ira, impazienza, amarezza, e non mi piacque affatto l'ombra di
dubbio che, a un tratto, penetr in me. Certo, non poteva farmi
nulla, anche se mi teneva confinata in camera. Tra un paio di
giorni, la servit sarebbe rientrata. E poi, c'era Hugh: lui mi
aveva assicurato che non avrebbe permesso a Charles di mettere
in atto la sua minaccia.
Avevo un'assoluta fiducia in Hugh. Sapevo che, dopo la sera
precedente, non avrebbe lasciato passare troppo tempo senza
informarsi della mia salute. Non era uomo da lasciarsi convincere
facilmente con qualche scusa. Certo, avrebbe insistito per
vedermi.
E tuttavia, quel tic nervoso non mi piaceva.
Il tuo amico dottore sembra piuttosto impaziente, disse
Charles.  la terza volta che telefona.
Non credevo che si trattasse di lui, ma non glielo dissi. Hugh,
probabilmente, aveva troppo da fare per telefonarmi durante il
giorno. In silenzio, osservai Charles uscire.
Il lungo pomeriggio sembrava non aver mai fine.
Bevvi pi di quanto non dovessi, perch cominciavo a
sentirmi molto nervosa. Naturalmente, si trattava soltanto di
una sensazione dovuta al trovarmi rinchiusa in quella stanza e
all'impazienza di sistemare finalmente la mia vita, dopo tanti
anni di attesa.
Ma c'era sempre quel piccolo tic nervoso. Mi sembrava
assurdo agitarmi per cos poco. Eppure...
Il whisky mi aiut abbastanza. Capivo che non avrei dovuto
bere tanto, e mi ripromisi di non farlo mai pi, non appena si
fosse concluso quel terribile periodo.
Alla fine, non sapevo neppure io come andassero le cose: se
fosse l'alcool a procurarmi quel presentimento, o se fosse il
presentimento a spingermi a bere. Poi, quando scese la sera,
ebbe inizio la paura.
Da principio fu solo un'ombra, che dissipai, accendendo le
luci, e dicendomi che doveva essere colpa del troppo whisky
ingerito. Ma quando il telefono squill per la quarta volta, la
paura non fu pi soltanto un'ombra: divenne esplicita, assillante.
Lo squillo a vuoto di un telefono ha sempre qualcosa di
stranamente sinistro. Non me ne sarebbe importato molto, se
avessi avuto almeno una vaga idea del motivo per cui ero tanto
spaventata. In realt, non avevo nulla da temere. Hugh, certo, si
sarebbe arrabbiato moltissimo se mi avesse vista bere e fumare
tanto.
Un profondo silenzio regnava nella villa. Che cosa stava
facendo Charles? Non si udiva alcun rumore dovuto a un
movimento, nemmeno uno scricchiolio. Trattenevo il respiro e
ascoltavo, ma non sentivo nulla.
Mi parve che i miei nervi dovessero spezzarsi di colpo,
quando la chiave gir nella toppa e Charles entr. Rimasi
ferma, fissandolo, mentre lui osservava la bottiglia.
Non sapevo se il suo sguardo esprimesse una viva soddisfazione,
e la cosa non m'interessava, perch mi ero resa conto che
egli non aveva chiuso la porta a chiave. Se avessi riflettuto
almeno un istante, lo avrei lasciato avanzare ancora di qualche
passo nella stanza, e avrei preso uno slancio maggiore: invece,
balzai subito in piedi.
Mentre scendevo le scale, il telefono squill di nuovo. Io
avevo gi compreso che non sarei riuscita a fuggire: cos, invece
di precipitarmi alla porta d'ingresso, corsi a sollevare il ricevitore.
Forse, era Hugh che mi chiamava...
Non riuscii nemmeno a capire di chi si trattasse, perch
Charles mi aveva gi strappato di mano il ricevitore, troncando
bruscamente la comunicazione.
Con voce infantile, chiesi: Perch non mi lasci libera?
In quel momento non provavo n paura, n collera. Tutto
mi pareva ridicolo, come se noi fossimo due bambini che
giocassero tra loro e non sapessero come concludere il gioco.
Torna di sopra, disse Charles.
No, risposi. Lo scherzo  durato abbastanza.
Torna di sopra, ripet lui.
Alzai le spalle e presi a salire le scale. Era inutile discutere
con Charles fino a che il suo umore non fosse cambiato.
Tuttavia, non ero nemmeno in grado di stabilire di quale umore
si trattasse. Sapevo soltanto che non l'avevo mai visto in quello
stato, prima d'allora.
Erano le sette. Poco dopo, Charles mi raggiunse. Questa
volta chiuse la porta e si mise la chiave in tasca. Io gli voltavo le
spalle. Lo sentii muoversi nella stanza, e poi lui mi si avvicin,
porgendomi un bicchiere d'acqua. Prendi queste, mi disse.
Sul palmo della mano, teneva sei pastiglie. Le riconobbi
subito. Erano le mie pastiglie di sonnifero. Di solito ne prendevo
due, che mi procuravano parecchie ore di sonno profondo. Non
sapevo quali conseguenze avrebbero prodotto sei di esse, e non
avevo intenzione di sperimentarlo.
Non le prendo tutte, anzi, non ne prendo affatto, dissi.
Non ti faranno male, dichiar Charles. Voglio soltanto
essere sicuro che non ti muoverai, stanotte.
No.
Le prenderai, replic Charles con calma. Altrimenti, ti
costringer a inghiottirle.
Sapevo che avrebbe potuto farlo, anche se fossi stata meno
intorpidita dal whisky. Adesso, il suo tic nervoso si era
accentuato e mi allarmava.
Inghiottii lentamente le pastiglie, cominciando a sentirmi eccessivamente
preoccupata. Pensavo di essere ormai assuefatta a
quel sonnifero, che l'effetto di una dose eccessiva non
sarebbe stato nocivo.
Spogliati, mi disse Charles.
Anche questa volta, non c'era motivo di discutere. Ma non
volevo spogliarmi davanti a lui. Presi la camicia da notte, la
vestaglia e mi ritirai nella stanza da bagno.
Quando ritornai in camera, Charles non mi guard mentre
mi infilavo sotto le coperte. Rimaneva l, seduto, con quel tic
nervoso che gli sollevava un angolo della bocca. Alla fine, mi
accorsi che le pastiglie cominciavano ad avere effetto. Stranamente,
non avevo pi paura. Mi sentivo svuotata, completamente.
A poco a poco, fui sopraffatta da un senso di torpore.
Mentre quella sonnolenza aumentava, anche il tic nervoso si
accentuava in proporzione, sino a riempire col suo breve
sussulto tutta la stanza. In mezzo alla nebbia che mi avvolgeva,
pensai che doveva essere il mio cuore a sussultare, ma il sonno
ormai copriva tutto e fondeva in una le due cose. Sentivo
soltanto quel sobbalzare ritmico, che invadeva la stanza...
Poi, a un tratto, tutto scomparve, e non vi fu altro che un
vuoto assoluto. Allora conobbi di nuovo la paura, una paura
paralizzante.
Cercai di liberarmi dalla terribile inerzia che mi opprimeva.
Dovevo ritrovare quel tic nervoso, dovevo ritrovarlo subito.
Finch lo vedevo, mi sembrava meno minaccioso. Improvvisamente
lo vidi, e cercai di trattenere il respiro, per non farlo
scomparire di nuovo.
In quel momento, la nebbia si dissip un poco, e riuscii a
distinguere il volto di Charles. Lui aveva una sigaretta spenta tra
le labbra e l'accese con un fiammifero. Subito dopo, mi resi
conto che qualcuno stava toccandomi una mano e notai,
vagamente, che Charles mi stava mettendo qualcosa fra le dita.
Cercai inutilmente di compiere un movimento per allontanare
quell'oggetto.
La stanza scomparve di nuovo alla mia vista. Poi, distintamente,
sentii l'odore di whisky. Allora, con uno sforzo, misi a
fuoco lo sguardo e scorsi, accanto al letto, un bicchiere pieno e
una bottiglia. Per un istante, fui confusamente sorpresa dalla
gentilezza di Charles, ma poi tutto svan di nuovo.
Mentre perdevo conoscenza, mi sembr che il soffitto
azzurro diventasse pi basso. Stava per schiacciarmi. Lo osservai
avvicinarsi finch, intorno a me, non ci fu altro che un'immensa
distesa d'azzurro, che m'imprigionava, soffocandomi.
Fu il dolore a disperdere quell'immagine. Un dolore acutissimo,
atroce, al braccio destro. Cercai di aprire gli occhi, ma non
vi riuscii, e mi sembr che non fosse soltanto il torpore del sonno
a impedirmelo. C'era qualcos'altro. Non riuscivo a respirare,
mancava l'aria.
E poi, il dolore atroce al braccio super la potenza delle
pastiglie. In mezzo al fumo, vidi le fiamme lambire le coperte.
Tutta la parte destra del letto era un vivido serpeggiare di lingue
di fuoco.
Furono quei brevi momenti di coscienza a permettermi di
compiere lo sforzo. Caddi sul pavimento, consapevole soltanto
che dovevo allontanarmi a qualunque costo da quel letto in
fiamme. Tossivo, soffocavo, mentre mi trascinavo verso la
porta.
Non riuscii ad aprirla, ma so che in quel momento cercai di
gridare. Non udii alcun suono, stavo perdendo di nuovo i
sensi.
Istintivamente, mi trascinai sul tappeto, carponi. Mentre
raggiungevo la porta del bagno, il fumo e le pastiglie si univano
per rendermi incosciente: non provavo altro che un disperato
bisogno di aria. Poi, non ci fu pi nulla.
Passarono due giorni prima che Hugh mi permettesse di
parlare. Durante tutto quel tempo, mi lasciai trascinare passivamente
dentro e fuori del sonno. Di quando in quando, aprivo gli
occhi, intravedevo una stanza, mi accorgevo che c'era qualcuno
accanto a me: la signora Hale, Joanna e Sarah. Qualche volta,
riconoscevo distintamente Hugh, e dopo averlo guardato,
riprendevo a dormire. Non sapevo esattamente dove fossi;
sapevo soltanto che mi trovavo in una camera da letto, e che mi
sentivo sicura, tranquilla. Non avevo alcuna fretta di uscire da
quella specie di sogno.
Il mattino del terzo giorno, al risveglio da un lungo sonno
ristoratore, non ripiombai pi nell'incoscienza. E quella volta,
Hugh mi lasci parlare. Mi ascolt in silenzio fino in fondo.
Adesso, avevo la mente chiara e limpida, ma in me c'era
ancora tanta amarezza. Sapevo, dal modo come lui mi guardava,
che quell'amarezza pervadeva tutte le mie parole, ma egli
non fece alcun commento.
Quando tacqui, disse, piano: Bastava un giorno, e nulla di
tutto questo sarebbe accaduto. Lo guardai con aria interrogativa,
e lui continu: Be', non avevo mai creduto alla tua follia.
Soffrivi di parecchi disturbi, ma tra essi non avevo mai
individuato la pazzia. Mi era difficile farmi un'idea esatta della
situazione senza sapere nulla di pi di quanto tu potevi dirmi.
Cos, incominciai a svolgere qualche indagine. Ero curioso di
conoscere l'esatta natura della malattia mentale di tua madre, e
per questo scrissi a un amico in Canada, incaricandolo di fare le
opportune ricerche. Quando lui mi telegraf che tua madre era
morta in un incidente ferroviario, lo pregai di indagare pi a
fondo. Ed egli scopr un fatto sensazionale, ossia che Elise
Costance Landry, nata Fournier, era morta a Montreal nel
1943. Ricevetti il telegramma con questa notizia il giorno dopo
Santo Stefano. Avevo molto da fare, ma cercai di telefonarti
due volte nella giornata. Cominciavo a preoccuparmi per te, mia
cara. Tu dovevi essere o l'una o l'altra di quelle due donne, ed
erano morte entrambe. Visto che nessuno rispondeva al telefono,
pensai che Landry ti avesse ricondotto a Londra, ma la sera,
dopo aver chiuso l'ambulatorio, mi recai egualmente a casa tua,
per sincerarmene. Arrivai in tempo per veder condurre fuori
dalla finestra del bagno te e Joanna.
Joanna? Spalancai gli occhi per la meraviglia.
 stata lei a salvarti la vita. Era alquanto preoccupata per
te. Secondo i programmi, tu e Landry avreste dovuto trascorrere
la sera di Santo Stefano con loro. Joanna non si preoccup
troppo non vedendovi arrivare, dato che, negli ultimi tempi, ti
comportavi in modo piuttosto strano. Quando cerc di telefonarti
all'albergo, la mattina dopo, scopr che tu e Landry non
c'eravate pi. Nessuno dei due si era congedato, il bagaglio era
ancora l, ma non eravate tornati a dormire, la sera precedente.
Joanna continu a telefonare a casa per tutto il giorno, senza
risultato, ma non fu particolarmente preoccupata fino all'ultima
volta in cui chiam, verso sera. Anche quella volta, nessuno
rispose, per il ricevitore venne sollevato, e lei cap che c'era
qualcuno in casa. Allora, prese la macchina e part immediatamente...
Credevo che fossi tu, Hugh, dissi. Quando udii squillare
il telefono, mi precipitai a rispondere, ma non ebbi il tempo di
parlare, perch Charles mi strapp subito il ricevitore di
mano.
 stata una straordinaria fortuna che tu sia riuscita almeno
a staccarlo, altrimenti Joanna non avrebbe mai compiuto il
viaggio. Dalla strada, non si poteva vedere l'incendio perch la
stanza da letto dava sul giardino: dunque, nessuno sarebbe
potuto accorrere a salvarti. Joanna vide le fiamme non appena
ebbe girato l'angolo. Chiam affannosamente i vigili del fuoco
di Hardleigh, e poi fece il giro della casa per vedere se ci fosse
qualcuno. La camera da letto era gi invasa dalle fiamme e Dio
solo sa come Joanna riusc a trovarti in mezzo a quell'inferno.
Per fortuna, ti eri trascinata all'estremit opposta della stanza,
ma poi il fuoco sbarr la porta, probabilmente per via di una
corrente d'aria. Subito, lei ti spinse nel bagno e mise degli
asciugamani bagnati sotto la porta per tenere lontano il fumo.
Quando arrivarono i vigili del fuoco, si sporse fuori dalla
finestra, gridando. Ora,  qui, e vorrebbe vederti, aggiunse,
dopo una breve pausa.
Mi lasciai cadere sui cuscini. No, non posso, non ancora!
Lui, Charles ha cercato di uccidermi! Voleva che io morissi...
Ha appiccato il fuoco alle coperte perch pensava che io non
avrei potuto salvarmi... Sarebbe stato facilissimo spiegare la
disgrazia: troppi sonniferi, troppo whisky e poi fumavo a letto.
Tutti erano informati delle mie abitudini, e avrebbero creduto
che fossi stata io a provocare incidentalmente l'incendio.
Rabbrividii. Voleva che morissi in un modo terribile...
 morto lui, sai? Hugh me lo comunic con calma, senza
un briciolo di emozione, tanto che al momento credetti di aver
frainteso.
Morto? Charles?
 morto nell'incendio. Joanna ti spiegher l'accaduto
meglio di quanto non possa fare io.
No, esclamai, no,  sua figlia... Non posso vederla
ancora.
Non saresti qui, ora, se non fosse per Joanna, replic
Hugh. Ti ha salvato la vita.  una cara ragazza, e crede sempre
che tu sia sua madre.
Dovr sapere che non lo sono. Quando tutto salter
fuori...
 proprio necessario che questo avvenga? Perch provocare
uno scandalo? Che t'importa, adesso, se sei Lisa Landry o
Dorcas Mallory? Charles  morto... Agli occhi della legge tu sei
vedova. Avrai il suo denaro o parte di esso.
Oh, il denaro, dissi in tono stanco. Il denaro non 
importante.
Con voce brusca, Hugh replic: Certo che non  importante,
ma la mancanza di denaro lo . E poi, ne avrai bisogno, se
non altro perch, quando sarai in collera con me, potrai
rinfacciarmi che ti ho sposato per le tue ricchezze.
Lo fissai, sbigottita: Sposato?. Ero sicura di aver frainteso.
Ma certo!, conferm Hugh. Non sgranare cos gli occhi,
mia cara. Lo sapevi benissimo che ero innamorato di te.
No... non lo sapevo.
Allora, dovevi essere l'unica a ignorarlo. Tutti gli altri
l'hanno capito: la signora Hale, Sarah, anche i ragazzi. Come
mai tu non lo sapevi?
Scossi il capo. E come potevo saperlo? Non me l'hai mai
detto...
Lui inarc le sopracciglia con espressione sorpresa: Davvero?
Ne sei proprio sicura?
Credi che me ne sarei dimenticata? Non c' mai stato un
segno, da parte tua, aggiunsi con un sorriso audace e timido
insieme. Non mi baci nemmeno ora!
Ma santo cielo. Lo sai che un medico serio non bacia le
proprie pazienti? Che cosa vuoi fare? Rovinarmi la carriera?
Se mi sposi per il denaro..., incominciai.
Tutto l'oro del mondo non mi potrebbe far cambiare
carriera. Rimarr sempre un medico condotto, mia cara, disse
e, per quanto il suo tono fosse scherzoso, sapevo che non
scherzava affatto. Ma non voglio negare che un po' di denaro
mi sarebbe utile, specialmente se mi toccher la sventura di
avere una moglie spendacciona.
Non mi hai spiegato com' morto Charles, dissi, e a un
tratto compresi che tutta la mia amarezza era scomparsa.
Si trovava nella camera da letto quando il pavimento
sprofond. Rimase ustionato, ma fu la caduta a ucciderlo.
Com'era possibile che si trovasse in camera da letto?,
chiesi, incredula.
A tutta prima, ho pensato che fosse venuto a cercarti, ma
ora, dopo quello che mi hai raccontato, la cosa mi sembra
impossibile.  probabile che si sia tenuto a distanza dalla casa
fino a che l'incendio  divampato. Noi sappiamo soltanto che
ricomparve sulla scena pochi minuti dopo l'arrivo dei vigili del
fuoco, perch dichiar a un pompiere che, a quanto gli
constava, la villa era vuota: la servit era assente e tu ti trovavi a
Londra. Il pompiere ha detto che, a un tratto, Landry impallid
ed esclam: Oh, Dio!. Poi corse in casa prima che gli altri
potessero fermarlo. I locali erano pieni di fumo, e l'uomo lo
stava seguendo su per le scale quando sprofond il pavimento
della camera da letto. Landry fu ritrovato fra le macerie, nella
stanza sottostante.
Ma perch l'ha fatto?, bisbigliai. Charles sapeva che io
ero l, e non voleva salvarmi.
Immagino che seguisse Joanna. La sua macchina era
parcheggiata davanti all'ingresso principale. Landry l'ha vista, e
deve aver indovinato dove si trovava lei. Non sapeva che,
probabilmente proprio mentre lui stava entrando in casa, due
vigili del fuoco facevano uscire te e sua figlia dalla finestra del
bagno. Tacque e mi fiss per un attimo intensamente. Vuoi
vedere Joanna, ora? Povera piccola,  tanto sconvolta.
Erano molto uniti, lei e Charles, dissi. Posso capire
quanto sta soffrendo.
E allora cerca di aiutarla. Non  necessario che Joanna
sappia chi era suo padre.
Ma io voglio essere di nuovo Dorcas Mallory, esclamai.
Cerca di capirmi, Hugh...
Certo ti capisco, cara. Ma che cos' un nome? Che
differenza fa? Comunque, ti chiamerai Broderick al pi presto.
Non avevo pensato a questo, risposi, colta da un'improvvisa
felicit. Certo che non importa.
Allora, tutto  a posto, dichiar lui con tanta tranquilla
sicurezza che io compresi come, fin dal principio, fosse stato
certo di vincere ogni ostacolo. Ti mander subito Joanna.
Sulla soglia, soggiunse: A proposito, quella che ti ho fatto
prima era una richiesta di matrimonio in piena regola. Dunque,
non venirmi poi a dire che non mi sono spiegato bene.
Lo udii chiamare Joanna dalla porta.
...
.
...
FINE.